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Cybersecurity e intelligenza artifiale

I dati dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale documentano una pressione crescente sui sistemi digitali italiani

La relazione tra cybersecurity e intelligenza artificiale è molto stretta: l’intelligenza artificiale può contribuire tanto alle attività criminali quanto alla prevenzione degli attacchi, ma la sicurezza dipende ancora da competenze, organizzazione e responsabilità.

La nuova sfida per imprese e istituzioni italiane
Ogni giorno aziende, istituzioni pubbliche e cittadini affidano ai sistemi informatici una quantità crescente di informazioni, attività e decisioni. Dalle transazioni bancarie alle cartelle cliniche, dalla produzione industriale ai servizi amministrativi, il funzionamento della società contemporanea dipende ormai da infrastrutture digitali la cui compromissione può produrre conseguenze economiche, organizzative e sociali.

Il Mese europeo della Cybersecurity
È in questo scenario che si celebra, ogni ottobre, il Mese europeo della cybersecurity, la campagna sostenuta dall’Agenzia dell’Unione europea per la cybersicurezza (ENISA – https://www.acn.gov.it/portale/ecsm23) e dalla Commissione europea per promuovere comportamenti digitali più sicuri. L’iniziativa, avviata nel 2012, richiama un principio fondamentale: la sicurezza informatica è una responsabilità condivisa.

La responsabilità della sicurezza informatica
Oggi questa responsabilità assume una dimensione ulteriore. L’intelligenza artificiale sta trasformando gli strumenti disponibili sia per gli aggressori sia per i professionisti incaricati di proteggere sistemi e informazioni.

 

 

L’Italia e la crescita degli incidenti informatici
Secondo la Relazione annuale 2025 dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, il CSIRT Italia ha trattato 2.729 eventi cibernetici, rispetto a una media mensile di 165 eventi nel 2024. Di questi, 615 sono stati classificati come incidenti, cioè eventi per i quali è stato confermato un impatto. La distinzione è importante: non tutti gli eventi rilevati rappresentano compromissioni effettive, così come non tutti gli incidenti hanno la stessa gravità.

Le minacce alla sicurezza informatica
Anche il quadro europeo conferma la rilevanza del fenomeno. L’ENISA Threat Landscape 2026, relativo al periodo gennaio-dicembre 2025, identifica il ransomware tra le minacce con le conseguenze più significative nel breve periodo e indica la Pubblica Amministrazione come il settore maggiormente preso di mira nell’insieme degli episodi analizzati.

L’intelligenza artificiale nelle mani sbagliate
L’ENISA osserva inoltre che l’evoluzione dei modelli di AI potrebbe ampliare le capacità operative degli attori malevoli. Si tratta di una valutazione prospettica dell’agenzia europea, non della dimostrazione che la maggioranza degli attacchi venga già condotta autonomamente da sistemi intelligenti.

Quando un attacco informatico interrompe i servizi pubblici
Uno degli esempi italiani più documentati riguarda l’attacco informatico subito dalla Regione Lazio nell’estate del 2021. La Regione comunicò ufficialmente la compromissione di alcuni servizi e applicazioni digitali, nonché la necessità di isolare i sistemi interessati per contenere le conseguenze dell’attacco. Il successivo ripristino dell’operatività amministrativa e dei servizi a cittadini e imprese venne formalmente comunicato il 16 settembre 2021.

 

Le sanzioni
Nel 2024 il Garante per la protezione dei dati personali ha inoltre comunicato l’irrogazione di tre sanzioni, per complessivi 401.000 euro, nei confronti di Lazio CREA, Regione Lazio e ASL Roma 3, a conclusione dei procedimenti relativi all’incidente. Queste sanzioni non rappresentano il costo economico complessivo dell’attacco, che comprenderebbe anche le attività di ripristino e le conseguenze operative, ma costituiscono un effetto amministrativo concretamente documentato.

La violazione dei dati
Il fenomeno della violazione dei dati è comunque molto più ampio. Nella propria relazione sull’attività del 2024, il Garante Privacy ha registrato 2.204 notifiche di data breach, delle quali 498 provenienti dal settore pubblico e 1.706 da quello privato. Occorre sottolineare che una violazione di dati personali non coincide necessariamente con un attacco criminale: può derivare anche da errori umani, configurazioni inadeguate o altri incidenti di sicurezza.

Il costo economico della vulnerabilità digitale
La perdita di dati è soltanto una delle possibili conseguenze di un incidente informatico. Un attacco ransomware può rendere indisponibili applicazioni essenziali, rallentare la produzione, interrompere le vendite e imporre costose attività di ripristino. La sottrazione di informazioni riservate può invece generare contenziosi, obblighi di notifica, costi legali e danni reputazionali.

I costi per l’Italia
Secondo il Cost of a Data Breach Report 2026 di IBM, il costo medio di una violazione dei dati per le organizzazioni italiane incluse nello studio è stato di 3,55 milioni di euro, rispetto ai 3,31 milioni del 2025. È un indicatore utile per comprendere la rilevanza economica del problema, ma non costituisce una misura rappresentativa di tutti gli incidenti informatici che interessano le imprese italiane.

Come l’intelligenza artificiale può favorire gli attacchi
Uno degli ambiti nei quali l’AI può essere sfruttata per finalità criminali è l’ingegneria sociale, cioè l’insieme delle tecniche utilizzate per manipolare il comportamento delle persone. I modelli generativi consentono di produrre testi credibili, adattare comunicazioni a interlocutori differenti e creare messaggi fraudolenti linguisticamente accurati. Questo può facilitare campagne di phishing e tentativi di impersonificazione.

Audiovisivi
Anche la generazione sintetica di immagini, video e voci introduce rischi significativi. Un messaggio apparentemente proveniente da un dirigente, accompagnato da una voce artificiale somigliante alla sua, potrebbe essere utilizzato per tentare di ottenere un pagamento non autorizzato.

L’analisi delle vulnerabilità
Sul piano più propriamente tecnico, i sistemi di AI possono assistere nell’analisi del codice e delle vulnerabilità, attività che possono essere svolte legittimamente dai ricercatori di sicurezza ma anche sfruttate da soggetti malevoli. Non sarebbe però scientificamente corretto sostenere che questi strumenti siano già capaci di condurre qualsiasi attacco in completa autonomia o che garantiscano agli aggressori risultati superiori ai metodi tradizionali.

Sotto osservazione
L’ENISA considera l’impiego dell’AI nelle operazioni malevole un’evoluzione da monitorare, distinguendo le capacità osservate dagli scenari futuri.

L’intelligenza artificiale come strumento di difesa
Le stesse tecnologie possono essere utilizzate per rafforzare le attività di protezione. I sistemi di machine learning applicati alla cybersecurity possono contribuire a individuare anomalie nei flussi di rete, nei comportamenti degli utenti e nelle attività dei dispositivi. L’analisi automatizzata permette inoltre di correlare grandi quantità di eventi e aiutare gli analisti a stabilire quali segnalazioni richiedano maggiore attenzione.

Le piattaforme per la cybersecurity
Le piattaforme di Endpoint Detection and Response (EDR), Extended Detection and Response (XDR) e Security Information and Event Management (SIEM) costituiscono alcune delle principali categorie tecnologiche utilizzate per queste finalità. Non tutte impiegano necessariamente intelligenza artificiale e non tutte offrono le stesse capacità. La loro efficacia dipende dalle configurazioni, dalla qualità delle informazioni raccolte e dalla capacità dell’organizzazione di intervenire tempestivamente.

Cybersecurity e intelligenza artificiale
Lo studio IBM 2026 rileva, nel proprio campione italiano, che le organizzazioni con utilizzo estensivo di AI e automazione nella sicurezza hanno riportato un tempo medio di identificazione delle violazioni di 123 giorni, rispetto ai 145 giorni delle organizzazioni che non impiegano queste tecnologie. Si tratta di un’associazione osservata nello studio, non della prova che l’AI sia l’unica causa della differenza.

Quali strumenti dovrebbero valutare le aziende?
Più che individuare un singolo prodotto come migliore in assoluto, è opportuno distinguere le principali funzioni di sicurezza. Per proteggere computer e server risultano rilevanti le soluzioni EDR. Per correlare informazioni provenienti da dispositivi, identità e ambienti cloud possono essere valutate piattaforme XDR e SIEM. Per organizzare la risposta agli incidenti esistono inoltre strumenti SOAR, che consentono di automatizzare determinate procedure.

Valutazione costi benefici
Le funzionalità di AI possono essere particolarmente utili nella classificazione degli allarmi, nella ricerca di comportamenti anomali e nel supporto alle investigazioni. Per le piccole e medie imprese, tuttavia, l’adozione di piattaforme avanzate dovrebbe essere preceduta da una valutazione dei rischi effettivi e della capacità di gestione.

Monitoraggio o piattaforma?
In molti casi, una protezione degli endpoint correttamente configurata, l’autenticazione multifattore, backup verificati e un servizio professionale di monitoraggio possono rappresentare una base più appropriata rispetto all’acquisto di strumenti complessi non adeguatamente gestiti. Senza valutazioni comparative indipendenti e riferite a uno specifico ambiente operativo, non è possibile affermare che un determinato prodotto commerciale sia il più efficace.

Dieci buone pratiche per costruire un’organizzazione più sicura

  1. La prima buona pratica consiste nel riconoscere la sicurezza informatica come una responsabilità della direzione aziendale, definendo ruoli, procedure e risorse.
  2. La seconda riguarda la protezione delle identità digitali, attraverso password uniche, password manager e autenticazione multifattore, preferibilmente resistente al phishing.
  3. La terza consiste nel formare periodicamente dipendenti e collaboratori, insegnando a riconoscere comunicazioni fraudolente, richieste di pagamento anomale e tentativi di impersonificazione.
  4. La quarta prevede l’aggiornamento sistematico di software, sistemi operativi e dispositivi, assegnando priorità alle vulnerabilità più pericolose.
  5. La quinta riguarda la realizzazione di backup protetti e verificati, capaci di consentire il recupero delle informazioni e dei servizi anche dopo un incidente grave.
  6. La sesta consiste nel limitare i privilegi degli utenti, evitando che un singolo account compromesso possa accedere indiscriminatamente a tutti i sistemi aziendali.
  7. La settima prevede l’utilizzo di strumenti di monitoraggio e rilevamento delle minacce, con procedure chiare per gestire le segnalazioni.
  8. L’ottava riguarda l’impiego responsabile dell’intelligenza artificiale, evitando la condivisione non autorizzata di dati personali, informazioni riservate e documenti strategici con servizi esterni.
  9. La nona consiste nel predisporre un piano di risposta agli incidenti, stabilendo preventivamente chi debba intervenire, quali sistemi isolare e come gestire le comunicazioni.
  10. La decima, infine, richiede verifiche periodiche dell’efficacia delle misure adottate, attraverso controlli tecnici, esercitazioni e valutazioni del rischio.

Le 6 funzioni fondamentali
Queste raccomandazioni sono coerenti con il NIST Cybersecurity Framework 2.0, che articola la gestione della sicurezza in sei funzioni fondamentali: governare, identificare, proteggere, rilevare, rispondere e recuperare.

La sicurezza informatica come competenza strategica
L’intelligenza artificiale non rende inevitabilmente più insicuro il mondo digitale, così come non garantisce automaticamente una protezione superiore. Il suo impatto dipende dalle modalità di utilizzo, dalle capacità delle persone e dalla qualità delle organizzazioni.

La strategia aziendale per le imprese italiane
Per le imprese italiane, la sfida non consiste soltanto nell’acquistare nuove tecnologie, ma nel sviluppare competenze capaci di integrare sicurezza informatica, gestione del rischio e innovazione. La cybersecurity dovrebbe essere considerata parte integrante della strategia aziendale, non una funzione accessoria da attivare soltanto dopo un incidente.

Una cultura della Cybersecurity
In questa prospettiva, il Mese europeo della cybersecurity rappresenta un’occasione per promuovere una cultura della prevenzione, nella quale dirigenti, lavoratori, tecnici e istituzioni condividano responsabilità e conoscenze. Perché la vera sicurezza digitale non consiste nel credere che un attacco non possa verificarsi, ma nel costruire organizzazioni capaci di prevenirlo, riconoscerlo e affrontarne le conseguenze.

 

Editoriale a cura del prof. dott. Americo Bazzoffia, docente universitario, formatore aziendale, giornalista esperto di AI

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