In campo, come nella vita, non bisogna mai smettere di lavorare per raggiungere i propri obiettivi. Conosciamo Chiara Farnesi, Capitana della Roma Calcio Femminile
Essere capitana significa saper guidare, ma soprattutto dare l’esempio. Per Chiara Farnesi, la leadership si costruisce con il lavoro quotidiano, la capacità di riconoscere e ammettere i propri errori e la volontà di non arrendersi mai, in campo come nella vita. Ventitré anni, calciatrice e capitana della prima squadra della Roma Calcio Femminile e studentessa di Ingegneria clinica, Chiara Farnesi ha imparato a conciliare impegno sportivo e studio, senza rinunciare ai propri obiettivi. Una giovane donna che crede nel valore del sacrificio, nel lavoro di squadra e nella forza di continuare a migliorarsi, senza accontentarsi dei risultati raggiunti.
Chiara Farnesi, a chi ancora non la conosce, come si descriverebbe?
Sono una persona che, oltre a giocare a calcio, studia. Frequento l’università e studio Ingegneria clinica, quindi sono costantemente divisa tra sport e carriera accademica. Sto ancora conseguendo la laurea triennale e organizzo le mie giornate tra lo studio, la squadra e il campo.
Ingegneria e calcio sembrano due mondi lontani. Come riesce a farli incontrare?
In realtà sono due mondi che non si incontrano, se non attraverso la mia persona: ho una grande passione per entrambi. Il mio interesse per i dettagli e per i metodi trova forse un punto di contatto nell’analisi tattica delle partite. È la parte del calcio che mi piace di più. Il mio mister, Simone Lascaro, rappresenta per me una fonte di ispirazione. Ho imparato tante cose da lui e continuo a farlo. Mi affascina tutto ciò che sta dietro al gioco: l’organizzazione, la preparazione e la cura dei dettagli.
Chiara Farnesi, quando ha cominciato a giocare a calcio?
A otto anni, con i maschi, all’Urbetevere Calcio. Ho giocato lì per quattro anni, fino ai dodici, l’età in cui si può ancora giocare con i ragazzi. Poi sono passata all’AS Roma e ho colto la palla al balzo.
Ha sempre affiancato il calcio allo studio. Quando ha capito che sarebbe diventato una parte irrinunciabile della sua vita?
In realtà, fin da subito. Era qualcosa a cui non potevo rinunciare. Anche oggi, pur essendo divisa tra università e sport, non sono pronta a lasciare la mia carriera calcistica. Purtroppo, al momento non posso fare dello sport la mia professione. Il professionismo nel calcio si vive essenzialmente in Serie A; non posso ancora vivere di calcio, ma penso che, se avessi potuto, lo avrei fatto. È la mia strada: a vent’anni non potrei mai rinunciarci. So, però, che a un certo punto dovrò fare altro. Devo quindi riuscire a conciliare le diverse parti di me.
Chiara Farnesi, è capitana da alcuni anni. Che cosa significa ricoprire questo ruolo e che tipo di responsabilità comporta?
Essere capitana significa sapere che, in ogni momento, bisogna essere d’esempio per le altre compagne, che siano più giovani o più grandi di noi. Sono capitana da tre o quattro anni e non sempre mi sono trovata a essere la più anziana del gruppo, anzi, spesso non lo ero. Per questo bisogna saper accogliere e mettere in dialogo persone di età diverse, essere disponibili al confronto sia con chi ha idee più fresche e nuove, sia con chi ha più esperienza di te. Anche le persone più esperte, in determinati momenti, possono avere bisogno di una guida. La capitana deve saper essere un punto di riferimento, attento e d’esempio per tutte.
Come descriverebbe la sua leadership?
Mi considero forse meno brava con le parole che con i fatti. Cerco di essere coerente e di dimostrare sempre il mio spirito di sacrificio. Voglio essere l’ultima a mollare, in campo e fuori, la più attenta ai dettagli e quella che dimostra di avere più voglia di lavorare. Cerco anche di essere la prima ad ammettere i miei errori, perché nel calcio non si può essere sempre i più bravi in tutto. Bisogna essere pronti a lavorare per raggiungere determinati risultati.
Il suo percorso racconta una ragazza che ha saputo conciliare studio e sport, senza rinunciare a nessuno dei due. Quali esperienze l’hanno aiutata a diventare la donna e la professionista che è oggi?
Sono sempre andata particolarmente bene a scuola. Gli anni più difficili, dal punto di vista della gestione del tempo e dello studio, sono stati gli ultimi del liceo, quando giocavo in Serie B con la Roma Calcio Femminile. Anche allora non ero disposta a rinunciare a fare bene in entrambi gli ambiti. Cercavo di dare il massimo, studiando fino a tardi e senza trascurare la scuola, perché ci tenevo. Come diceva lei, fino alla maturità la scuola è il nostro lavoro. Allo stesso tempo, mi ritrovavo a essere una delle più giovani in una prima squadra di Serie B. Per me era affascinante imparare dalle compagne più esperte, comprese quelle che erano state le mie capitane. Cercavo di trarre il meglio dai loro insegnamenti. Ero una ragazzina con tanta voglia di fare, di mettersi in discussione e in gioco, anche osando.
Chiara Farnesi, da capitana e da componente di una squadra, è più difficile gestire una vittoria o ripartire da una sconfitta?
Quando il gruppo è particolarmente numeroso e arrivano risultati positivi, è facile adagiarsi un po’. Dopo una vittoria si rischia di accontentarsi, mentre dopo una sconfitta ognuno sa che è il momento di lavorare. Sì, credo sia più difficile gestire una vittoria.
È proprio dopo un grande successo che bisogna trovare la forza di non rallentare e di non accontentarsi.
Sì, è lì che si vedono la forza del gruppo e la sua mentalità: dopo un grande successo bisogna continuare a lavorare, senza accontentarsi mai.
Come si è concluso lo scorso campionato per la Roma Calcio Femminile?
L’obiettivo che ci eravamo prefissate all’inizio della stagione era raggiungere i playoff. Alla fine, però, non ci siamo riuscite: siamo arrivate quarte e il sogno playoff è sfumato a due giornate dalla fine. La stagione si è conclusa con un po’ di amarezza per non aver raggiunto l’obiettivo. Già dal giugno dello scorso anno, però, ci eravamo dette che dovevamo ripartire da quella sconfitta. Sono fiduciosa.
Che cosa c’è dietro l’angolo per Chiara Farnesi, come calciatrice e come donna?
Siamo ai nastri di partenza del campionato e stiamo lavorando insieme per cercare di vincerlo, arrivare fino in fondo e raggiungere traguardi importanti. Per quanto riguarda il calcio, l’obiettivo è vincere il campionato. Come donna, invece, voglio laurearmi e continuare a sviluppare le mie capacità di leadership. Mi sento ancora agli inizi e so di poter migliorare anche sotto questo aspetto.