PIL nell’area Euro: previsioni per il 2012

PIL nell’area Euro: previsioni per il 2012

Dalla leggera recessione prevista fino a giugno, ai primi segnali di stabilizzazione previsti per la seconda metà del 2012. A dirlo è Olli Rehn, il Vicepresidente e Commissario europeo responsabile per gli Affari economici e monetari

Nel 2012 nei Paesi dell’Unione Europea la crescita del PIL reale su base annua non ci sarà e si dovrebbe ridurre dello 0,3% nei Paesi dell’area Euro. In Italia la riduzione sarebbe però ancora più marcata e pari all’1,3%.  Grandi differenze pertanto tra i vari Paesi membri, mentre, a causa dei prezzi elevati dell’energia e degli aumenti delle imposte, l’inflazione ha un nuovo balzo in avanti (del 2,3% in media nell’UE, del 2,1% in media nell’area euro e del 2,9% in Italia).

L’arresto della ripresa economica partito a fine anno scorso, analizzando questi dati, dovrebbe proseguire fino a giugno 2012. Visto il suo persistere, e dei bassi livelli di fiducia, la spinta alla crescita si affievolirà e le previsioni al riguardo (del novembre 2011) sono state pertanto revisionate al ribasso: -0,6% per l’UE; -0,8% per l’area euro.
La crescita del PIL (Prodotto Interno Lordo) sarà negativa per nove Paesi, tra cui l’Italia (gli altri sono Grecia, Spagna, Portogallo, Belgio, Slovenia, Ungheria, Paesi Bassi, Cipro). Sarà invece positiva per diciassette Paesi, con i livelli più alti di crescita che verranno raggiunti da Lettonia, Lituania e Polonia (i più bassi saranno quelli di Grecia e Portogallo).

Per quanto concerne l’economia italiana, in base alla stima trimestrale dell’Istat, vi è stata una netta discesa del PIL reale (-0,7%) nell’ultimo trimestre del 2011 che ha portato alla revisione al ribasso per il 2012. L’inflazione in Italia sarà alta anche per il 2012 e si attesterà al 2,9%.

 

Commiss Olli RehnIl Vicepresidente e Commissario europeo per gli Affari economici e monetari, Olli Rehn, non si lascia però abbattere da questi dati ed è ottimista: “nonostante l’arresto della crescita, si intravedono segnali di stabilizzazione dell’economia europea. Il clima economico rimane a livelli bassi, ma le tensioni sui mercati finanziari si stanno allentando. Molte delle misure essenziali per garantire la stabilità finanziaria e creare le condizioni per una crescita più sostenibile e per la creazione di posti di lavoro sono state adottate. Con un’azione decisa possiamo superare la crisi e procedere dalla stabilizzazione allo stimolo alla crescita e alla creazione di posti di lavoro” ha dichiarato.

 

Indice Fiducia UELa fiducia delle imprese e dei consumatori dell’Unione Europea è però ancora piuttosto bassa nonostante i segnali di stabilizzazione del settore finanziario, le politiche credibili dei Paesi più vulnerabili e il crescente riconoscimento dei progressi nell’affrontare la crisi del debito sovrano. I mercati si sono dunque stabilizzati e la percezione del rischio sovrano in alcuni Stati si è ridotta. Cionostante le condizioni di accesso al credito per le imprese private sono divenute più restrittive e la situazione dei mercati finanziari dell’UE rimane incerta facendosi sentire sui consumi e sugli investimenti privati.

Non è solo l’Europa ovviamente ad accusare i colpi della crisi: l’economia mondiale è meno favorevole e la domanda dai Paesi extra UE si è indebolita, pesando sulle esportazioni nette (anche per i prossimi mesi).

La situazione attuale è dunque piuttosto negativa, ma le previsioni per il secondo semestre di quest’anno sono più rosee: il rischio di una stretta creditizia si sta riducendo grazie alle misure di liquidità adottate dalla BCE (Banca Centrale Europea); inoltre, le condizioni creditizie non dovrebbero limitare gli investimenti e i consumi tenendo conto del calo della domanda. Di conseguenza la fiducia verrà ripristinata e gli investimenti e i consumi riprenderanno quota nella seconda parte dell’anno.

Il problema che continua a persistere è però quello dei prezzi dell’energia, che causano l’aumento dell’inflazione – o perlomeno un blocco del suo calo – e che si sommano agli aumenti delle imposte indirette. Questi costi impediscono la diminuzione dei prezzi e sono d’ostacolo pertanto alla crescita.
Inoltre, a causa delle tensioni geopolitiche, ci potrebbe essere un’interruzione delle forniture di petrolio che, sommata a una forte domanda  da parte dei mercati emergenti, potrebbe provocare un ulteriore aumento dei prezzi dei combustibili e, di conseguenza, dell’inflazione.

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