Una vita nel sociale e una riforma per cambiare il sistema. Il focus di Alessandra Locatelli, Ministra per le disabilità.
Un filo rosso attraversa la vita personale e politica di Alessandra Locatelli, ed è l’attenzione concreta alle persone, in particolare a chi vive una condizione di fragilità. Dalla crescita accanto ai nonni, il suo valore aggiunto, al volontariato, fino ai ruoli istituzionali ricoperti a livello locale e nazionale, il suo percorso si è costruito attorno a un’idea precisa: l’inclusione non può restare un principio astratto, ma deve tradursi in scelte operative, riforme e presenza costante sui territori. In questa intervista esclusiva, la Ministra per le disabilità ripercorre la sua storia personale e politica, racconta la riforma sulla disabilità che definisce “una svolta epocale” e rilancia una sfida culturale prima ancora che politica: smettere di guardare ai limiti e iniziare a investire sulle potenzialità di ogni persona. È questo il vero cambio di prospettiva che passa la crescita dell’intero Paese.
A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Alessandra Locatelli?
Sono una persona semplice, con i piedi per terra. Da sempre mi occupo di persone con disabilità e di temi sociali, e da sempre sono anche nella Lega, da quando avevo 15 anni. Sono una persona molto determinata, cerco di ascoltare tutti, ma poi di agire con la mia testa.
Come si diventa Alessandra Locatelli, ci racconti il suo percorso professionale e personale
Sono sempre stata una bambina determinata, coraggiosa. Ho vissuto con i miei nonni fino a 16 anni. Quindi, ho avuto anche la fortuna di avere vicino persone che mi hanno sempre incoraggiata e sostenuta, insieme anche ai miei genitori. Penso che vivere coi nonni sia un valore aggiunto. Ho iniziato già alle scuole superiori a far parte della Lega. Poi ho intrapreso un percorso di volontariato che mi ha portata a cominciare anche un percorso professionale nel mondo del sociale e soprattutto con le persone con disabilità e le loro famiglie. Mentre lavoravo ho studiato e mi sono laureata in sociologia. Ho dedicato tutta la mia vita prima al lavoro e adesso c’è questa parte più politica rispetto anche ai ruoli che ho ricoperto a livello locale, regionale e nazionale, sempre però con un’attenzione e un focus particolare sul tema della valorizzazione delle persone e delle politiche sociali.
Alessandra Locatelli, cosa significa oggi parlare di inclusione in modo concreto e non solo come principio astratto?
Significa passare dalle parole ai fatti, significa che se pensiamo a una norma dobbiamo anche poi metterla in pratica e non stare solo chiusi in un palazzo dietro la scrivania, ma muoversi, visitare il territorio, parlare con le persone e capire quello che succede intorno a noi.
Qual è secondo lei la sfida sociale più sottovalutata in Italia in questo momento?
Tutto quello che riguarda il cambio di prospettiva che mette al centro la persona e che noi stiamo cercando di far capire e promuovere: è necessario vedere nelle persone le potenzialità e non i limiti, serve offrire opportunità, valorizzare le capacità e le competenze, e non parlare più di gruppi a parte che hanno solo bisogno di essere aiutati o assistiti. Questa è una sfida cruciale che ci permette di far crescere le nostre comunità e il nostro Paese, e ritengo che a sottovalutarla siano soprattutto i media.
Alessandra Locatelli, come si costruisce un equilibrio tra ascolto dei territori e decisioni a livello nazionale?
Tutto quello che facciamo a livello nazionale ha delle ripercussioni sui territori, ed è per questo che quando è stata immaginata la riforma sulla disabilità, quando è stato creato il tavolo per la legge sui caregiver familiari, ma penso anche a tutte le altre linee di azione e le politiche messe in campo, a partire dal Piano d’azione nazionale sulla disabilità o al riconoscimento della mototerapia, dei cani guida, e alle altre tematiche che stiamo trattando, siamo partiti dal confronto. Quindi, l’equilibrio giusto è di lavorare con i territori, con il mondo del terzo settore e delle associazioni, con le altre istituzioni coinvolte e cercare di trovare un punto di caduta comune per poi scrivere delle leggi nel miglior modo possibile.
Alessandra Locatelli, quanto conta oggi la collaborazione tra privato e terzo settore per affrontare temi complessi come disabilità, fragilità e coesione sociale?
La collaborazione tra enti pubblici, enti privati ed enti del terzo settore è fondamentale in ogni ambito di azione, e lo è sicuramente sui temi sociali. Credo sia l’unico modo attraverso il quale possiamo pensare, da qui e per il futuro, di dare delle risposte che siano coerenti con i bisogni dei territori, anche perché ognuno fa la sua parte: le istituzioni pubbliche da sole non potrebbero arrivare in modo capillare al territorio, i privati da soli non avrebbero la legittimazione e la forza anche in quel caso per poter distribuire risorse, e il terzo settore da solo non sarebbe né legittimato né avrebbe sufficienti risorse per dare l’aiuto necessario in tanti momenti che abbiamo affrontato, come per esempio durante la pandemia.
Alessandra Locatelli, il suo Ministero mette al centro la persona e l’inclusione, qual è oggi la priorità più urgente per trasformare questi principi in opportunità concrete, soprattutto nel mondo del lavoro?
Il tema dell’inclusione lavorativa è molto sentito. Anche in questo caso, quello che serve non sono solo le leggi – che tra l’altro abbiamo, anche se si possono sicuramente migliorare – ma serve utilizzare quel nuovo sguardo di cui parlavo poc’anzi e cioè rendersi conto in tutti gli ambiti della vita quotidiana dell’importanza di vedere in ogni persona le potenzialità e non i limiti. Questo ci fa ragionare diversamente, non diventa più un obbligo l’assunzione per quote delle persone con disabilità, ma un vantaggio, una risorsa perché investiamo sulle capacità di ogni persona.
Alessandra Locatelli, molte donne si trovano a gestire contemporaneamente carriera, famiglia, spesso anche ruoli di cura complessi. Quali politiche possono davvero aiutare a non dover scegliere tra lavoro e vita personale?
Ci sono misure molto interessanti a livello nazionale, ma anche a livello territoriale. Sono convinta che il tema dei servizi sia fondamentale per garantire a una donna di poter continuare a lavorare affidando il proprio figlio ad asili che siano elastici negli orari, comodi da raggiungere così come anche all’interno delle stesse aziende pubbliche e private avere la possibilità di orari flessibili. Credo che il tema da affrontare, e che abbiamo già iniziato ad affrontare, sia quello della responsabilità condivisa all’interno del nucleo familiare; quindi, non tutto può pesare sulle spalle delle donne, ma deve essere condiviso con equilibrio e in maniera ragionevole in famiglia.
Ministra Locatelli, c’è una misura, un progetto, una riforma del suo mandato di cui va particolarmente fiera, perché ha già prodotto risultati tangibili nella vita delle persone?
La riforma sulla disabilità è una svolta epocale nella presa in carico della persona con disabilità e della sua famiglia, abbiamo già iniziato a vedere nei territori in sperimentazione che i tempi, soprattutto per il riconoscimento dell’invalidità civile, si sono ridotti sensibilmente. Si tratta di un percorso di semplificazione che va nella direzione di agevolare le persone con disabilità e le loro famiglie che devono già affrontare una complessità quotidiana, che non può essere sovraccaricata da complicazioni burocratiche. Con la riforma semplifichiamo e sburocratizziamo: per l’accertamento dell’invalidità civile si passa dalle 7 commissioni attuali ad un’unica, eliminiamo le visite di rivedibilità e riduciamo i tempi di attesa da 120 a 90 giorni per tutti, che diventano 15 per i pazienti oncologici e 30 per i minori. Con il Progetto di vita superiamo le frammentazioni esistenti tra parte sanitaria, sociosanitaria e sociale. Credo che questa sia la strada giusta. Certo, c’è ancora tanto da fare perché si tratta di un cambio nel metodo di presa in carico enorme per un sistema sociosanitario che si è sviluppato in cinquant’anni sempre tra sportelli e separazioni, ma è una sfida che abbiamo iniziato e che porteremo a termine.
Cosa c’è dietro l’angolo per Alessandra Locatelli?
Affronto il mio compito istituzionale e di lavoro, come è sempre stato nella mia vita, con grande responsabilità e serietà, senza dover per forza fare programmi a lungo termine per il futuro. Continuerò a lavorare al servizio delle persone.