Intervista a Maria Cristina Pisani, già Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani: una leadership che nasce dall’ascolto.
Determinazione, ascolto e senso di responsabilità sono le caratteristiche del percorso di Maria Cristina Pisani. Dall’impegno per i diritti umani alla rappresentanza istituzionale delle giovani generazioni, la sua esperienza ci racconta di una leadership costruita nel tempo, capace di tenere insieme visione e concretezza. In questa intervista con Maria Cristina Pisani, già Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani, ripercorriamo le tappe del suo cammino personale e professionale, riflettendo sul ruolo delle donne, dei giovani e dell’Europa nelle grandi trasformazioni del presente.
Alle persone che ancora non la conoscono, come si descriverebbe Maria Cristina Pisani?
Sono una persona determinata e appassionata, coraggiosa, apparentemente estroversa ma estremamente umana, che ha scelto l’impegno pubblico come valore di vita. Sono stata una ragazza fortunata, ma non mi è mai bastato. Volevo restituire agli altri le opportunità e le competenze che avevo avuto la fortuna di acquisire studiando, viaggiando e ricoprendo ruoli di responsabilità.
Forza e speranza sono le parole che Papa Francesco mi rivolse durante la nostra ultima udienza e credo che la forza e la speranza siano ciò che ha caratterizzato maggiormente la mia vita. In questi anni ho lavorato incessantemente perché la voce dei giovani e delle donne fosse riconosciuta nelle decisioni pubbliche. La sfida più grande è stata sempre non perdere mai il contatto umano con ciascuno di loro, perché credo che l’impegno pubblico, in qualsiasi contesto nazionale e internazionale, sia un atto di altruismo: necessario, dovuto.
Come si diventa Maria Cristina Pisani?
Non credo esistano percorsi già definiti o predestinati. Il mio è stato un cammino costruito nel tempo, passo dopo passo, con studio, dedizione, ascolto, impegno pubblico e assunzione progressiva di responsabilità. Ho iniziato giovanissima occupandomi della promozione dei diritti umani e delle pari opportunità, in contesti complessi come quello euro-mediterraneo. È stato un percorso che mi ha insegnato a tenere insieme visione e concretezza, mediazione e determinazione. Ed è per questo che il mio impegno sociale si è poi trasformato in un impegno politico come portavoce di un partito, ricoprendo successivamente ruoli tecnici e istituzionali, come quello di Presidente del Consiglio Nazionale dei Giovani e non solo. Ho scelto di affiancare a questi incarichi un lavoro appassionato e caparbio in favore delle donne e dei giovani e del loro ruolo nel rafforzamento della cooperazione internazionale. Sono stata la prima donna a ricoprire tali incarichi, in età molto giovane, e questo binomio mi ha portata a costruire un mio percorso umano, a tratti faticoso ma ricco di soddisfazioni, che ha richiesto resilienza, forza e capacità di leggere la complessità e tradurla in scelte non sempre semplici, ma alle volte necessarie.
Maria Cristina Pisani, raggiungere livelli così alti nella diplomazia, cosa comporta a livello personale: ci sono state più rinunce o più soddisfazioni?
Comporta un equilibrio complesso. Un impegno a tempo pieno comporta inevitabilmente moltissime rinunce: ritmi ordinari, stabilità e vita privata, in una pressione costante. Sono stati talmente tanti i luoghi che ho sfiorato, i Paesi che ho attraversato, moltissimi gli aerei presi e i treni persi, le sveglie all’alba, le nottate insonni, che non riuscirei a rappresentare appieno i moltissimi sacrifici miei e di chi mi è stato accanto: le festività a cui ho rinunciato, l’ordinaria quotidianità che ho perso e la spensieratezza a cui, molto spesso, ho rinunciato. Ma se mi guardo indietro, agli uomini e alle donne che ho conosciuto, agli enti e alle associazioni, alle conferenze europee e internazionali a cui ho partecipato delegata dal nostro Paese, ai riconoscimenti ricevuti, ai confronti e agli incontri che ho avuto l’onore di avere con le più alte cariche istituzionali, giovanissima e non solo, ma soprattutto alla capacità di essere riuscita a tradurre in soluzioni concrete, almeno in parte, le difficoltà dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, posso dire che le soddisfazioni sono state sempre maggiori. Le soddisfazioni sono profonde quando il lavoro di mediazione produce cambiamenti reali, perché la diplomazia, soprattutto istituzionale, è fatta di coerenza, responsabilità, risolutezza e collaborazione.
Maria Cristina Pisani, che rapporto c’è tra l’Europa e le giovani generazioni?
È un rapporto ambivalente. L’Europa investe molto sui giovani. Programmi come Erasmus+ dimostrano quanto l’Unione creda e investa seriamente nelle nuove generazioni. Nell’ultimo anno, insieme al Commissario europeo per l’equità intergenerazionale, abbiamo lavorato in un gruppo di lavoro dedicato per incrementare un modello di partecipazione giovanile strutturata, continuativa e credibile nei processi decisionali, rafforzando il Dialogo dell’UE con i Giovani come strumento efficace e concreto. Siamo stati il Paese con la maggiore partecipazione attiva dei giovani all’implementazione della Strategia europea per la Gioventù, il primo in Europa per numero di giovani coinvolti nella fase di consultazione. Un risultato che dimostra quanto le nuove generazioni siano proiettate verso il rafforzamento e l’implementazione del processo di integrazione europea. È un’opportunità da saper cogliere.
Maria Cristina Pisani, nel suo impegno tra Europa e area euromediterranea, che ruolo possono giocare le donne come ponte politico e culturale tra Nord e Sud, in una fase storica segnata da crisi democratiche e disuguaglianze crescenti?
Le donne hanno un ruolo decisivo come mediatrici tra Nord e Sud, soprattutto in una fase storica segnata da crisi democratiche, instabilità sociale e disuguaglianze crescenti. Ho avuto la fortuna di incontrare donne straordinarie, note e non, che quotidianamente trasformano sfide complesse in opportunità di collaborazione e coesione. Per questo il rafforzamento della leadership femminile è una scelta strategica per costruire reti di fiducia, promuovere la partecipazione civica e generare un impatto concreto nelle politiche locali e regionali. Le donne sono spesso portatrici di valori indispensabili nei processi di governance: sanno mediare conflittualità, favorire la cooperazione transnazionale e rafforzare la capacità delle istituzioni internazionali di rispondere prontamente e con umanità alle crisi economiche, sociali e climatiche. In questo percorso ho più volte ribadito, in diverse sedi europee e internazionali, il ruolo fondamentale delle donne e delle giovani donne nella costruzione dei processi di pace. La presenza femminile nei tavoli decisionali non solo qualifica la rappresentanza, ma influenza le politiche pubbliche, garantendo stabilità, democrazia e inclusione.
Maria Cristina Pisani, nella sua esperienza, che differenza c’è tra “essere presenti” nei tavoli decisionali ed esercitare davvero leadership? Per le donne questa differenza pesa ancora di più?
C’è una differenza enorme. La leadership si esercita quando si ha la possibilità reale di incidere sulle decisioni, di orientare le priorità politiche e di direzionarle assumendo responsabilità concrete e rilevanti. Per le donne questa differenza pesa ancora di più perché, senza un reale trasferimento di potere o di influenza sulle scelte strategiche, nulla cambierà. Il soffitto di cristallo resta un ostacolo reale in una società maschilista come la nostra, in cui forza, coraggio e capacità di guida sembrano appartenere solo agli uomini. Sono stata la prima donna a guidare un organo sempre presieduto da uomini, con pochissime donne al mio fianco, ma questo mi ha spinta a imprimere a ogni mia scelta una prospettiva empatica e inclusiva, capace di ascoltare, mediare e costruire consenso. È stato complesso e faticoso, soprattutto per una giovane donna. Per questo ho sempre creduto anche nella funzione del linguaggio e ho scelto di non declinare mai i miei ruoli al maschile: ciò che non si nomina non esiste e, in una società ancora scritta da mani maschili, questo approccio è strategicamente indispensabile. La vera sfida è creare contesti istituzionali in cui le donne non siano solo “in sala”, ma protagoniste attive delle decisioni, capaci di modellare politiche, costruire opportunità e aprire la strada a nuove generazioni. La leadership femminile non aggiunge una voce: cambia i processi decisionali.
L’Europa parla spesso di giovani e inclusione, ma quanto ascolta davvero le giovani donne? C’è una politica europea che secondo lei ha dimostrato di funzionare e una che invece resta solo sulla carta?
L’Europa ha sviluppato strumenti importanti per promuovere l’uguaglianza di genere e l’inclusione delle giovani donne, ma l’ascolto reale e l’impatto concreto restano una sfida. Non basta garantire l’accesso ai processi decisionali: le giovani donne devono poter incidere davvero sulle scelte politiche.
Le disuguaglianze restano evidenti, con un gender pay gap superiore al 12% e differenze più marcate in settori strategici come scienza, tecnologia e politiche pubbliche. La rappresentanza femminile nei ruoli decisionali è ancora insufficiente. Esistono però esempi positivi: la Strategia UE per la parità di genere 2020–2025 ha promosso programmi con risultati tangibili nella partecipazione femminile in ricerca, innovazione e politica. La direttiva sulla trasparenza salariale ha imposto alle grandi imprese la pubblicazione dei dati retributivi disaggregati per genere, mentre i fondi europei hanno sostenuto empowerment, inclusione e accesso al lavoro. Tuttavia, la piena rappresentanza femminile non è ancora raggiunta, il gender pay gap resta strutturalmente alto nelle PMI e nei lavori atipici, e le raccomandazioni dei meccanismi di consultazione dei giovani faticano a tradursi in azioni concrete. Il nodo resta trasformare l’ascolto in politiche effettive.
Maria Cristina Pisani, quale iniziativa politica, da lei promossa, le ha dato maggiori soddisfazioni?
Tante, fortunatamente. In particolare, l’introduzione nel nostro ordinamento della valutazione d’impatto generazionale delle leggi dello Stato e la Legge quadro sulle politiche giovanili, la prima in Italia. Ma anche i numerosi accordi firmati, come quello con l’Università La Sapienza per la definizione strutturata di corsi interdisciplinari sulla gender equality e il contrasto alla violenza di genere; l’accordo con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e con il Ministero per lo Sport e i Giovani per il coinvolgimento delle nuove generazioni nelle scelte climatiche ed energetiche; o ancora l’attuazione italiana, in coordinamento con il Ministero degli Esteri e della Cooperazione Internazionale, di un’importante risoluzione del Consiglio di Sicurezza per favorire il coinvolgimento dei giovani nella prevenzione dei conflitti e nel mantenimento della pace.
È fondamentale che le istituzioni riconoscano formalmente la responsabilità collettiva dei giovani di coprogettare soluzioni.
Forbes l’ha inserita tra le 100 donne più influenti d’Italia. Che responsabilità comporta oggi l’influenza, in un contesto in cui la politica sembra spesso incapace di parlare alle nuove generazioni?
Forbes mi ha inserita tra le 100 donne più influenti d’Italia, ma per me non è un titolo: è una grande responsabilità. L’influenza comporta la capacità di usare la propria visibilità per aprire spazi, amplificare voci e creare opportunità. La leadership femminile ha un valore politico fondamentale: ogni donna che assume ruoli di responsabilità contribuisce a modellare la partecipazione, a incidere sulle decisioni pubbliche e a portare al centro priorità che spesso rischiano di essere marginalizzate, come l’uguaglianza di genere, i diritti fondamentali e politiche economiche e sociali inclusive.
Essere influente oggi significa coniugare visibilità, leadership e azione politica concreta, mostrando che le donne possono guidare, rappresentare e plasmare le istituzioni, costruendo fiducia soprattutto tra le giovani generazioni.
Cosa c’è dietro l’angolo per Maria Cristina Pisani?
C’è la continuità di un impegno che guarda al futuro. Cambiano i ruoli e i contesti, ma resta la stessa convinzione: che l’impegno pubblico, nel contesto nazionale e internazionale, sia oggi fondamentale per affrontare le grandi trasformazioni del nostro tempo.