Il sole si porta a casa

agnese-cecchini

Un miliardo e mezzo di persone nel mondo ancora oggi non hanno elettricità. Per aiutarle, possono rivelarsi necessari ingegneri solari qualificati: il ruolo delle donne ingegnere

A cura di Agnese Cecchini, direttore editoriale Gruppo Italia Energia

“Un giorno la nonna salì su un aereo e poi un altro e poi un altro partita è stata via sei mesi, e quando è tornata ha riportato indietro il sole”

Questa potrebbe essere la storia che diverse bambine nel Perù con occhi sgranati ascolteranno più e più volte intorno ai bracieri, con la differenza che questa favola è accaduta davvero e che le nonne o le mamme con gli aerei sono andate per tornare con la qualifica di “ingegneri solari”.

Se consideriamo che un miliardo e mezzo di persone nel mondo oggi non solo non hanno elettricità, ma soprattutto non hanno le infrastrutture per accedervi, le rinnovabili rappresentano l’unica chance, pulita e sostenibile, per iniziare velocemente un processo di elettrificazione diffuso. Aumentare le ore di studio e di lettura, come la possibilità di essere informati con internet e cellulari e, magari in un futuro, assolvere anche altri bisogni piccoli e grandi. Penso ad attività come la tessitura della lana e molto altro.

Certo non si potrà fare tutto con pochi pannelli, ma di certo accendere tante scintille non potrà che essere da esempio e aiutare la crescita di consapevolezza di un bisogno come quello della fornitura elettrica. Come dice anche l’ad di Enel Green Power Francesco Venturini, nel corso dell’evento tenutosi a Roma lo scorso 1 luglio presso l’auditorium Enel, dedicato a celebrare la forza delle 39 ingegneri solari diplomate ad oggi dall’iniziativa dell’azienda: “Vogliamo giocare un ruolo attivo. Non è solo un problema di luce, ma anche di accesso informatico. Siamo qui per centrare il ruolo importante delle donne”.

Sì, perché grazie ad un programma sociale finanziato da questa grande compagnia elettrica, ci fa piacere dirlo, italiana, alcune donne di diverse aree rurali possono apprendere come costruire un inverter e gestire attacchi e prese elettriche di un pannello solare.
Per far ciò vengono portate sei mesi in India presso il Barefoot College (Università dei piedi scalzi).
“Siamo partiti dalle donne perché sono affidabili. Rappresentano i pilastri della comunità e non la lasciano ottenuto il certificato di Ingegnere solare. In questo modo creiamo valore sul posto” spiega Maria Cristina Papetti Responsabile Enel Sustainability Projects and Practice Sharing. Si chiama “Modello di creazione del valore condiviso” come sottolinea Venturini, un modo cioè per far partire la creazione del valore direttamente da chi quel valore lo può vivere.

L’approccio è semplice, una volta spiegato alle comunità rurali il funzionamento del programma, se queste decidono di aderirvi fanno una sorta di “acquisto” di pannelli fotovoltaici. Le donne, due per comunità, partono sei mesi per l’India; lì, passate le prime difficoltà legate alla lingua, apprendono nozioni totalmente nuove, per poi rientrare nei loro Paesi e iniziare a istallare e manutenere i pannelli fotovoltaici.

“Denutrizione e mancanza di elettricità rientrano spesso nella stessa area geografica” conclude il Presidente Enel Patrizia Grieco. “Capire i bisogni della comunità é un modo per capire e quindi fidelizzare i clienti nel futuro”. Se questo avverrà attraverso le donne tanto meglio, ma ciò che è fondamentale per la Presidente resta la valorizzazione dei talenti, chiunque essi siano.