Mutilazioni genitali femminili. Una tavola rotonda a Venezia

Mutilazioni genitali femminili. Una tavola rotonda a Venezia sui diritti umani femminili negati

 

Il Comitato per le Pari Opportunità della Regione Veneto, l’ADUSU (Associazione Diritti Umani Sviluppo Umano) e l’AIDOS (Associazione Italiana Donne per lo Sviluppo) presenteranno i risultati di “Strada facendo”, il progetto di prevenzione dalla pratica di mutilare i genitali femminili

Si terrà mercoledì 17 ottobre, dalle 14,30 alle 17,00 presso la sala Conferenze di Palazzo Grandi Stazioni a Venezia, la tavola rotonda che presenterà i risultati del progetto e verranno formulate proposte concrete per attivare efficaci azioni di prevenzione

Dire basta a questa pratica violenta e disumana, radicata nelle mentalità maschili più retrograde – ma, ahimè anche in alcune femminili – è purtroppo ancora difficile, nonostante siamo nel XXI secolo e questo retaggio di superstizione atavica dovrebbe poter essere infranto con facilità.
Sono i dati però a dimostrare che non è così e i metodi barbarici – che qualcuno ancora osa definire “culturali” (in senso sociologico) se non addirittura “religiosi” – continuano a resistere ai tentativi del mondo civile di interrompere questo orrore. Tra i tentativi per abbattere questo muro omertoso e impietoso, in Italia è in vigore una Legge, la n. 7/2006, che introduce nel Codice Penale la mutilazione e la lesione dei genitali femminili come reati perseguibili e punibili con la reclusione.
Anche il Parlamento Europeo si è espresso in materia ed ha adottato una risoluzione (la n. 2012/2684) per chiedere agli Stati membri di attuare gli obblighi legislativi per metter fine a questa pratica che viene attuata principalmente sulle bambine.

Ma da dove deriva questa pratica? I Paesi da cui ha preso origine sono quelli africani, in particolare l’Egitto, il Mali, l’Etiopia, il Ciad, il Gambia e il Sud Senegal. Con le migrazioni, tale pratica viene “esportata” e di conseguenza la ritroviamo in tutta Europa, Italia compresa.
Il motivo della sua attuazione è quello di evitare che le donne percepiscano una propria sessualità e possano provare piacere durante l’atto sessuale: si tratta di un “metodo” per controllarle fin da bambine e garantirne la fedeltà (in famiglie dove si pratica la poligamia, ovvero dove l’uomo può avere diverse mogli).
In una società interculturale come la nostra, questa pratica è un male contagioso, il più assurdo dei cancri, dal momento che è voluto da chi è più forte: una tortura pubblicamente riconosciuta e accettata da queste famiglie e tramandata di padre in figlio.

In Veneto si è deciso di realizzare questo progetto che ha previsto sette incontri con le Commissioni di pari opportunità e con le consigliere di parità dei Comuni delle Province di Padova, Rovigo, Treviso e Vicenza. Agli incontri hanno partecipato anche alcune associazioni femminili e di donne migranti nonché operatori sociosanitari e dei centri antiviolenza, mediatori culturali e forze dell’ordine.
A conclusione di questo ciclo di incontri, la tavola rotonda “Costruire insieme il cambiamento. L’impegno delle Commissioni Pari Opportunità per la prevenzione delle mutilazioni dei genitali femminili” ne costituirà un bilancio ma anche uno spunto per attivare più che una riflessione, un’azione concreta per porre fine a questa situazione.

Il convegno si aprirà con l’intervento della presidente della CPO regionale Simonetta Tregnago, dopo di che verranno presentati i risultati del progetto da parte di Matteo Mascia, dell’ADUSU, e di Cristiana Scoppa, dell’AIDOS.
Gli altri interventi saranno di Maurizio Rasera (Veneto Lavoro/Osservatorio Immigrazione), Anna Fiore (Direzione regionale Servizi sociali), Claudia Bontorin (Azienda sanitaria U.L.S.S. 3 Bassano del Grappa), Bridget Yorgure (in rappresentanza delle associazioni di donne migranti).
Conduttrice dei lavori sarà la vicepresidente della Commissione PO veneta Cristina Greggio. Le conclusioni saranno a cura della presidente Tregnago.

In una nota, gli enti organizzatori fanno sapere quali azioni intendono proporre ai decisori politici e alle parti interessati per porre termine alla pratica delle mutilazioni genitali femminili. Ecco le proposte:

–    far crescere consapevolezza dei diritti delle donne e informare sui servizi attraverso incontri promossi dalle cpo per donne e associazioni africane in Veneto;
–    creare una banca dati online per mappare i servizi e le strutture del territorio e facilitare la messa in rete delle diverse realtà operanti in tal senso;
–    inserire la prevenzione delle mgf nei diversi servizi pubblici (sociali, sanitari, di sicurezza…) e valorizzare quelli già esistenti come i consultori e le strutture sanitarie, dotati di conoscenze e competenze specifiche sul tema;
–    inserire le mgf come argomento da affrontare nei corsi di italiano L2 per stranieri, per abbattere tabù e acquisire maggiori informazioni;
–    sostenere iniziative culturali che valorizzino le culture africane tradizionali per vincere gli stereotipi e facilitare l’incontro e l’integrazione tra le persone;
–    promuovere incontri tra uomini e donne di origine africana per mitigare le paure maschili sull’autonomia e il potere decisionale femminile;
–    promuovere la collaborazione con le anagrafi comunali, le questure e le associazioni per assistere e dare informazioni alle donne migranti e/o i richiedenti asilo provenienti dai Paesi che praticano le mgf.