Per celebrare i 20 anni della Commissione Donne CooperAzione di Confcooperative il 28 gennaio 2026 si è tenuto l’evento “L’Impresa delle Donne”
“L’Impresa delle Donne” è stata un’occasione di confronto su impresa cooperativa, leadership femminile, innovazione, politiche pubbliche e rappresentanza. Hanno partecipato esponenti delle istituzioni, del mondo accademico e della cooperazione.
Le imprese cooperative femminili
“Il 61% degli occupati sono donne, il 40% dei soci è al femminile e la presenza negli organi di governance raggiunge il 26,5%, dieci punti percentuali sopra la media delle altre forme d’impresa” spiega Alessandra Rinaldi, presidente della Commissione Donne Cooperazione di Confcooperative (https://www.donnainaffari.it/2026/01/intervista-esclusiva-a-alessandra-rinaldi/) in occasione dell’evento L’impresa delle donne. “I numeri delle cooperative aderenti a Confcooperative dimostrano che un modello alternativo esiste e funziona, in un Paese che continua a registrare performance tra le peggiori d’Europa sul fronte dell’occupazione femminile e della parità salariale”.
Gli ultimi 20 anni per l’occupazione femminile
Nata 20 anni fa con l’obiettivo di rendere strutturale l’impegno per la parità di genere nel mondo cooperativo, la Commissione Donne Cooperazione di Confcooperative oggi fa un’analisi critica della situazione lavorativa femminile italiana. Dice Rinaldi: “Due decenni di politiche del lavoro non hanno intaccato una stratificazione che si struttura lungo quattro direttrici: concentrazione dell’occupazione femminile in settori a bassa valorizzazione economica, rarefazione dei ruoli decisionali, frammentazione dei percorsi lavorativi, diffusione del part-time come risposta obbligata all’asimmetria distributiva del carico di cura”.
Il gap con il resto d’Europa
L’Italia registra un tasso di occupazione femminile del 52,5%, contro una media europea superiore al 65%. Il divario retributivo si attesta al 29,1%, con gli uomini che percepiscono in media 8.000 euro in più all’anno. Il Global Gender Gap Index 2025 del World Economic Forum colloca il Paese all’85° posto mondiale, dietro a Germania, Spagna, Portogallo, Francia e persino Grecia, con sei posizioni perse dal 2023 (Istat – Confcooperative). A questo quadro si aggiunge la crisi demografica tutta italiana: meno di 400.000 nascite annue, un livello che compromette la sostenibilità del sistema Paese. Una donna su quattro è costretta a lasciare il lavoro per prestare assistenza a un anziano o a un minore. Circa 2,4 milioni di donne non cercano nemmeno un’occupazione.
Le cooperative femminili
Le cooperative a guida femminile mostrano tassi di sopravvivenza superiori alla media e maggiore propensione all’innovazione sociale, operando in settori strategici come sanità, servizi socio-educativi, agricoltura sostenibile e transizione digitale. Su un totale di 550.000 occupati nel sistema Confcooperative, la presenza femminile raggiunge il 61%, un dato che ribalta la fotografia nazionale. “Non sono numeri da sfoggiare, ma evidenze di un sistema che realizza condizioni più eque” sottolinea la presidente della Commissione, richiamando il pay-off dell’ONU che ha proclamato il 2025 Anno Internazionale delle Cooperative: Building a better world (https://www.un.org/en/desa/cooperatives-launch-2025-international-year).
Gli interventi richiesti da Confcooperative alla politica
Il pacchetto di interventi richiesto da Confcooperative chiede interventi su tre pilastri:
- Sul fronte delle politiche pubbliche: investimenti strutturali in infrastrutture sociali, a partire dal potenziamento degli asili nido, razionalizzazione degli strumenti fiscali, diffusione dello smart working e incentivi per le imprese che adottano politiche di conciliazione. «Serve una riforma del welfare che redistribuisca i carichi di cura tra Stato, imprese e famiglie», è la richiesta.
- Sul piano delle prassi organizzative: parità retributiva verificabile e sanzionabile, trasparenza salariale e flessibilità oraria come standard, non come privilegio da negoziare individualmente.
- Infine, il cambiamento culturale. “Finché la cura sarà considerata compito prevalentemente femminile, la parità resterà irraggiungibile” osserva Rinaldi, che chiede al governo di includere la parità di genere come asse portante del Piano Nazionale dell’Economia Sociale.
“L’Italia non può permettersi di rinunciare al contributo di oltre metà della propria popolazione. Non per retorica, ma per necessità!” conclude la presidente della Commissione Donne Cooperazione.

