Lazio Fondo Futuro: il microcredito per i lavoratori autonomi e i professionisti

Iscritti agli Albi professionali o meno, con partita Iva o meno, tutti i lavoratori autonomi del Lazio avranno diritto ad accedere al Fondo Futuro. Unico requisito discriminante: essere soggetti non bancabili

Soggetto non bancabile è colui il quale andando a chiedere un prestito in una banca gli viene rifiutato perché non ha sufficienti garanzie, non ha un reddito annuale ritenuto adeguato, è nella lista dei cattivi pagatori o è già indebitato. A questi lavoratori autonomi o professionisti, ditte individuali o società di persone o cooperative è garantito l’accesso al Fondo Futuro. Si tratta di un Fondo per il microcredito presentato dalla Regione Lazio il 14 settembre. Il termine per la domanda, inizialmente fissato per il 14 ottobre, è per il 16 gennaio. 

Scendiamo nel dettaglio: il soggetto richiedente potrà presentare un business plan che prevede l’avvio di una nuova attività o l’allargamento della propria già esistente. Lo dovrà presentare, con la domanda, a uno dei soggetti erogatori (una banca, uno dei confidi, ecc.) presente sulla lista dei soggetti accreditati dalla Regione Lazio che si trova sul sito di Lazio Innova. Ogni settimana il soggetto accreditato, dopo aver fissato un appuntamento con il lavoratore autonomo (o la cooperativa costituenda o costituita, o la società di persone, come indicato sopra), procede a controllare la documentazione di cui al bando pubblicato sempre sul sito di Lazio Innova. In particolare controlla che il soggetto sia effettivamente un “non bancabile”. Se tutto va bene, passa la documentazione alla Regione Lazio e in particolare al nucleo di valutazione regionale il quale – in caso di dubbio sulla riuscita dell’iniziativa – può chiedere al lavoratore autonomo di rimodulare il progetto. Quando la domanda viene approvata – l’intero iter dovrebbe durare non più di un mese e mezzo – la notizia viene pubblicata sul BURL (Bollettino ufficiale della Regione Lazio) e il richiedente può recarsi a firmare il contratto di mutuo.

Si tratta infatti di un mutuo chirografario e non di finanziamenti a fondo perduto. Il microfinanziamento infatti funziona così: l’importo che viene prestato deve andare da un minimo di 5.000 euro a un massimo di 25.000 euro (l’Iva ovviamente è esclusa poiché non vengono finanziate le imposte e le tasse) e deve essere restituito, con una quota fissa mensile, in un lungo arco di tempo: ben 84 mesi. Il tasso è dell’1% e le prime rate serviranno a corrispondere esclusivamente quello (si tratta del cosiddetto periodo di preammortamento), poi si passerà alla restituzione del capitale.
Attenzione però: l’importo erogato viene accreditato su un conto corrente vincolato che resta bloccato per l’80% in quanto sarà direttamente la Regione a pagare le spese sostenute dal lavoratore autonomo o professionista a presentazione fattura. Non si tratta dunque di un rimborso ma di una copertura diretta. Il restante 20% invece verrà lasciato libero per permettere al soggetto destinatario del finanziamento di utilizzarlo per le prime spese (che vanno in ogni caso sempre rendicontate).

Ma quali sono le spese per le quali è possibile ottenere questo microcredito? Molte: la realizzazione di siti web, i corsi di formazione necessari per la propria attività, i brevetti, le consulenze (fino al 20% dell’importo erogato), le spese di ristrutturazione (in particolare le opere murarie) fino al 50% dell’importo erogato, l’ammodernamento e la messa a norma degli impianti (elettricità, riscaldamento, ecc.), l’affitto dei locali fino a 6 mesi, il pagamento degli stipendi fino a 6 mesi, gli arredi, l’acquisto della merce rivendibile per via della propria attività commerciale (non la cancelleria ad esempio perché viene usata per la propria attività e non rivenduta).

Requisito indispensabile, oltre alla non bancabilità, è che la sede legale o il domicilio fiscale del richiedente sia nel Lazio. Inoltre, è motivo di revoca del microfinanziamento l’alienazione dell’attività per la quale si è richiesto il prestito. L’attività va mantenuta, almeno 5 anni.

L’assessora regionale Laura Valente, durante la presentazione del Fondo Futuro, ha spiegato che per la prima volta – e la Regione Lazio è la prima ad averlo fatto – si è allargato l’accesso dei Fondi europei POR FSE e FESR ai soggetti che compongono l’intero spettro del lavoro autonomo. “Adesso siamo l’unica regione italiana ad avere una Legge che permette ai lavoratori autonomi di partecipare a tutti i bandi”. Compresi quelli diretti alle imprese, poiché i lavoratori autonomi sono considerati tali grazie all’adeguamento automatico. Si tratta di un lavoro portato avanti dalla Consulta del Lavoro autonomo, insediatasi il 3 dicembre 2015, che, in qualità di organo decisionale, ha accolto le varie istanze provenienti dal mondo dei lavoratori autonomi (ad esempio dialogando con le associazioni e gli Ordini professionali). L’assessora Laura Valente invita a rivolgersi alla Consulta perché ogni istanza inviata viene discussa: “la consulta si riunisce e decide in merito. E siamo aperti a tutte le sollecitazioni che da questo mondo verranno”.

Il consigliere regionale Michele Baldi ha aggiunto che si è giunti a questo traguardo dopo un lungo percorso partito con lo studio e la valutazione di leggi europee con lo scopo di dare a tutti i liberi professionisti la possibilità di accedere ai fondi europei. Il percorso ha avuto successo quando “siamo riusciti a far capire che non si trattava di un fatto corporativo ma di un atto di giustizia che andava fatto”.

Rincara la dose Francesca Rosati, rappresentante dell’Assessorato allo Sviluppo economico e alle Attività produttive della Regione Lazio: “Fondo Futuro permette una sorta di giustizia sociale poiché permette a chiunque voglia avviare un’attività autonoma di farlo anche senza denaro alle spalle, ovvero per quei soggetti economicamente più fragili”.

Antonella Abramo, esperta di Lazio Innova per il microcredito, aggiunge che proprio per via dell’aspetto sociale si è ritenuto di aiutare alcuni soggetti in via prioritaria e cioè: chi ha meno di 25 anni di età, chi ha più di 50 anni di età, i lavoratori svantaggiati e chi ha un reddito inferiore alle tabelle ISEE stabilite dall’Inps per il 2016.

Alcuni settori di attività sono però esclusi dai microfinanziamenti, poiché si è nel regime dei minimis. Sono esclusi i settori della pesca, dell’acquacoltura, della produzione agricola (non vendita ma produzione) compreso il comparto dell’allevamento, e del trasporto merci per conto terzi.

 


Verranno valutate caso per caso anche le “anomalie bancarie” degli ultimi 5 anni ed escluse quelle più eclatanti, come la bancarotta fraudolenta. Questo perché – spiega Antonella Abramo – non si tratta di una regalia, i soldi vanno restituiti, seppure con tempi molto lunghi.
Lazio Innova ha comunque aperto una casella di posta elettronica dove poter indirizzare e-mail per richiedere ulteriori informazioni.