Wikipedia chiude

DdL Intercettazioni: i lavoratori del web in rivolta

Wikipedia si oscura per protesta contro il ddl intercettazioni

La nuova normativa in discussione a Palazzo Montecitorio dopo quasi tre anni di rimbalzi tra le due Camere del Parlamento, sta causando la rivolta di chi col web lavora. Un esempio di protesta è l’oscuramento della più nota enciclopedia libera online: Wikipedia

Vai all’articolo di aggiornamento : Wikipedia riapre dopo tre giorni …

L’articolo del Disegno di Legge che ha suscitato tali profonde proteste è il n. 29, che allarga la responsabilità civile e penale di ciò che si scrive anche agli operatori del web, che si tratti di siti pubblici o di blog privati non importa. Chiunque si ritenga offeso da uno scritto che circola in rete, può chiedere al provider di rettificarlo entro 48 ore con uno scritto di proprio pugno. Se ciò non accade, il provider è costretto a cancellare l’“oggetto della discordia” mentre all’autore verrà comminata una sanzione pari a 12 mila euro.

Alla Camera è iniziata la discussione del Disegno di Legge che vuole cambiare la famosa Legge sulla Stampa, n. 47/48. Il disegno di legge è noto come Atto camerale 1415-B, presentato nel 2008, che al Senato risulta come atto 1611: “Norme in materia di intercettazioni telefoniche, telematiche e ambientali. Modifica della disciplina in materia di astensione del giudice e degli atti di indagine. Integrazione della disciplina sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche”. Approvato dalla Camera nel 2009, modificato dal Senato nel 2010, ora è “calendarizzato” a partire da oggi per il nuovo dibattito alla Camera.

 

le modifiche apportate all’art. 29 che tanto hanno fatto discutere

Art. 29.

All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:

a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»;

b) al quarto comma, dopo le parole: «devono essere pubblicate» sono inserite le seguenti: «senza commento»;

c) dopo il quarto comma è inserito il seguente:
«Per la stampa non periodica l’autore dello scritto, ovvero i soggetti di cui all’articolo 57-bis del codice penale, provvedono, su richiesta della persona offesa, alla pubblicazione, a proprie cura e spese su non più di due quotidiani a tiratura nazionale indicati dalla stessa, delle dichiarazioni o delle rettifiche dei soggetti di cui siano state pubblicate immagini o ai quali siano stati attribuiti atti o pensieri o affermazioni da essi ritenuti lesivi della loro reputazione o contrari a verità, purché le dichiarazioni o le rettifiche non abbiano contenuto di rilievo penale. La pubblicazione in rettifica deve essere effettuata, entro sette giorni dalla richiesta, con idonea collocazione e caratteristica grafica e deve inoltre fare chiaro riferimento allo scritto che l’ha determinata»;

d) al quinto comma, le parole: «trascorso il termine di cui al secondo e terzo comma» sono sostituite dalle seguenti: «trascorso il termine di cui al secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, e sesto comma» e le parole: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo e quarto comma» sono sostituite dalle seguenti: «in violazione di quanto disposto dal secondo, terzo, quarto, per quanto riguarda i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, quinto e sesto comma»;

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente:
«Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva, o delle trasmissioni informatiche o telematiche, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta».

Ovviamente tale articolo ha ben poco a che vedere con le intercettazioni (riportiamo l’intero testo del Disegno di Legge in allegato), ma vi è stato inserito perché il problema delle intercettazioni pubblicate ha a che vedere con i giornali e con i siti di informazione, ma le intercettazioni possono anche essere pubblicate sui blog personali o sui social network. Per mettersi al riparo dalle diffamazioni – o comunque da chi in tal modo le voglia percepire – si è allargata così tanto la misura preventiva che ora si rischia di far cadere nella rete chiunque e senza possibilità di contraddittorio.

Molte persone ormai usano la rete non solo per comunicare ma anche per lavorare. I social network, i blog, i siti più o meno professionali, e tutti i prodotti informativi, dai giornali alle enciclopedie online, sono divenuti uno strumento importante per informarsi come per esprimere i propri pensieri e far “marciare” la società; le informazioni sono parte fondamentale di qualsiasi progetto lavorativo – e noi lo sappiamo bene.

Far sì che una persona qualunque possa esercitare il diritto di autodifesa da eventuali diffamazioni è cosa giusta, ma è anche vero che se noi giornalisti conosciamo le nostre responsabilità – e a memoria l’obbligo della rettifica, è anche vero che la libera espressione del pensiero in ogni forma e con ogni mezzo è un diritto costituzionale. Con il giusto limite dell’offesa all’altrui reputazione.

Una enciclopedia libera e indipendente, aperta ai contributi di chiunque, che oggi è considerata la prima enciclopedia mondiale, ha deciso di protestare contro questa normativa che, rendendo sempre più limitata la capacità di espressione dei cittadini, potrebbe aumentare i rischi di vivere in uno “Stato di Polizia”, dove pian piano i divieti superano i diritti.

Wikipedia, di lei stiamo parlando, ha deciso di agire così: da ieri le sue pagine sono bianche ed è comparsa al loro posto la seguente scritta

Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c’è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.

Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.

Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l’obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della “lesività” di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all’opinione del soggetto che si presume danneggiato.

Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l’introduzione di una “rettifica”, volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.

In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l’intera pagina è stata rimossa.

Questo messaggio ha rappresentato il “la” alla rivolta del popolo di internet. Con un tam tam di email i social network hanno deciso di lottare per la sopravvivenza dei blog e di Wikipedia.
Su Facebook, il più popolare di essi, è stata aperta una pagina dedicata all’evento: gli utenti hanno intenzione di raggiungere il milione entro domenica prossima. Si tratta di una protesta online, virtuale, accompagnata ad una protesta reale: giovedì 13 ottobre la protesta virtuale è la cessazione di ogni attività su internet; venerdì 7 ottobre quella reale è una manifestazione davanti ai tribunali delle maggiori città italiane.

Nel frattempo il tam tam continua a far rimbalzare l’articolo 27 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, che recita: «Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»

Così mentre l’iter alla Camera prosegue con la discussione delle modifiche apportate dal Senato – e proprio a partire da oggi – la società italiana si ribella. Probabilmente i nostri parlamentari non hanno considerato quale potere e pervasività ha ormai raggiunto la rete, soprattutto da parte dei giovani che rappresentano la società lavorativa del futuro.

L’esame del provvedimento modificato dal Senato, che si allega all’articolo, da parte della Camera era iniziato già a luglio 2010 (era stato precedente discusso dalla commissione giustizia della Camera stessa), ma poi si era rimandato alla data odierna. Radio Radicale ha intervistato a questo riguardo, alcune ore fa, Maurizio Codogno, il portavoce di Wikimedia.

Riportiamo il link alla registrazione e in allegato il disegno di legge.

Allegati

LINK: Radio Radicale, intervista-a-maurizio-codogno-sul-ddl-intercettazioni-e-sullobbligo-di-rettifica-sul-web

pdf Testo-DdL-Intercettazioni.pdf

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