Imprenditoria Ambiente

A Roma la prima Conferenza Nazionale Polare

CNR ph Irene Cinardi

Tre giorni che hanno visto a Roma la comunità scientifica italiana riunirsi per definire le linee guida del White Paper della ricerca polare

Dal 5 al 7 ottobre presso la Sede Centrale del Consiglio Nazionale delle Ricerca (CNR) ha avuto luogo la prima Conferenza Nazionale Polare per stipulare il White Paper della ricerca polare. L’obiettivo orientare le future politiche geopolitiche e ambientali dell’Italia in Artico e Antartide. L’iniziativa è stata promossa e coordinata dal CNR in collaborazione con ENEA, INGV e OGS e con il patrocinio del Ministero dell’Università e della Ricerca e del Ministero della Difesa. A dare voce alla conferenza oltre 200 partecipanti, 15 coordinatori senior. La conferenza ha rappresentato il primo passo per rafforzare il coordinamento italiano in vista del 5 International Polar Year.

 

CNR ph Irene Cinardi

 

Lenzi: “Responsabilità nei confronti delle comunità etiche locali”

“Il Consiglio Nazionale delle Ricerche ha tanta responsabilità. Il suo impegno si rivolge all’Artico, all’Antartide e Terzo Polo. La conoscenza, ora come non mai, è di fondamentale importanza per la raccolta di dati condivisi da tutta la comunità scientifica nazionale e internazionale. La collaborazione di tutti gli enti principali ci consente di dare maggiore rilievo ai dati che si ottengono. Siamo impegnati anche nei confronti delle comunità etniche locali”, queste le parole del Presidente del CNR Andrea Lenzi.

CNR ph Irene Cinardi

 

Panieri: “Un White Paper a supporto delle strategie nazionali in ambienti polari”

Il focus della conferenza si è concentrato sul rapporto tra scienza e governance delle Regioni polari, affrontando il ruolo della ricerca nazionale italiana nei processi decisionali. “E’ stata un’iniziativa bottom up e non top down; tutta la comunità scientifica ha avuto la possibilità, 4 mesi fa, di sottomettere delle tematiche su cui voleva confrontarsi. Le informazioni sono state raggruppate e individuati dal comitato scientifico sei temi. Abbiamo avuto nove giovani ricercatori, quelli che abbiamo definito rapportatori scientifici di APECS Italia, l’associazione dei giovani polari. Hanno dato la possibilità di rendere note le informazioni e la conoscenza, condividendo in questi giorni quello che sarà il testo utilizzato per il White Paper. Vogliamo che questo libro bianco sia a supporto delle strategie nazionali in ambienti polari, ed è la prima volta che lo facciamo davvero tutti assieme”, ha dichiarato la Direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR  Giuliana Panieri.

 

CNR ph Irene Cinardi

Osservare i cambiamenti  per le scelte future

Per la prima volta gli scienziati e le scienziate che hanno lavorato facendo ricerca sul posto, si sono ritrovati a condividere conoscenze e dati ricavati, cercando di capire come mettere assieme tutte le scoperte fatte per comprendere le sfide del futuro. I ghiacciai polari osservano oggi molti dei processi che determineranno il nostro futuro. “La ricerca polare ci consente di osservare oggi molti dei cambiamenti che determineranno il nostro futuro domani molto vicino. Trasforma segnali provenienti da regioni remote in conoscenze essenziali per il clima, gli oceani, gli ecosistemi, la sicurezza e le decisioni della nostra società in ricerca”, ha aggiunto la Direttrice Panieri.

 

CNR ph Irene Cinardi

 

Investimenti annuali in Antartide e Artico
La responsabilità della scienza è rendere trasparenti sia le conoscenze che le incertezze, è così che si costruisce fiducia nella società e nelle istituzioni. L’investimento annuale è di 23 milioni di euro all’anno per il Programma Nazionale di Ricerche in Antartide e di 1.1 milioni di euro all’anno per il Programma di Ricerche in Artico. In 40 anni di ricerca polare in Antartide, l’Italia ha dimostrato il suo impegno e la competenza riconosciuta e apprezzata internazionalmente. Ha istituito 5 Aree Antartiche Specialmente Protette, collaborando alla gestione della più grande Area Marina Protetta del mondo, il Mare di Ross. Quest’ultimo ha un ruolo chiave nelle grandi perforazioni di rocce e di ghiaccio che hanno fornito dati indispensabili per interpretare i cambiamenti climatici passati, presenti e per valutare i rischi e gli scenari futuri.
Mare di Ross
Le necessità emerse dalla Conferenza
L’Italia fa parte del Consiglio Artico come osservatore permanente; i ricercatori italiani e le ricercatrici italiane fanno parte dei gruppi di lavoro dell’Arctic Council, contribuendo alla scienza e alle decisioni scientifiche dell’area. Dalla Conferenza sono emerse dunque necessità urgenti: una strategia scientifica nazionale per le regioni polari e la criosfera, una programmazione finanziaria almeno quinquennale, un sistema nazionale per il recupero e la gestione dei dati digitali, un migliore coordinamento delle infrastrutture logistiche e una preparazione tempestiva e riconoscibile dell’Italia verso l‘International Polar Year.
La giovane ricercatrice Letizia Roscelli

“Le zone fredde del nostro pianeta cambiano a una velocità estrema. Per tracciare e interpretare questi cambiamenti è necessaria una capacità osservativa permanente e continua, che sia sempre di più interdisciplinare, affidabile e integrata. Il patrimonio che è generato dalla comunità polare italiana è inestimabile e va assolutamente valorizzato in con un approccio moderno che garantisca la tracciabilità, l’interoperabilità e la condivisione con il resto della comunità polare. In un contesto come quello italiano tendiamo ad associare la parola patrimonio a qualcosa di culturale, artistico, che è vero, ma anche la scienza e i suoi prodotti sono un patrimonio”, le parole della ricercatrice Letizia Roscelli.

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ENEA: “Attività che richiede competenze scientifiche”
“I profondi cambiamenti che stanno interessando l’Artico e l’Antartide hanno ripercussioni sempre più rilevanti sugli equilibri climatici, sugli ecosistemi e sulla società a livello globale”, ha commentato la Presidente ENEA Francesca Mariotti. “In questo scenario, la ricerca svolta dall’Italia e dall’ENEA negli ambienti più estremi della Terra assume un ruolo cruciale. Un’attività di questo tipo richiede competenze scientifiche, come quelle che mettiamo in campo in Artico, ma nulla sarebbe possibile senza le infrastrutture e il supporto logistico che ENEA garantisce, con un’efficiente macchina organizzativa, da oltre 40 anni in Antartide”.
CNR Ph Irene Cinardi
OGS: “A disposizione competenze multidisciplinari”
“L’OGS ha partecipato all’organizzazione della Conferenza Nazionale Polare, contribuendo alla costruzione di un importante momento di confronto tra comunità scientifica e istituzioni. I nostri ricercatori mettono a disposizione competenze multidisciplinari nello studio degli ambienti polari ed estremi, in particolare nei campi dell’oceanografia, della geofisica e della sismologia” ha concluso Nicola Casagli Presidente dell’OGS. “Il loro contributo rafforza il dialogo interdisciplinare indispensabile per comprendere le trasformazioni in atto ai Poli e le loro conseguenze sull’intero Pianeta”.

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