Ai Pratoni del Vivaro la figura storica del buttero si apre al presente. Protagoniste le donne; la competenza conta più degli stereotipi
Nel cuore del territorio dei Castelli Romani, il rumore degli zoccoli incontra quello del vento tra gli alberi. Qui il cavallo non è soltanto protagonista di uno spettacolo e il buttero non è semplicemente una figura appartenente al passato. Tra prati, boschi, animali e tradizioni che continuano a vivere, prende forma la Festa del Buttero Contemporaneo giunta alla sua IX edizione, un appuntamento nato con l’obiettivo di raccontare una cultura antica senza trasformarla in una fotografia immobile.

Parola chiave della Festa del Buttero Contemporaneo è “evoluzione”
«La Festa nasce dalla volontà di raccontare una parte della nostra identità che rischia di perdersi», spiegano gli organizzatori. «Per costruire un futuro sostenibile è importante partire dalle proprie radici». Tuttavia recuperare le radici non significa riprodurre il passato, bensì interrogarsi su ciò che della cultura buttera può ancora parlare al presente: il rapporto con gli animali, la conoscenza del territorio, il lavoro condiviso e il senso di comunità. E’ proprio da questa riflessione che nasce la figura del Buttero Contemporaneo. Nella tradizione aveva un ruolo preciso: lavorava a cavallo e si occupava della gestione delle mandrie e del bestiame, oggi molto è cambiato. «Il Buttero Contemporaneo parte da quei saperi e da quei valori e li porta nel presente. Lavora con i cavalli e con il bestiame, ma può occuparsi anche di educazione, inclusione, territorio, turismo, cultura e teatro». A restare immutato è soprattutto un modo di entrare in relazione con ciò che ci circonda.
La relazione umana con l’animale
In una società nella quale una parte crescente delle relazioni passa attraverso telefoni e schermi, qui il confronto torna ad essere concreto. C’è il cavallo. C’è la terra. Ci sono le vacche. C’è il bosco. E soprattutto ci sono esseri viventi che non possono essere messi in pausa o controllati con un comando. «La relazione con un animale ti obbliga a osservare, ascoltare e anche a modificare il tuo comportamento. È un’esperienza molto concreta, che insegna qualcosa anche sul modo in cui stiamo con gli altri», questo uno dei messaggi più forti della Festa.

I Pratoni del Vivaro: non sono soltanto uno scenario
Per comprendere realmente la Festa bisogna partire anche dal luogo che la ospita. I Pratoni del Vivaro non rappresentano una semplice cornice e il territorio fa parte del racconto. Ci troviamo nel Parco Regionale dei Castelli Romani, in un’area profondamente legata alla storia rurale ed equestre. Paesaggio, agricoltura, animali e tradizioni dialogano continuamente tra loro. «Questa Festa non avrebbe lo stesso significato se fosse organizzata in un luogo qualsiasi», spiega una degli organizzatori Francesca Peluso. Ed è per questo che uno degli obiettivi è ragionare sempre di più sul rapporto tra patrimonio rurale, biodiversità e comunità.

Quando il buttero diventa anche buttera
L’immagine del buttero appartiene storicamente a un immaginario quasi esclusivamente maschile: un uomo a cavallo, spesso raffigurato mentre conduce il bestiame. Oggi la realtà è differente, «quando diciamo “buttero” pensiamo quasi tutti a un uomo a cavallo. Nella realtà di oggi, però, le cose sono molto diverse». All’interno di Equiazione, donne e uomini lavorano con i cavalli, partecipano alle attività, insegnano, progettano e organizzano. E quando chiediamo se sia possibile parlare anche di “buttere contemporanee”, la risposta non lascia spazio a dubbi. «Assolutamente sì. Anzi, sarebbe bello arrivare al punto in cui non ci sia neanche bisogno di sottolinearlo». Il principio è semplice: se parliamo di persone capaci di conoscere gli animali, prendersene cura, comprendere il territorio e lavorare all’interno di una comunità, non esiste ragione per pensare che debbano essere necessariamente uomini. «La figura storica del buttero è prevalentemente maschile, questo è un dato. Oggi quella cultura può essere portata avanti da chiunque ne condivida valori e competenze».

Linda Crociani: la passione e l’amore per i cavalli
A volte le storie più autentiche nascono per puro caso, da un dettaglio notato dal finestrino di un’automobile. È iniziato così, sette anni fa, il viaggio di una giovane protagonista del Villaggio EquiAzione, Linda Crociani. Una deviazione improvvisa lungo la strada per andare a curiosare tra i cavalli al pascolo e una passione che, anziché accendersi in sella, ha trovato le sue radici prima di tutto a terra .«Per i primi due mesi non ho nemmeno montato», racconta. «Preferivo stare a terra, aiutare gli istruttori, osservare i cavalli e imparare a conoscerli. È lì che è nata la mia passione, prima ancora di salire in sella. Poi, piano piano, ho iniziato a montare e da allora non ho più smesso». Un approccio fondato sull’ascolto che ha trasformato il rapporto con l’animale in qualcosa di ben più profondo di un semplice sport. «Con un cavallo non puoi fingere. Lui sente come stai ancora prima che tu faccia qualcosa: se sei agitata, nervosa o serena, lo percepisce subito. E questo ti obbliga a essere autentica». Una concentrazione assoluta in cui l’adrenalina incontra il rispetto per l’imprevedibilità della natura. Lavorando con animali vivi, la rigidità delle prove lascia il posto alla capacità di adattarsi a ogni minimo scarto o reazione. «Niente è mai perfettamente uguale alle prove. Ogni spettacolo è diverso, perché i cavalli e le vacche hanno i loro tempi e le loro reazioni. Bisogna ascoltarli, adattarsi e vivere quel momento insieme».

l rito della Festa del Buttero: le parole di Linda Crociani
Il momento culminante di questo percorso annuale è la tradizionale Festa del Buttero, il punto di arrivo in cui il lavoro quotidiano, la fiducia e l’esperienza accumulata trovano la loro massima espressione condivisa. Il villaggio si popola di energia, persone, bambini, musica e cavalli provenienti da posti diversi, mantenendo però un’armonia spontanea. Ma tra il trambusto e l’emozione delle esibizioni, c’è un istante preciso che racchiude l’anima dell’intero evento. «La mattina del primo giorno è il mio momento preferito in assoluto», aggiunge. «C’è ancora il silenzio del villaggio, quello di una giornata qualsiasi, ma nell’aria senti che sta per succedere qualcosa di speciale. Poi, piano piano, arrivano le persone, i bambini iniziano a correre, gli stand prendono vita, arrivano cavalli nuovi che osservano il posto e il villaggio si riempie di energia». Un rituale che si rinnova ogni anno, ricordando a chi osserva che la vera arte del buttero non risiede nella dimostrazione di forza, ma nella capacità di farsi capire, rispettare e accogliere da un animale nobile e libero.
La magia della “bolla” e l’imprevedibilità dello spettacolo
Questa totale sintonia diventa la chiave di volta quando arriva il momento di esibirsi davanti al pubblico. L’arena, per chi vive il cavallo con questa sensibilità, si trasforma in una dimensione parallela.
«È come entrare in una bolla. Dal momento in cui entro in campo, tutto quello che c’è fuori sparisce. Non esiste il pubblico, non esiste il rumore, non esiste il caos. Ci siamo solo noi: il gruppo, i cavalli e le vacche», ha dichiarato Linda Crociani.

Donne protagoniste, senza bisogno di essere eccezioni
Durante la Festa le donne sono presenti a tutti i livelli. Non soltanto nelle attività con i cavalli, ma anche nell’organizzazione, nell’insegnamento, nella progettazione e nelle decisioni. Non esiste necessariamente una “donna simbolo” della manifestazione. Ed è proprio questo, forse, l’aspetto più significativo. «Vedere una donna lavorare con i cavalli, insegnare, organizzare o prendere decisioni dovrebbe essere una cosa normale. Nella nostra realtà lo è già», queste le parole degli organizzatori della Festa. La presenza femminile sta quindi contribuendo anche a trasformare l’immagine tradizionale del buttero. Ma il cambiamento non riguarda soltanto il genere. A cambiare è l’intera figura: il Buttero Contemporaneo non è più soltanto colui che conduce una mandria a cavallo. Infatti si occupa di animali, educazione, inclusione, cultura e salvaguardia del territorio. All’interno di questa definizione possono trovare spazio tanto gli uomini quanto le donne.

Un messaggio soprattutto per bambine e bambini
È guardando alle nuove generazioni che il superamento degli stereotipi assume forse il suo significato più importante. «Prima ancora di dire a una bambina “puoi farlo”, bisogna darle la possibilità di vederlo». Vedere una donna lavorare con i cavalli, occuparsi del bestiame, insegnare o prendere decisioni permette a una bambina di considerare quella possibilità normale. «Un bambino che cresce vedendo donne e uomini fare le stesse cose non avrà bisogno, domani, che qualcuno gli spieghi che possono farle entrambi». Una ragazza che volesse avvicinarsi oggi al mondo del buttero avrebbe quindi, spiegano gli organizzatori, le stesse opportunità di un ragazzo. Il percorso può iniziare dalla cura del cavallo, dal lavoro da terra e dall’osservazione del suo comportamento. Solo successivamente arrivano la monta e il lavoro con il bestiame. Il punto di partenza deve essere sempre l’animale.
