La nuova indagine Istat sulla sicurezza delle donne mostra il legame tra le violenze subite prima dei 16 anni e quelle vissute in età adulta. Il 14,9% delle donne tra 16 e 75 anni dichiara di aver subìto violenza fisica o sessuale durante l’infanzia.
Ci sono violenze che finiscono quando l’episodio termina. E ce ne sono altre che possono lasciare una traccia molto più lunga. Per comprendere la violenza contro le donne, infatti, non basta osservare ciò che accade durante l’età adulta. Occorre tornare indietro, fino all’infanzia, e capire cosa è accaduto prima dei 16 anni. È da questa prospettiva che parte la terza Indagine sulla sicurezza delle donne dai 16 ai 75 anni, condotta dall’Istat tra marzo 2025 e gennaio 2026. I dati restituiscono un quadro nel quale violenza subita, violenza assistita e contesto familiare sembrano essere strettamente collegati. La domanda con cui possiamo leggere questi numeri è allora una: quanto può incidere ciò che una bambina vive durante l’infanzia sulla violenza che potrebbe incontrare nel corso della propria vita?
Quasi tre milioni di italiane hanno subìto violenza prima dei 16 anni
Il primo dato fotografa la dimensione del fenomeno. Il 14,9% delle donne tra i 16 e i 75 anni dichiara di aver subìto almeno una forma di violenza fisica o sessuale prima dei 16 anni. La percentuale sale al 15,3% tra le donne italiane, pari a circa 3 milioni di persone, mentre è dell’11,4% tra le donne straniere, oltre 244mila. La violenza fisica riguarda il 9,2% delle donne italiane e il 9,6% delle straniere. Per quanto riguarda invece la violenza sessuale, il dato è dell’8,2% tra le italiane, poco meno di 1 milione e 650mila donne, e del 3,4% tra le straniere, circa 72.700 donne. Sono numeri che raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale e che permettono di spostare l’attenzione dal singolo episodio alla dimensione complessiva del problema.

La violenza arriva spesso da persone conosciute
C’è un altro elemento che emerge dall’indagine e che riguarda gli autori. La violenza subita durante l’infanzia avviene prevalentemente per mano di persone conosciute dalla vittima, comprese quelle appartenenti alla famiglia. Tra le donne italiane, il 13,5% dichiara di aver subìto violenza fisica e/o sessuale prima dei 16 anni da almeno una persona conosciuta. Tra le straniere la percentuale è dell’11,2%. Il confronto con gli episodi attribuiti a sconosciuti è significativo: il dato è del 2,1% per le italiane e dello 0,6% per le straniere. Tra le persone conosciute assumono un ruolo rilevante anche i genitori. Il padre o patrigno viene indicato dal 2,7% delle donne italiane e dal 3,7% delle straniere.
La violenza sessuale durante l’infanzia
Il fenomeno assume caratteristiche differenti a seconda della forma di violenza. Il 7,2% delle donne italiane e il 2,8% delle straniere dichiara di aver subìto contatti indesiderati nelle aree intime del corpo. Quando si considerano forme più gravi di violenza sessuale, le percentuali diminuiscono e le differenze tra italiane e straniere si riducono. Il 2,1% delle italiane e l’1,8% delle straniere dichiara, ad esempio, di essere stata costretta a toccare le parti intime di qualcuno. Gli autori sono nella maggior parte dei casi uomini e, ancora una volta, si tratta prevalentemente di persone conosciute: parenti, amici e amici di famiglia. Un elemento particolarmente significativo riguarda il silenzio. Più del 58% delle vittime non ha parlato con nessuno delle violenze subite durante l’infanzia.
Quando la violenza entra nella famiglia
L’indagine non si ferma alla violenza direttamente subita. Considera infatti anche la violenza assistita, cioè l’esposizione durante l’infanzia a violenze verbali o fisiche tra i genitori, oltre alle umiliazioni e alle denigrazioni rivolte ai fratelli. Il 10,4% delle donne dichiara di aver assistito durante l’infanzia a queste forme di violenza. Il dato è del 10,3% tra le italiane e dell’11,6% tra le straniere. Qui emerge uno degli aspetti più delicati dell’indagine: vivere in un ambiente caratterizzato dalla violenza può accompagnarsi a una maggiore esposizione ad altre forme di violenza. Tra le donne che hanno assistito sia alla violenza verbale sia a quella fisica tra i genitori, quasi la metà delle italiane e poco meno di un terzo delle straniere ha anche subìto violenze fisiche e/o sessuali durante l’infanzia.
Dall’infanzia all’età adulta
Ed è proprio a questo punto che il rapporto tra le diverse fasi della vita diventa più evidente. Secondo i dati Istat, il 31,9% delle donne italiane e il 27,4% delle straniere ha subìto violenza fisica o sessuale da adulta. Ma la percentuale aumenta sensibilmente tra coloro che avevano già vissuto violenza durante l’infanzia. In questo caso arriva al 57,2% tra le donne italiane e al 56,8% tra le straniere. Il dato mostra quindi una forte associazione tra l’esperienza della violenza durante l’infanzia e quella vissuta successivamente in età adulta. L’Istat evidenzia così la presenza di processi di trasmissione intergenerazionale della violenza, già emersi nelle precedenti indagini del 2006 e del 2014.
Il ruolo della famiglia
Il contesto familiare assume un peso particolare quando si analizzano queste connessioni. Tra le donne italiane, la quota di coloro che hanno subìto violenza da adulte raggiunge il 68,2% quando durante l’infanzia il padre ha esercitato violenza fisica nei loro confronti. Tra le donne straniere, il dato più elevato riguarda invece i casi nei quali è stata la madre a esercitare violenza fisica: la percentuale raggiunge l’88,1%, rispetto al 64,4% registrato tra le italiane. Sono dati che vanno letti all’interno della metodologia dell’indagine e che non consentono, da soli, di stabilire rapporti di causa-effetto individuali. Indicano però una relazione statistica particolarmente rilevante tra le esperienze vissute durante l’infanzia e quelle successive.
Dal 2014 qualcosa è cambiato
Il confronto con la precedente indagine Istat del 2014 offre anche un altro elemento. Per la fascia di età 16-70 anni, l’unica direttamente confrontabile, diminuisce la quota di donne che dichiarano di aver subìto violenza sessuale prima dei 16 anni. Si passa dal 10,6% del 2014 al 7,8% rilevato nella nuova indagine. Il dato rappresenta una variazione importante, ma va interpretato considerando le caratteristiche metodologiche delle rilevazioni e il periodo di riferimento. L’indagine 2025-2026 amplia inoltre la rilevazione rispetto al passato, includendo anche le violenze fisiche subite da qualsiasi autore e alcune forme di violenza psicologica, come umiliazioni e denigrazioni da parte dei genitori.
Guardare alla violenza prima che diventi adulta
Noi possiamo quindi leggere questi numeri non soltanto come una fotografia del passato, ma anche come un’indicazione per comprendere il presente. La violenza contro le donne non comincia necessariamente quando una donna diventa adulta. In una parte dei casi, la storia può iniziare molto prima, dentro le relazioni familiari, attraverso una violenza direttamente subita oppure osservata. Questo non significa che ogni bambina vittima di violenza diventerà necessariamente una donna vittima di violenza. I dati mostrano un’associazione statistica, non un destino individuale. Significa però che l’infanzia rappresenta un momento fondamentale per prevenire la violenza e interrompere quei meccanismi che possono riprodursi nel tempo.
Una questione che riguarda tutta la società
La nuova indagine Istat porta così l’attenzione su un tema che va oltre la sola dimensione dell’emergenza. Prevenire la violenza contro le donne significa anche interrogarsi sull’ambiente nel quale crescono bambini e bambine, sulla capacità di riconoscere i segnali di violenza, sulla possibilità di chiedere aiuto e sulla costruzione di relazioni fondate sul rispetto. E significa guardare anche a quella parte del fenomeno che rimane silenziosa: quel 58% e oltre di vittime che durante l’infanzia non ha raccontato a nessuno ciò che aveva subito.
Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire
Non soltanto dalla domanda su come intervenire quando la violenza è già avvenuta, ma da quella, più difficile, su come costruire condizioni capaci di riconoscerla e prevenirla prima che diventi parte della vita adulta. Perché i numeri dell’Istat raccontano il fenomeno. Ma dietro quei numeri ci sono bambine che hanno vissuto esperienze di violenza e donne che, anni dopo, ne possono ancora portare le conseguenze. Ed è proprio nel passaggio dall’infanzia all’età adulta che la prevenzione può diventare una responsabilità collettiva.