Concluso il Progetto TriangolAzione: una ricerca sulla scuola e sulla società

TriangolAzione Matilde Leonardi

Riflettere e agire per l’inclusione: una risorsa e un dono per la comunità, la misura del livello di civiltà del Paese

Concluso il Progetto TriangolAzione: una ricerca sulla scuola e sulla società svolta in 16 regioni italiane

“Civiltà è, in primo luogo, capacita di accoglienza: e se anche questa non viene conteggiata nel PIL, e non rientra pertanto negli indicatori quantitativi della ricchezza di uno Stato, resta un elemento imprescindibile per misurare la crescita di un Paese”. Ne sono convinti gli ideatori del progetto TriangolAzione, i cui risultati sono stati appena presentati a Roma, nella splendida cornice di Palazzo Rospigliosi, a due passi dal Quirinale.

Una analisi acuta sulle azioni svolte in tema di sostegno alla disabilità nei contesti scolastici di 16 istituti italiani, realizzate con la partecipazione di famiglie, scuole ed enti, in un triangolo di attività e di impegno che si auspica di ampliare, con il coinvolgimento delle Università, del Governo e delle Amministrazioni. Per insegnare ai nostri figli accoglienza e rispetto della diversità, e prepararli ad essere domani adulti responsabili e attenti al bene di tutte le persone.

 

Tra legislazione e concretezza: la situazione italiana

“L’Italia, almeno a giudicare dalle leggi esistenti in questo campo, è all’avanguardia e può rappresentare un modello per altri Paesi”, afferma Francesco Belletti, presidente del Forum delle Associazioni Familiari Italiane, promotore del progetto. In particolare, il modello scolastico italiano in tema di disabilità è uno dei meglio congegnati in Europa, almeno sulla carta, dal momento che prevede l’inserimento di quasi tutti gli alunni con difficoltà nel sistema scolastico ordinario, con una bassissima percentuale di classi speciali e scuole specializzate, e con la presenza, nei contesti scolastici in cui è inserito uno studente con disabilità, di docenti specializzati per il sostegno all’integrazione. Questa modalità fa scuola in Europa, e sta provocando la drastica diminuzione di modelli alternativi, come quello tedesco e olandese, che prevede la distinzione del sistema scolastico in due diverse tipologie, una per gli alunni normodotati e una, diversa, per i disabili, con scuole speciali e istruzione alternativa. “La ricerca ha mostrato che sono attive in Italia anche molte buone pratiche, ma che ancora moltissimo resta da fare in tema di inclusione e di formazione”, continua Belletti. “Il punto di partenza è tener conto delle persone in quanto tali: la disabilità diventa, allora, un problema successivo, e per essa non va richiesta pietà ma dignità, in quanto il disabile, come tutte le persone, è un soggetto portatore di diritti”.
Tutte cose note, e garantite dalla legge: ma ripetere certi concetti non è mai ridondante. “Soprattutto se si tiene conto che ci sono Paesi in cui i governi si orientano, entro il 2015, ad una società down free”, dice Guido Trincheri, esponente di una delle sigle coinvolte dal Forum, in tutto 50. “Un orientamento inquietante, che fa temere rigurgiti di intolleranza e di inciviltà, contro i quali non si fa mai abbastanza”.

Un progetto per entrare nel dibattito sociale del Paese e per riflettere su un modello di welfare adeguato

“I risultati di questo lavoro sono il cavallo di Troia per entrare nel dibattito sociale del Paese”, ha detto in un intervento appassionato e illuminante la dott.sa Matilde Leonardi, Neurologo, Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale sulla condizione delle persone con disabilità, invitata in qualità di esperto al seminario conclusivo di presentazione dei risultati. “L’Italia oggi costruisce il proprio modello di welfare intorno al maschio quarantenne sano e produttivo. Questo modello-tipo è però incarnato da pochissime persone, e la condizione di rispondenza ad esso dura peraltro pochi mesi. Così il nostro welfare finisce per occuparsi di persone ideali, e non reali, e le azioni concrete che questo modello determina finiscono per ignorare o scontentare molte persone, cittadini allo stesso modo. La riflessione diventa allora culturale, perchè molto dipende dagli elementi di cui si tiene conto al momento della definizione di normalità e di disabilità: è la demarcazione concettuale a fare la differenza. Per questo la riflessione del forum aiuta a rivedere i parametri e orienta la nostra società verso livelli più alti di civiltà e di welfare”.

Impegnarsi per l’inclusione: un progetto a tutto tondo

Partendo dal modello ICF (International Classification of Funcion), che individua la disabilità non soltanto in chiave biologica, come menomazione funzionale, ma anche in chiave sociale, come restrizione delle possibilità di partecipazione, Leonardi chiarisce come il Progetto TriangolAzione affronti problemi sociali serissimi: l’immigrazione, per esempio, o la provenienza da famiglie svantaggiate, provocano ugualmente disabilità, in quanto limitano le possibilità di integrazione delle persone, e specialmente delle nuove generazioni. Tutto questo non è preso in considerazione dalla legislazione, che riconosce come disabile solo chi appartiene alle categorie classiche di cecità, sordità, paralisi cerebrale e sindrome di down: questi sono i disabili classici, con certificazione medica, per i quali la normativa prevede la presenza in classe di un docente specializzato per il sostegno.
Tuttavia secondo l’ISTAT, che ha effettuato una ricerca in 22.000 scuole, in realtà la maggior parte degli studenti con disabilità è affetta da Disturbi Specifici di Apprendimento, una patologia per la quale la normativa non prevede il docente di sostegno, ma strategie specifiche messe in atto in classe dai docenti curriculari; seguono poi altri disturbi aspecifici, come la sindrome da iperattività (ADHD) e le difficoltà di integrazione, anche questi non supportati con risorse e operatori specifici.

triangolazione generica

Un monito chiaro, per una profonda revisione della scuola e della società

“Per questo”, ammonisce Leonardi, “bisogna realizzare un nuovo paradigma: c’è infatti un gap tra l’idea classica di disabile e le persone concrete, spesso apparentemente normali, che il docente si trova in classe.
Il personale specializzato non può essere improvvisato, come avviene dopo i tagli alla scuola firmati Gelmini, che hanno riconvertito sul sostegno, senza adeguata preparazione, docenti curriculari privi della specializzazione richiesta”. Leonardi fa un esempio che conosce, quello dei “docenti di estimo della provincia di Brescia, rimasti senza posto e, da un giorno all’altro, diventati esperti dell’autismo”, ma il problema è diffuso in tutta la Penisola, come emerge dagli interventi del pubblico. E punta il dito contro “il turnover degli insegnanti di sostegno, che non garantisce la continuità didattica, con forti ripercussioni sul percorso formativo degli studenti con disabilità”.
Ci dispiace che il Ministro dell’Istruzione Profumo non sia stato presente: il suo intervento autorevole, che era in programma a conclusione del seminario, avrebbe dato molta più visibilità ad un’iniziativa di grande civiltà, una di quelle piccole cose che rendono grande il nostro Paese e conferiscono significato e spessore etico al nostro essere una nazione. Perchè nella scuola c’è anche per questo.  

Laura Carmen Paladino

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