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Intervista esclusiva a Sonia Stefanizzi

Ascoltare, osservare e capire. Queste le basi della leadership secondo l’esperienza della Presidente dell’Associaizone Italiana di Sociologia Sonia Stefanizzi.

La curiosità per il modo in cui le persone si relazionano e costruiscono insieme qualcosa di più grande di loro. È questa curiosità che ha accompagnato, dopo anni di ricerca e di incertezza lavorativa, Sonia Stefanizzi lungo strada che l’ha resa professoressa ordinaria di sociologia all’Università di Milano-Bicocca e presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia. Con una sfida davanti: capire cosa significa fare sociologia in un mondo che cambia più in fretta di quanto riusciamo a descriverlo.

Sonia Stefanizzi, qual è stato il suo percorso personale e professionale che l’ha portata ad essere la donna che è oggi?
Non saprei come dirlo. Innanzitutto, il lavoro che faccio ora è qualcosa che ho sempre desiderato. Già dai tempi dell’università avevo questo desiderio, questa ambizione di poter insegnare, svolgere didattica, ma anche e soprattutto attività di ricerca. Mi ha sempre appassionato. Ho avuto un lungo periodo da precaria, perché i tempi per entrare in università sono molto lunghi e tortuosi, complicati anche dalla burocrazia e dalle varie normative che non facilitano il percorso. Ho seguito però un percorso classico: dopo la laurea ho frequentato un dottorato di ricerca, poi ho svolto attività di ricerca e didattica con borse e assegni di ricerca, finché ho vinto il concorso qui in Bicocca come ricercatrice. Piano piano ho avuto avanzamenti di carriera fino a diventare professoressa di prima fascia. È stato un percorso lungo e non facile — gli anni da precaria non sono stati pochi, e l’incertezza lavorativa ed economica non è stata semplice da gestire — però avevo questo desiderio che mi motivava molto.

Sonia Stefanizzi, come concilia lavoro e la famiglia?
Ho una figlia che adesso ha 22 anni. È stata una scelta che ho fatto un po’ tardivamente, però con grande gioia. Ho sempre cercato di tenere insieme le due cose: maternità e lavoro. Con grande determinazione, posso affermare che si può fare,

Sonia Stefanizzi, di che cosa si occupa l’AIS?
È un’associazione nazionale di sociologia che raggruppa la maggior parte dei sociologi e delle sociologhe che lavorano in accademia, nelle varie articolazioni della disciplina, dalle sotto tematiche della sociologia in poi. È un’associazione molto estesa: abbiamo più di mille soci. Promuove la sociologia attraverso convegni, attività di ricerca, incontri per discutere le questioni più urgenti, anche dal punto di vista dell’aggiornamento e della formazione.

Dal punto di vista sociologico, quali competenze sono utili oggi per una donna che guida un’azienda?
Non saprei rispondere specificamente per un’azienda: di fatto non sono un’imprenditrice, sono un’accademica, e l’associazione che presiedo non ha le caratteristiche tipiche di un’azienda. In termini più generali, direi che bisogna sicuramente avere capacità di ascolto e capacità organizzative. Forse sono questi gli aspetti principali.

Che cosa significa studiare sociologia?
Significa studiare il funzionamento della società, delle istituzioni sociali e di come gli individui interagiscono in ambito sociale — a livello di piccoli gruppi, ma anche nei rapporti tra comunità e istituzioni. In sostanza, vuol dire occuparsi del mondo sociale: capire il funzionamento della nostra società, dal rapporto tra individui al rapporto con le istituzioni, con il mercato del lavoro, con il sistema educativo.

Sonia Stefanizzi, c’è un nesso, secondo lei, tra studi sociologici e il concetto di leadership?Sicuramente c’è un nesso teorico, perché ci sono grandi classici della sociologia che hanno studiato il tema del potere e della leadership. Dal punto di vista più pratico, tornando al discorso sulle competenze necessarie per guidare un gruppo o un’impresa, la capacità di leadership è certamente importante — non solo in azienda, ma anche nella gestione di gruppi, più o meno formali. È sicuramente una competenza fondamentale.

Qual è il prossimo obiettivo dell’associazione AIS?
Un obiettivo molto ambizioso. L’associazione è nata all’inizio degli anni Ottanta, in un contesto in cui la sociologia si posizionava in ambito accademico e sociale secondo certe direttrici. Oggi le cose sono profondamente cambiate, e quindi è molto importante rinnovare lo statuto. L’obiettivo è lavorare insieme per capire come l’associazione può posizionarsi nel panorama odierno della sociologia: che tipo di priorità darsi rispetto, per esempio, alle questioni che per noi sono importanti — la formazione, i corsi, il significato del fare sociologia nel contesto accademico, ma anche il rapporto tra la sociologia e lo spazio pubblico. È una revisione dello statuto che coinvolge tutta la comunità dei soci e delle socie. Questa è la sfida più importante.

E cosa c’è dietro l’angolo per Sonia Stefanizzi?
Sicuramente dietro l’angolo c’è la volontà di concludere bene questo mandato, questo triennio — con gli obiettivi che mi sono data: riuscire a lavorare bene, riscrivere lo statuto e creare un nuovo spirito di comunità all’interno dell’associazione. È l’obiettivo più prossimo. Poi c’è il mio lavoro, l’attività di ricerca, l’attività didattica — ma in questo momento, se penso al mio coinvolgimento nell’associazione, è quello che ho appena detto la priorità principale.

 

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