Imprenditoria Studi e ricerche

Controlli fiscali su PMI e professionisti

Unimpresa denuncia: la lotta all’evasione non deve tradursi in una pressione sproporzionata sulle imprese più piccole

Troppi i controlli fiscali sulle PMI rispetto alle grandi imprese: 81.027 accertamenti fiscali, il 42,7% dei 189.578 complessivamente effettuati. Quasi un accertamento fiscale su due riguarda una piccola o media impresa e circa due terzi della maggiore imposta complessivamente contestata dal fisco sono riconducibili alle PMI.

I controlli fiscali ordinari
Nel 2024 (dati più recenti disponibili) gli accertamenti fiscali ordinari sono stati complessivamente 189.578, in aumento dell’8% rispetto all’anno precedente, ma ancora lontani dagli oltre 260.000 registrati prima della pandemia. Sul totale dei controlli, 81.027 hanno interessato le piccole e medie imprese, con un’incidenza del 42,7%. A questo segmento produttivo è stata contestata una maggiore imposta pari a 9,098 miliardi di euro, corrispondente al 64% dei 14,225 miliardi complessivamente accertati dall’amministrazione finanziaria. È quanto emerge da un’analisi del Centro studi di Unimpresa, secondo la quale il peso maggiore ricade sulle piccole imprese.

Il peso sulle piccole imprese
Le piccole imprese hanno ricevuto 73.056 accertamenti: ben il 38,5% di tutti i controlli effettuati nel 2024. La maggiore imposta accertata nei loro confronti è stata pari a 5,115 miliardi, cioè il 35,9% del totale. In media, ogni accertamento rivolto a una piccola impresa ha determinato una contestazione di circa 70.000 euro. Le medie imprese sono state invece interessate da 7.971 accertamenti, pari solo al 4,2% del totale. E nonostante il numero relativamente contenuto delle verifiche, la maggiore imposta contestata ha raggiunto 3,983 miliardi, il 28% dell’intero ammontare accertato. La contestazione media si è attestata intorno a 500.000 euro per controllo. Complessivamente, pertanto, le PMI hanno ricevuto meno della metà degli accertamenti, ma hanno concentrato quasi due terzi delle somme contestate.

I controlli fiscali sulle grandi imprese
La maggiore imposta media è risultata pari a circa 112.000 euro per ciascun accertamento: una cifra che sale sensibilmente per le medie aziende e si riduce nel caso delle imprese più piccole. Per i grandi contribuenti gli accertamenti sono stati 1.677, appena lo 0,9% del totale, mentre la maggiore imposta contestata è stata pari a 3,181 miliardi, il 22,4% dell’ammontare complessivo. Il valore medio per controllo è stato quindi vicino a 1,9 milioni di euro, circa 27 volte la contestazione media rilevata per le piccole imprese.

I controlli fiscali sui professionisti e le altre categorie
I controlli sui professionisti sono stati 19.845, con una maggiore imposta accertata pari a 329 milioni: una media di circa 16.600 euro per posizione. Gli enti non commerciali hanno ricevuto 3.292 accertamenti per 163 milioni, con un valore medio di circa 49.500 euro. Per le altre categorie, risultano 82.062 controlli e 1,432 miliardi contestati. Particolarmente debole appare il risultato degli accertamenti sintetici Irpef: a fronte di 799 controlli e 16 milioni di maggiore imposta, gli incassi effettivi sono stati pari ad appena 579.904 euro. La riscossione si è quindi fermata a meno del 4% delle somme contestate.

Tanti controlli fiscali, poche entrate per lo Stato
Il problema principale riguarda più in generale la capacità di trasformare l’attività di accertamento in gettito effettivo. Su 14,225 miliardi di maggiore imposta complessivamente accertata nel 2024, le somme riscosse sono state 2,458 miliardi, pari al 17,3%. Quasi 11,8 miliardi, cioè oltre quattro quinti delle contestazioni, non si sono dunque tradotti nell’anno in entrate effettive.

Lotta all’evasione fiscale sì, ma con equità
“La lotta all’evasione fiscale costituisce un dovere dello Stato e una condizione essenziale per garantire equità tra cittadini e imprese. Chi rispetta le regole non può essere chiamato a sostenere anche il costo di chi le elude” commenta il vicepresidente di Unimpresa, Giuseppe Spadafora. “I dati, tuttavia, richiedono una riflessione sulla distribuzione e soprattutto sull’efficacia dei controlli. Le piccole e medie imprese ricevono il 43% degli accertamenti e concentrano quasi il 64% delle imposte contestate. È un’incidenza molto elevata per un sistema produttivo formato da aziende spesso sottocapitalizzate, con strutture amministrative ridotte e costi di conformità fiscale proporzionalmente superiori rispetto a quelli sostenuti dalle organizzazioni più grandi”.

Controlli fiscali meglio indirizzati
Spiega Spatafora: “un accertamento, anche quando si conclude favorevolmente per il contribuente, può comportare spese professionali, assorbimento di risorse e lunghi periodi di incertezza. Non si tratta di chiedere minori controlli, ma verifiche più selettive e meglio indirizzate. La disponibilità di fatture elettroniche, dichiarazioni precompilate, comunicazioni finanziarie e banche dati pubbliche dovrebbe consentire di distinguere più accuratamente l’evasione intenzionale dagli errori formali o dalle divergenze interpretative. Il controllo fiscale deve intervenire dove esistono anomalie sostanziali e rischi reali per l’erario”.

La distanza tra accertamenti e incassi
“Preoccupa, inoltre, la distanza tra quanto viene accertato e quanto viene effettivamente incassato” continua Spadafora. “Se soltanto il 17% delle somme contestate si trasforma in riscossione, il problema non può essere valutato esclusivamente sulla base del numero delle verifiche o dell’ammontare iniziale delle contestazioni. Occorre misurare la qualità dell’accertamento, la sua tenuta nel contraddittorio e nel contenzioso e la capacità dell’amministrazione di riscuotere le somme definitivamente dovute. Per le PMI servono regole semplici, interpretazioni stabili, contraddittorio preventivo effettivo e tempi rapidi. Un rapporto più moderno tra fisco e imprese non indebolisce il contrasto all’evasione: al contrario, lo rende più credibile, concentra le risorse sulle violazioni rilevanti e rafforza la fiducia dei contribuenti corretti nelle istituzioni” conclude il presidente di Unimpresa.

 

Potrebbe interessarti