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Intervista esclusiva a Marina Terragni

Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza dall’inizio del 2025. Conosciamo meglio Marina Terragni.

Un incontro in cui il tempo sembra rallentare. Quando Marina Terragni parla dell’ascolto dei bambini: non come gesto di gentilezza, ma come necessità adulta, come bisogno profondo di capire ciò che i più piccoli possono rivelarci del mondo che stiamo costruendo.  La sua voce ha toni solidi, di chi ha studiato, osservato, combattuto per poter dire ciò che pensa, senza sconti e senza slogan.
Dall’inizio del 2025, Marina Terragni è Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, ruolo che attraversa in un tempo in cui i minori vivono tra rivoluzione digitale, solitudini nuove, famiglie fragili e sfide educative crescenti. Quest’intervista nasce dal desiderio di capire come proteggere chi oggi cresce in un mondo complesso, veloce, spesso distratto. E da ciò che, secondo Marina Terragni, dobbiamo imparare da loro prima che sia troppo tardi.

Chi è Marina Terragni?
Sono una giornalista di mestiere, i miei studi sono filosofici, sono laureata in filosofia politica; sono sposata, ho un figlio e dall’inizio del 2025 sono Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza.

Come si diventa Marina Terragni? Cosa l’ha aiutata a diventare la donna che è oggi?
La tenacia, lo studio, il coraggio e la determinazione a dire sempre quello che penso.

Marina Terragni, obiettivi dell’Istituto del Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza e le sue priorità nel ruolo di Autorità

L’Autorità Garante applica il principio del superiore interesse del minore in tutte le sue declinazioni. C’è una Convenzione internazionale del 1989 e varie altre convenzioni. Io credo – e l’ho sempre creduto anche come principio politico generale – che se ci atteniamo a due assi, il superiore interesse dei minori e la riduzione del danno, come fossero due binari paralleli, difficilmente sbagliamo. Mettere in primo piano i minori e migliorare la situazione per il maggior numero possibile: sono principi che ci guidano sempre, senza eccezioni.

Marina Terragni, come ascoltare davvero i bisogni reali dei bambini, delle bambine e degli adolescenti di oggi?
La prima cosa è sentire il bisogno di capire ciò che loro vogliono dirci. Trovare un’autentica passione per il loro punto di vista. Ascoltarli perché noi abbiamo bisogno di ascoltarli, non tanto perché loro desiderano essere ascoltati. Partire dal nostro bisogno di capire.

Marina Terragni, unione tra istituzioni, famiglia e scuola 
La famiglia è e resta la primissima agenzia educativa: la personalità si forma dai primissimi giorni di vita, quando il bambino è nelle mani soprattutto della madre, e lì avviene l’imprinting. Con il tempo la forza delle altre agenzie educative cresce, e naturalmente la scuola è importantissima. Ma quell’imprinting materno e familiare resta decisivo. Ed è proprio per questo che i nuclei più fragili – sempre più numerosi oggi – vanno sostenuti in un compito che non è delegabile.

Marina Terragni, che cosa è successo nella società, secondo lei, che ci ha portati a non essere più realmente interessati ad ascoltare i più piccoli?
In realtà l’ascolto dei più piccoli è un’invenzione relativamente recente: per lunghissimo tempo nella storia umana non venivano ascoltati. Poi abbiamo imparato. Oggi però ci sono due grandi pericoli. Il primo è la rivoluzione digitale: dagli smartphone in poi, dal 2010, la dipendenza dal digitale riguarda adulti e bambini. Con la differenza che nei bambini influisce sulla strutturazione cognitiva e comportamentale, mentre gli adulti sono già formati e l’impatto è meno violento.

Il secondo grande pericolo è l’individualismo: il trionfo dell’individuo indebolisce la forza della relazione. Non siamo mai davvero individui se non c’è almeno un’altra persona che ci individua. Il numero fondamentale dell’umano è Due, non Uno.

Marina Terragni, la responsabilità dei media nei confronti di bambini, bambine e adolescenti
Oggi più dei media tradizionali mi preoccupa il web, in particolare fenomeni come lo sharenting: Genitori che pubblicano tutto – foto, stories, contenuti vari – riguardanti i loro bambini, senza tutelarne né l’immagine né la psicologia. È una forma di sfruttamento dell’immagine dei minori, spesso a scopo di guadagno. Da questo punto di vista i new media sono i più offensivi.

Marina Terragni, come Autorità Garante, prevede qualche progetto che coinvolga ragazze e ragazzi su parità di genere, inclusione o tutela dei diritti?
Parità di genere e inclusione sono parole abbastanza vuote, slogan che rischiano di significare tutto e niente. Io tendo a essere più precisa: parlo di differenza sessuale, ad esempio. La parola “inclusione” mi fa sempre pensare a qualcuno che ha il potere di includere qualcun altro più debole; è un concetto un po’ peloso, simile a “tolleranza”, e non mi piace. Detto questo, abbiamo moltissimi progetti. Per quanto riguarda l’ascolto, istituiremo di nuovo un Consiglio nazionale delle ragazze e dei ragazzi, e mi piacerebbe dedicare il loro lavoro al tema delle dipendenze: da un lato quelle da sostanze, dall’altro quella da digitale…Si parla di una sostanza: la dopamina. I ragazzi, nativi digitali, sono spesso i più capaci di dirci cosa dobbiamo fare per proteggere loro e noi stessi. Ma devono cominciare a proteggersi anche da soli, dal digitale.

Marina Terragni, che cosa c’è dietro l’angolo per le giovani generazioni?
Mi fai una domanda enorme… Cosa c’è dietro l’angolo? C’è che saranno sempre meno. I giovani saranno sempre meno, perché al momento non si intravedono svolte sul fronte della natalità. Negli anni ’60 una generazione numerosissima ha dato un urto significativo al modello sociale; oggi invece i giovani sono pochi, e quindi la loro voce in una società anziana è sempre più flebile.
La prospettiva è che nel giro di pochi decenni la maggior parte dei giovani del mondo verrà dall’Africa: vale per tutto l’Occidente. Questo pone sfide enormi: nella formazione, nell’inserimento, nelle differenze culturali tra i Paesi di provenienza e il nostro. È ciò che vedo più chiaramente all’orizzonte.

Per Marina Terragni, cosa c’è dietro l’angolo?
Non lo so. Per ora ho davanti tre anni di un impegno che non immaginavo così gravoso. Arrivo in un momento in cui la questione dei bambini e degli adolescenti è letteralmente deflagrata: disagio, fatica, povertà educativa, digitale e tutte le sue conseguenze. Poi ci sono i minori stranieri non accompagnati, la rovina prodotta dalla pornografia, il problema enorme della pedofilia – sempre sottaciuto, ma gigantesco. Ho quindi tre anni molto impegnativi davanti a me.

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