Nella XIII edizione del Rapporto BES sul benessere equo e sostenibile in Italia, realizzato dall’Istat, sono in evidenza i gap di genere
I gap di genere in Italia permangono in diversi ambiti e in particolare nel lavoro, nella formazione, nella sicurezza. Del rapporto BES 2026 realizzato dall’Istat abbiamo deciso di evidenziare proprio queste differenze.
Il Rapporto BES 2026
L’Istat ha divulgato i dati della tredicesima edizione del Rapporto sul Benessere equo e sostenibile (BES). Avviato nel 2010, il progetto BES monitora la qualità della vita delle persone e la sostenibilità del progresso e della distribuzione del benessere nella popolazione e sul territorio. Il Rapporto offre una lettura approfondita dei livelli, delle tendenze e delle disuguaglianze di benessere. Tra i 12 indicatori dominanti, abbiamo selezionato quelli riguardanti Istruzione e formazione; Lavoro e conciliazione dei tempi di vita; Sicurezza.
Istruzione e formazione
Permangono disuguaglianze di genere a svantaggio dei ragazzi (10,1% contro il 6,2% delle ragazze) e sul territorio, a svantaggio dei residenti nelle Isole (13,7%). Diminuiscono i NEET, ma le donne e il Mezzogiorno restano indietro.
Più diplomate e laureate tra le donne
Il 67% delle persone di 25-64 anni ha almeno una qualifica o un diploma secondario superiore (66,7% nel 2024); la quota sale al 69,6% tra le donne (rispetto al 64,3% degli uomini). In tutte le ripartizioni la quota di donne laureate è molto più elevata rispetto agli uomini, e il valore più basso tra le donne (31,8% nel Mezzogiorno) è maggiore di quello più alto tra gli uomini (27% nel Centro). Meno donne laureate però nelle discipline scientifiche (15,2 donne si laureano in discipline STEM ogni 1.000 donne di 20-29 anni, contro 22,4 uomini ogni 1.000).
Lavoro e conciliazione dei tempi di vita
Il tasso di occupazione aumenta di più tra le donne, i più adulti e nel Mezzogiorno ma in quest’ultimo sono occupate solo quattro donne su 10 tra 20 e 64 anni (quasi sei su 10 nella media nazionale). Aumenta la precarietà di lunga durata e si riducono le transizioni da lavori instabili a lavori stabili. La quota di laureati sovraistruiti è più alta per stranieri, giovani e donne. Nel 2025 il 20,9% degli occupati tra i 25 e i 64 anni con titolo di studio terziario svolge una professione poco o mediamente qualificata. Valori più elevati si registrano tra gli stranieri (54,8%, 19,2% per gli italiani), tra le donne (23,9%, 17,0% per gli uomini) e tra i più giovani (23,7% tra i 25-34enni).
Mamme lavoratrici
Più di un’occupata su 10 è in part-time involontario, quota tripla rispetto agli uomini. La quota di part-time involontario tra le donne occupate rimane tripla rispetto agli uomini (12,8% e 4,0%). Persiste lo svantaggio occupazionale delle donne con figli in età prescolare rispetto a quelle senza figli. Nel 2025 il rapporto tra il tasso di occupazione delle donne da 25 a 49 anni con almeno un figlio tra 0 e 5 anni e quello delle donne senza figli (per 100) è stabile al 75,1. Nel Mezzogiorno lo svantaggio è maggiore (74,2), sebbene in miglioramento rispetto all’anno precedente.
Il sovraccarico di lavoro
Il sovraccarico di lavoro riguarda oltre la metà degli occupati tra 15 e 64 anni. Nel 2023 il 52,4% degli occupati svolge più di 60 ore settimanali di lavoro, sia retribuito sia familiare. La quota è più elevata tra le donne (54,6%), per le quali il peso delle ore settimanali dedicate al lavoro familiare è oltre un terzo del totale delle ore lavorate, mentre per gli uomini è circa il 13%. La divisione del lavoro familiare non retribuito rimane fortemente asimmetrica. Nel 2023, il tempo dedicato al lavoro familiare dalla donna (25-64 anni) sul totale del tempo dedicato al lavoro familiare da entrambi i partner occupati è il 68,9%, quota invariata in 10 anni.
Sicurezza
Le donne e le persone con un titolo di studio basso si sentono meno sicure. Il 67,6% degli uomini si dichiara sicuro e tra le donne la quota scende al 44,9%. Le differenze di genere a favore degli uomini si mantengono in tutte le età e sono maggiori tra i giovani fino a 34 anni. Il 60,5% dei laureati si sente sicuro mentre tra le persone con al massimo il diploma di scuola secondaria inferiore la quota scende al 50,8%, e arriva al 39,5% tra le donne. La violenza nella coppia e la violenza fisica sulle donne sono in lieve diminuzione rispetto al 2014, mentre la violenza sessuale rimane stabile.