Imprenditoria

Instabilità lavoro domestico in Italia

Due velocità e forte turn over nel settore familiare. Fotografia de fenomeno dell’instabilità del lavoro domestico in Italia

A Roma il 19 febbraio sarà presentata un’anticipazione del 1° Paper del Rapporto 2026 Family (Net) Work di Assindatcolf, realizzato dal Censis. Inoltre lo studio si fonda su un nuovo database che raccoglie 247.000 contratti di lavoro domestico regolare. Il progetto editoriale Family (Net) Work analizza i rapporti riferiti alle famiglie associate ad Assindatcolf, Webcolf, Acli in Famiglia e Gestisci la tua Colf. Pertanto l’analisi offre una fotografia dettagliata dell’instabilità lavoro domestico Italia alla data del 31 dicembre 2025. In particolare il focus si concentra sulla durata dei contratti e sul diverso andamento tra colf e badanti.

Durata contratti e frattura interna

La frattura interna al settore emerge con chiarezza osservando la durata media dei rapporti. Infatti i contratti di livello B, riferiti prevalentemente alle colf, registrano una durata media di 5,9 anni. Al contrario i contratti di livello C super, che riguardano in larga parte le badanti impegnate nell’assistenza a persone non autosufficienti, si fermano a 2,7 anni. Dunque il dato segnala una marcata differenza tra cura della casa e cura della persona. Se si considerano i 145.885 rapporti attivati prima del 2025, 76 su 100 contratti di livello B attivi nel 2025 risultano avviati prima di quell’anno. Viceversa tra i lavoratori di livello C super attivi nel 2025 solo 48 su 100 avevano iniziato prima del 2025. Ne consegue che l’instabilità del lavoro domestico in Italia colpisce soprattutto l’assistenza alla persona, dove incidono il rapporto fiduciario e le condizioni di salute dell’assistito.

Stress contrattuale e superminimo

L’analisi delle cessazioni conferma la maggiore fragilità del comparto assistenziale. Complessivamente il 37% dei 247.000 contratti si è concluso nel 2025. Inoltre il 18,6% è stato avviato e chiuso nello stesso anno, evidenziando un turn over significativo. Considerando la soglia dei trenta giorni come indicatore di stress contrattuale, il 7,6% dei rapporti del 2025 ha avuto durata inferiore al mese. In particolare tra le badanti il 27,9% dei contratti di livello C super è stato aperto e chiuso nell’anno e il 12,6% non ha superato i trenta giorni.

Parallelamente emerge il tema retributivo, con il 35,9% dei contratti che prevede un superminimo medio di 119 euro mensili. Significativamente nei contratti oltre i sei anni la quota con superminimo sale al 49,3%, rafforzando la stabilità. Secondo il presidente Andrea Zini il nuovo database consente di analizzare non solo le posizioni attive ma anche cessazioni e attivazioni, offrendo una lettura completa dell’instabilità del lavoro domestico in Italia.

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