Associazionismo femminile in Veneto: due ricerche dell’Università di Padova

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Associazionismo femminile in Veneto: due ricerche dell’Università di Padova

Studi commissionati e finanziati dalla Commissione regionale Pari Opportunità per analizzare il peso delle realtà sociali, sindacali e d’interesse che hanno unito le donne e le lavoratrici venete tra 800 e 900

L’ambiente lavorativo, ma anche quello civile e religioso. Sono alcuni degli ambienti dove si sono sviluppate le prime associazioni femminili venete a partire dall’800. Il Veneto è tradizionalmente una regione dove il volontariato gode di buona se non ottima salute. E dove anche diverse associazioni femminili, da quelle sindacali o parasindacali a quelle politiche, sono nate e cresciute.

Due ricerche dell’Università di Padova, commissionate e finanziate dalla Commissione regionale Pari Opportunità, le hanno adesso studiate in modo analitico, andando a vedere quanto abbia influito la storia e il tessuto economico-produttivo nell’avvio dei primi movimenti femminili. Due studi che ricostruiscono il percorso di costruzione delle associazioni femminili in un luogo dove si è verificata una straordinaria confluenza che ha visto da una parte il mazzinianesimo e dall’altra la tradizione cattolica, oltre a mostrare come la qualità del lavoro delle donne sia direttamente legata anche alla nascita di associazioni femminili.


Ascolta l’intervista a Saveria Chemotti, delegata per la cultura e gli studi di genere dell’Università di Padova e coordinatrice del lavoro



Ascolta l’intervista a Simonetta Tregnago, presidente della Commissione Pari opportunità Regione Veneto


La prima ricerca s’intitola dunque “Aspetti dell’associazionismo femminile in Veneto tra Ottocento e Novecento” e indaga in particolar modo le associazioni mutualistiche in Veneto nel periodo storico dall’800 al ’900, prendendo in considerazione l’associazionismo cattolico femminile veneto, le associazioni sportive femminili e l’associazionismo di stampo politico-culturale – che ha promosso iniziative per il suffragio -, le leghe e le unioni. In un periodo in cui, secondo il Codice civile Pisanelli del 1865, alla donna sposata era vietato donare o vendere beni, contrarre mutui o riscuotere capitali senza l’autorizzazione formale da parte del marito.
Oltre ad un approfondito inquadramento storico, economico, politico e religioso del Veneto, a chiusura dello studio si trova anche una serie di schede di analisi di alcune società femminili di mutuo soccorso e di donne che si sono spese particolarmente nell’attività associativa o sindacale. Citiamo, tra le altre, la Società femminile di mutuo soccorso di Rovigo dove, nel 1878, nasce un patronato femminile promosso da un comitato guidato da Clarice Dalla Bona Roncali. Si tratta di una figura di donna letterata di orientamento moderato, collaboratrice del giornale «La Donna». Poco dopo nacque una società femminile di mutuo soccorso che, col motto «Lavoro, moralità, risparmio», era diretta da Alba Pastorello Chilese, moglie di Domenico Chilese, promotore della locale società mutualistica maschile e prima ancora sostenitore dell’Unità e della causa garibaldina.

La seconda ricerca, dal titolo “Organizzazione dell’associazionismo femminile e dibattito politico-culturale nel Veneto dal 1946 ad oggi” si concentra sull’associazionismo politico femminile dal secondo dopoguerra, affrontando temi quali il diritto al voto o il miracolo economico come volano per l’emancipazione femminile, il lavoro delle donne, il neofemminismo degli anni ’70 e l’associazionismo femminile apartitico.
Agnese Fedeli

 

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