L’opposto del quiet quitting: lasciare il lavoro in modo plateale e pubblico, spesso condividendo sui social le ragioni dell’addio, denunciando ambienti tossici o management inadeguato.

Nato su TikTok e LinkedIn, il fenomeno coinvolge soprattutto millennial e Gen Z stanchi di subire in silenzio. Dimissioni filmate, post virali che smascherano pratiche aziendali discutibili, video di sfogo che accumulano milioni di visualizzazioni. Non è solo rabbia: per molte professioniste diventa un atto di rivendicazione e trasparenza, un modo per avvertire altre lavoratrici e rompere l’omertà su stipendi inadeguati, carichi insostenibili o discriminazioni. Le aziende temono il danno reputazionale.

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