“La mia disabilità non è la mia etichetta. Quando corro mi sento libera”. La nostra intervista all’atleta paralimpica Giuliana Chiara Filippi.
Determinata, solare e resiliente. Con queste parole, Giuliana Chiara Filippi si descriverebbe a chi ancora non la conosce. Trentina, classe 2005, una giovane atleta che ha imparato a trasformare i limiti in possibilità. Dalle prime gare ai record italiani, fino alle Paralimpiadi di Parigi, il suo percorso racconta soprattutto una conquista personale: imparare ad accettarsi, a conoscersi e a credere nelle proprie capacità. Perché, come dice lei, quando corre si sente libera.
Chi è Giuliana Chiara Filippi quando non è in pista?
Una ragazza normale che cerca di raggiungere i suoi obiettivi personali.
Quanto della ragazza che sei oggi è frutto dello sport?
Tutto. Se non fosse per lo sport non mi sarei mai trovata. Grazie allo sport ho capito chi sono, il mio vero carattere, le mie forze, le mie potenzialità, i miei pregi e i miei difetti. E mi piaccio così come sono.
Giuliana Chiara Filippi, in una delle tue dichiarazioni hai raccontato che da bambina ti chiedevi: “Perché proprio a me?”. Quando è arrivato il momento in cui quella domanda ha smesso di pesarti?
Da quando ho iniziato a fare atletica nel mondo paralimpico, perché ho iniziato ad accettarmi per quella che sono e a capire che la mia disabilità non è un problema e non è una cosa di cui mi devo vergognare. Solo perché non ho una gamba, questa non deve essere né diventare la mia etichetta e definirmi come persona.
Quando hai incontrato il mondo dell’atletica e quando hai capito che poteva diventare il tuo futuro?
Ho incontrato il mondo dell’atletica alle scuole medie, grazie al mio professore di ginnastica. Ho capito che poteva diventare il mio futuro quando sono entrata nella FISPES e ha iniziato a piacermi davvero tanto, anche grazie al Gruppo Sportivo Paralimpico della Difesa, che ha trasformato la mia passione in un lavoro vero e proprio, credendo in me e nelle mie capacità.
Hai detto che correre ti fa sentire libera. Che cosa significa per Giuliana Chiara Filippi, oggi la parola libertà?
Per me libertà significa potersi esprimere in tutti i modi che si vogliono, essere leggeri senza sentire qualcosa che ti tenga aggrappato a terra e non ti permetta di volare e andare dove vorresti, con i pensieri e con il corpo. E anche staccare la spina: questo è quello che provo quando corro.
Giuliana Chiara Filippi, sei passata dai primi record italiani a gareggiare alle Paralimpiadi di Parigi. Qual è stato il momento in cui hai pensato: “Ce l’ho fatta”?
In realtà non ho ancora raggiunto quel momento. Perché io e il mio team abbiamo un obiettivo importante e, fino a quando non lo raggiungerò, non mi sentirò mai arrivata. (Sono molto critica su me stessa).
A Parigi eri la più giovane della delegazione italiana. Cosa ha significato per te?
È stato bellissimo. Mi sentivo la mascotte della squadra. Tutti gli atleti e i tecnici sono stati carini con me. Mi hanno sostenuta e mi hanno fatta sentire sempre a casa. È bello comunque pensare di aver raggiunto dei palcoscenici così importanti nonostante sia molto giovane. Questo mi aiuta ancora di più a pensare in grande per il futuro, perché piano piano vedo miglioramenti, sento di stare crescendo e so che in futuro potrò portare in alto la nostra nazione.
Quanto lavoro c’è dietro quei pochi secondi di una gara?
Tanto. Tutti i giorni lavoriamo sodo, sia fisicamente sia mentalmente. Non è facile, ma ne vale la pena. Quando fai qualcosa che ti piace davvero tanto senti solo la felicità e la voglia di lavorare.
Giuliana Chiara Filippi, quanto conta la testa rispetto alle gambe?
La testa è molto importante e, fino a poco tempo fa, era il mio punto debole. Ora, con la mia psicologa e la mia mental coach, ci abbiamo lavorato tanto e sono pronta ad affrontare qualsiasi cosa. Io non credevo in me stessa e nelle mie capacità. Invece ora sì e ho visto un miglioramento stratosferico nelle mie prestazioni.
Come reagisci quando il risultato di una gara non è quello che speravi?
Ci rimango ovviamente male per un pochino, ma subito dopo parlo con il mio allenatore, analizziamo la gara e si pensa all’allenamento del giorno dopo e alla prossima gara.
Giuliana Chiara Filippi, secondo te oggi la tecnologia sta davvero rendendo lo sport paralimpico più accessibile?
Sì, molto. Grazie alla tecnologia abbiamo degli strumenti e degli ausili che ci permettono di correre e saltare nei migliori dei modi. Ed è bellissimo!
Cosa c’è dietro l’angolo per Giuliana Chiara Filippi?
Ora la stagione sta finendo. La testa è già in vista dei Mondiali dell’anno prossimo in Uzbekistan, a giugno, e lavoreremo sodo per arrivare là nel migliore dei modi, grazie al mio allenatore Renato Conte e a tutto il team che mi segue.