Lo studio Anaao Assomed, dieci anni di cambiamenti nel Servizio Sanitario Nazionale
Nel 2025, per la prima volta nel decennio, le dimissioni volontarie dei medici ospedalieri superano i pensionamenti. Sono 3.767 contro 2.876, mentre cresce il ricambio generazionale e si accentuano le differenze territoriali. È quanto emerge dallo studio Anaao Assomed sulla sanità pubblica italiana tra il 2015 e il 2025.
Il 2025 è l’anno del sorpasso
Il cambiamento più significativo riguarda le uscite dal Servizio Sanitario Nazionale. Le dimissioni volontarie passano dalle 1.503 del 2024 alle 3.767 del 2025, con un aumento del 150%, mentre i pensionamenti scendono a 2.876. Complessivamente le uscite raggiungono quota 6.643. Nel 2025 si registrano così 131 dimissioni ogni 100 pensionamenti, contro le 34 dell’anno precedente.
In 12 regioni le dimissioni superano i pensionamenti
Il fenomeno non riguarda soltanto alcune aree del Paese. Secondo lo studio, in 12 regioni su 20 le dimissioni nel 2025 sono superiori ai pensionamenti. Nel Lazio, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna risultano tra 2,4 e 3,3 volte superiori. Per Anaao Assomed questi numeri pongono soprattutto un problema di capacità del sistema pubblico di trattenere i professionisti.
Chi lascia il SSN ha circa 48 anni
A lasciare il sistema pubblico non sarebbero soltanto professionisti vicini alla pensione. Sulla base dei dati disponibili per il Piemonte, lo studio stima infatti in poco più di 48 anni l’età media dei medici che si dimettono. Un dato che Anaao considera particolarmente significativo perché riguarda professionisti nel pieno della propria attività. Nel 2025, inoltre, ogni 100 medici assunti a tempo indeterminato, 43 si sono dimessi.
I medici ospedalieri diventano più giovani
Accanto alle criticità emerge però un cambiamento positivo. Tra il 2015 e il 2024 l’età media dei medici ospedalieri è diminuita di 2 anni e 7 mesi tra gli uomini e di 2 anni e 4 mesi tra le donne. Nello stesso periodo gli organici sono passati da 105.380 a 108.243 medici, con una crescita complessiva del 2,7%.
Quasi 10 mila giovani con il Decreto Calabria
Un ruolo nel ricambio generazionale viene attribuito anche al cosiddetto Decreto Calabria. Dal 2019 al 2025, secondo Anaao, questa modalità di reclutamento ha consentito l’ingresso nel SSN di quasi 10.000 medici, arrivando a rappresentare fino al 43% delle assunzioni a tempo determinato.
Un’Italia sanitaria a due velocità
La crescita degli organici non è però uniforme. Nel decennio considerato Centro e Nord guadagnano complessivamente 4.029 medici, pari al 5,9%, mentre il Mezzogiorno ne perde 1.166, il 3,1%. Tra le riduzioni più consistenti figurano Basilicata (-24,6%), Molise (-17,2%), Valle d’Aosta (-14,2%) e Calabria (-12,6%).
Al Sud il tasso di dimissioni arriva al 4,1%
Anche i dati 2025 mostrano differenze territoriali. Sud e Isole registrano un tasso di dimissioni del 4,1%, contro il 3,1% del Nord e il 3,3% del Centro. Cambia soprattutto il saldo tra assunzioni a tempo indeterminato e uscite: +1.793 al Nord, +199 al Centro e appena +38 nel Sud e nelle Isole.
La sfida è trattenere i medici nel servizio pubblico
La fotografia del decennio presenta quindi due dinamiche parallele. Da una parte gli organici complessivi sono cresciuti e l’età media si è abbassata; dall’altra, nel 2025, aumentano fortemente le dimissioni volontarie. Anaao definisce il fenomeno un “esodo” e individua nella capacità di trattenere i professionisti una delle principali questioni per il futuro del SSN. I numeri mostrano così come la sfida non riguardi soltanto l’ingresso di nuovi medici, ma anche la loro permanenza nella sanità pubblica.
“L’immagine di copertina è stata realizzata con il supporto dell’IA”