COMUNICAZIONE

Amatrice: il sisma scuote la rete e le coscienze

Terremoto Centro Italia - Amatrice

Nel web non ci sono solo hashtag per i terremoti e le catastrofi naturali

Il ruolo di internet e dei social media sulla scia di disastri naturali non è ancora ben definito, ma siti come Facebook, Twitter, Istagram, Google+, YouReport e YouTube possono essere di grande valore quando tsunami, terremoti, alluvioni e altre calamità naturali colpiscono una comunità. I recenti disastri naturali che si sono abbattuti su diversi Paesi, Italia compresa, hanno evidenziato come i social network , in particolare, possano giocare un ruolo anche nelle comunicazioni di emergenza. Il terremoto e tsunami in Giappone (2011), l’uragano Sandy a New York (2012), gli alluvioni in Liguria e Toscana (2011), il sisma a L’Aquila (2009) ed in Emilia (2011) sono esempi in cui le piattaforme social si sono rivelate essenziali nella gestione del disastro, nel diffondere informazioni utili, nel mettere in contatto i familiari con le persone presenti sul luogo del disastro, e nel riportare, raccontare e testimoniare lo stato di devastazione del territorio e nell’attivare la rete della solidarietà e del volontariato.

Anche il terremoto che ha colpito il centro Italia è stato raccontato, postato, rilanciato anche grazie ai social network e alla rete internet. Facebook ha il giorno stesso del disstro attivato l’allerta “Safety check”, per le persone che si trovano nelle zone colpite e, grazie a questo strumento, molti sono riusciti a tenersi in contatto a sapere come stavano le persone che vivevano nei territori in cui il terremoto ha colpito maggiormente. Inoltre, ha consentito a chi viveva nei territori limitrofi, dove le scosse non hanno generato danni, di rispondere efficacemente ad ansie e timori in amici e familiari.

Facebook Safety Check per Terremoto in Italia
Facebook Safety Check per Terremoto in Italia

Mentre su Twitter il terremoto è diventato virale, si è calcolato che solo tra tra le 3.36, dopo la prima scossa, e le 10 di mattina ci sono stati oltre 200mila tweet su questa catastrofe. Ma il quadro del rapporto tra social networks e terremoto è molto più ampio. Dai dati dichiarati da Blogmeter nell’arco temporale di riferimento che va dalle 2 della notte del terremoto alle ore 11 del 24 agosto: da Twitter a Facebook, passando per Instagram e YouTube: le notizie sul terremoto che ha sconvolto il Centro Italia, i numeri utili, le foto correlate, le testimonianze, il passaparola, ricordi e messaggi di commozione, gli appelli alla solidarietà e alle istituzioni, sono stati condivisi online da oltre 360.000 utenti italiani generando oltre 1.000.000 di post. Complessivamente, come ha dichiarato l’analista Vincenzo Cosenza di Blogmeter, i messaggi “hanno dato luogo a 6,6 milioni di interazioni”. Potenzialmente i post pubblicati sul cataclisma potrebbero aver raggiunto 5,3 miliardi di altri utenti. Tre quarti dei messaggi sono arriva da Twitter, mentre il 22% da Facebook (valore sottostimato perché non sono conteggiati i post condivisi solo con la propria cerchia di amici), l’1% da Instagram, il 2% da blog e altri siti. Il primo picco di condivisioni si è registrato alle 4, dopo la prima forte scossa delle 3.36, con circa 44 mila post, il secondo alle 11 con 72 mila post. Tra i messaggi che hanno generato più interazioni, rileva sempre Cosenza, ci sono quelli con i numeri della Protezione civile e corredati dalle immagini di devastazione e macerie provocate dal sisma, mentre da tutto il mondo arrivano messaggi di cordoglio e speranza per le vittime e i dispersi attraverso l’hashtag #PrayforItaly o #terremoto.
Non solo i social ma anche la rete non è stata a guardare: immediatamente dopo la prima scossa delle 3.36 le persone si sono riversate anche su Google per cercare informazioni: nei Trend il picco di ricerche viene registrato per il termine “Amatrice”. Inoltre, il News Lab di Google ha reso noto le principali domande rivolte dagli utenti globali sul terremoto in Italia. Il giorno del sisma le frasi più cercate su Google degli internauti nel globo sono state le seguenti : 1. Dove è stato il terremoto in Italia? 2. Dove si trova Amatrice? 3. Ogni quanto spesso si verificano terremoti in Italia? 4. Quanto è grave un terremoto con magnitudo 6,2? 5. Quando il terremoto ha colpito l’Italia? Gli utenti italiani di Internet hanno chiesto invece: Cosa bisogna fare durante un terremoto? 2. Perché i terremoti avvengono durante la notte? 3. Dove si trova Amatrice? 4. Dove c’è stato il terremoto di oggi? 5. Quando ha colpito il terremoto?

Dunque il web, i motori di ricerca, i social network giocano ormai un ruolo strategico nella gestione delle prime fasi delle emergenze , ma le istituzioni devono saper gestire, controllare ed indirizzare le informazioni durante le calamità.
Per esempio nell’Italia colpita dalle alluvioni (Liguria e Toscana, 2011) e dal sisma (Emilia, 2011) blog, siti e social networks hanno rappresentato una delle modalità preferite dai cittadini per lanciare l’allarme o cercare notizie. In Emilia, secondo i dati del team di SNS Italia e dell’Università di Urbino Carlo Bo, sono stati oltre 14.500 i tweet con l’hashtag #terremoto nelle due ore successive alla prima scossa. Nel caso delle alluvioni, su Facebook si è attivata la mobilitazione dei volontari e online è stata organizzata – dal dipartimento di Scienze della Terra e da NatRisk dell’università di Torino, insieme a Il Tirreno e Repubblica Genova – una crowdmap per raccogliere segnalazioni e testimonianze dalle città colpite, combinando le analisi scientifiche con le informazioni mandate dai cittadini via web. Alcune pubbliche amministrazioni stanno prendendo atto del cambiamento, incorporando i social network nella propria comunicazione, sia di emergenza che ordinaria, ma sono ancora troppo poche. Il Comune di Bologna non solo ha usato Twitter per affrontare l’emergenza neve del 2012 (#boneve) ma, con la sua Agenda digitale, studia, dialogando con i cittadini su Twitter, il modo migliore di comunicare sui nuovi canali (i migliori hashtag, le modalità di partecipazione più efficaci, ecc). Molto attivo anche il Comune di Firenze, che ha promosso l’utilizzo dell’hashtag #firenzeneve per informare i cittadini e i media locali delle criticità e dei disservizi in vista delle nevicate del 2012. Infine c’è “Dove siamo nel mondo” un servizio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che consente agli italiani che si recano temporaneamente all’estero di segnalare – su base volontaria – i dati personali, al fine di permettere all’Unità di Crisi della Farnesina, nell’eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza o di catastrofi, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi per rintracciare, e soccorrere, concittadini che si trovano all’estero in luoghi colpiti da calamità.

Sito web "Dove siamo nel mondo" è un servizio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che consente agli italiani che si recano temporaneamente all'estero di segnalare i dati personali, al fine di permettere all'Unità di Crisi, nell'eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso.
Sito web “Dove siamo nel mondo” è un servizio del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale che consente agli italiani che si recano temporaneamente all’estero di segnalare i dati personali, al fine di permettere all’Unità di Crisi, nell’eventualità che si verifichino situazioni di grave emergenza, di pianificare con maggiore rapidità e precisione interventi di soccorso.

La regia centrale di una pubblica amministrazione, contrapposta ai flussi digitali di notizie auto-organizzati dai cittadini, garantisce, secondo i ricercatori Fabio Giglietto dell’università di Urbino e Alessandro Lovari dell’università di Siena, “un più efficace utilizzo dello strumento digitale, promuovendo uno specifico hashtag per aggregare messaggi di pubblica utilità e mitigare il rischio dispersione”. C’è da dire che, nella maggior parte dei casi, durante le calamità, nella rete sono apparsi anche informazioni errate, non aggiornate, contraddittorie. Anche se gli errori spesso vengono risolti grazie al cosiddetto “Effetto Wikipedia”, in cui altri utenti intervengono a correggerli, si osserva che le informazioni false o errate possono facilmente diventare virali. Bisognerebbe creare un ponte tra Facebook e Twitter da un lato e i profili ufficiali delle pubbliche amministrazioni e delle istituzioni dall’altro. I social media sono utili nelle emergenze per la rapidità con cui notizie, spesso cruciali, vengono veicolate: se quest’informazione vitale fosse gestita da esperti, pur preservando il contributo della cittadinanza, permetterebbe una comunicazione ancor più efficace.

 

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