Calabria: scuola e nuove tecnologie. Un’indagine Censis

Calabria: scuola e nuove tecnologie. Un’indagine del Censis

 

Uno studio sul rapporto tra i giovani di oggi e le nuove tecnologie usate in ambito scolastico: un’indagine condotta sugli studenti calabresi che mette in luce come e quanto essi riescano ad apprendere per mezzo degli strumenti tecnologici, da Youtube a Facebook

Non c’è dubbio che le nuove tecnologie abbiano “invaso” completamente la quotidianità delle nuove generazioni, ma questo comporta un innalzamento o un abbassamento dei livelli di partecipazione intellettuale? In poche parole: si studia di più o di meno? Si apprende di più o di meno?

“Nativi digitali” è il termine che usa la sociologia per descrivere i ragazzi di oggi, nati in una società in cui i computer, il web e le apparecchiature digitali fanno parte della vita quotidiana. Questi giovani non devono apprendere il modo di usare questi strumenti in quanto, al contrario delle generazioni precedenti, non hanno mai dovuto imparare ad usare gli “altri” strumenti, quelli analogici. E così, se una volta c’era il classico volume enciclopedico per fare una ricerca, oggi ci si rivolge al web. L’88% degli studenti ha a casa un PC, e se sono studenti delle superiore lo hanno nel 90% dei casi.

L’indagine rivela che sul 72% degli studenti calabresi PC e WEB hanno effetti positivi sull’apprendimento, ma per il 40% di essi l’utilizzo del computer e l’accesso alla rete fanno calare la voglia di studiare e per il 33,5% degli studenti cala anche la capacità di concentrazione.
Tra di essi, il 76% occupa il suo tempo a guardare i video su Youtube e il 73% lo trascorre su Facebook.

Ovviamente tra gli strumenti digitali non ci sono solo i PC; infatti i ragazzi – soprattutto se la loro famiglia appartiene a una fascia socio economica più elevata – usano anche le telecamere (nel 48% dei casi), gli smartphone (il 22% degli studenti), i tablet (il 10%).

La ricerca del Censis su “i nativi digitali e l’impatto delle nuove tecnologie sui sistemi di apprendimento” è stata promossa dall’Assessorato alla cultura della Regione Calabria (Assessorato alla Cultura) ed ha coinvolto 2.300 studenti delle scuole medie e superiori calabresi fra gli 11 e i 19 anni di età nonché 1.800 genitori. Un’indagine campione che ha valenza anche per chiarire la situazione generale dei giovani in tutta Italia, accomunati da un uso intenso delle nuove tecnologie digitali.

Il coinvolgimento dei genitori è stato utile per appurare se c’è o meno una convergenza di opinioni sugli effetti che l’uso delle tecnologie digitali ha sui ragazzi. E in effetti, contrariamente a quanto si potrebbe pensare, sia genitori che figli la pensano allo stesso modo: il 70% dei genitori e il 72% degli studenti assicurano che esse producano effetti positivi sull’apprendimento, sullo sviluppo della curiosità e dello spirito d’iniziativa. L’incertezza però emerge nel momento in cui si parla degli effetti sulla voglia di studiare, sulla capacità di concentrazione e sul rendimento scolastico. In questo caso sia genitori che figli parlano di effetti negativi. Un contrasto che va tenuto in considerazione in quanto indicatore di una diffidenza generalizzata che accomuna studenti, genitori e docenti quanto le nuove tecnologie vengono messe in rapporto diretto con l’istruzione scolastica, come se l’apprendimento al di fuori della scuola sia diverso da quello al suo interno.  Insomma per la scuola si concepiscono solo gli strumenti tradizionali e non si riesce a valutare l’apporto che la tecnologia digitale potrebbe invece dare a questo ambiente di studio.
Neutralità invece, sempre per entrambe le generazioni, per quanto concerne gli effetti sul rapporto con gli insegnanti o sul rischio di isolamento.

Oggigiorno la dimensione ludica e quella di studio sono più unite proprio grazie alle nuove tecnologie: per i giovani risulta importante saper usare le tecnologie digitali e disporre delle applicazioni più innovative, che possono essere utilizzate contemporaneamente sia per lo svago che per motivi di studio. Ad esempio il 73% degli studenti calabresi utilizza Facebook (la percentuale sale al 79% fra gli studenti delle scuole superiori e si ferma al 65% fra gli alunni delle medie); il 76% utilizza YouTube (80% se sono studenti delle superiori, 70% se sono ragazzi più giovani).
Per il 60% degli studenti delle superiori l’utilizzo del PC è quotidiano e finalizzato alle relazioni e all’accesso ai social network per frequentare gli amici al di fuori della scuola. Il 44% degli studenti naviga quasi tutti i giorni alla ricerca di informazioni.
Le quattro applicazioni più importanti per i ragazzi sono: i motori di ricerca, i social network, la visione di video, la possibilità di scaricare musica.

Il rapporto con la scuola per i ragazzi rimane “sgradito” e il fatto che la struttura scolastica disponga di tecnologie digitali non fa loro cambiare opinione: ben l’84% degli studenti calabresi afferma che durante la settimana il computer non viene mai usato per studiare le materie umanistiche. La percentuale si riduce di poco nel caso delle materie scientifiche (79%) e di quelle tecniche (66%). I docenti stessi ammettono di avere una certa “resistenza culturale” motivata dalla convinzione che sia più efficace e corretto l’approccio tradizionale al trasferimento del sapere. Pur essendo consapevoli che le nuove tecnologie sono imprescindibili per cercare un dialogo con i ragazzi e per svolgere al meglio la propria funzione, gli insegnanti diffidano di un apprendimento partecipativo che potrebbe mettere in discussione il loro ruolo.

D’altro canto bisogna pur ammettere che non perché si usa o meno il PC i ragazzi smettano di leggere o non riconoscano la valenza culturale di un libro: per la maggioranza degli studenti calabresi (il 54%) consultare un testo su Internet non è più facile che leggere un libro. E il 73% non trova difficile mantenere la concentrazione nella lettura dei volumi stampati.
Anzi, oggi nelle case ci sono molti più libri che in passato: nel caso studiato della Calabria, il 32,5% delle famiglie dei ragazzi delle scuole medie possiede più di 100 libri, contro il 21% delle famiglie degli studenti delle superiori.

La ricerca del Censi dal titolo “I nativi digitali in Calabria” è stata presentata nella prima settimana di luglio da Giuseppe Roma, Direttore Generale del Censis, e commentata da Giuseppe Scopelliti, Presidente della Regione Calabria, da Mario Caligiuri, Assessore alla cultura della Regione Calabria, e da Tullio De Mauro, Mario Morcellini, Riccardo Luna, Luca De Biase, Giuseppe De Rita, Presidente del Censis, e Francesco Profumo, Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

 

(nelle foto: Tullio De Mauro; Ministro Profumo)