Filiera dei Cereali in Toscana

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Dalla Regione Toscana la proposta per creare un fondo per i momenti di crisi per la filiera dei cereali

Un convegno sulla filiera dei cereali in Toscana e le problematiche e le prospettive future si è tenuto mercoledì 25 gennaio 2017 a Palazzo Strozzi Sacrati in Piazza Duomo a Firenze.
Una mattinata alla quale hanno partecipato oltre al Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi, anche l’assessore regionale all’agricoltura Marco Remaschi e quello al turismo Stefano Ciuoffo nonché diversi addetti al settore. Si è trattato di un confronto fra autorità e addetti ai lavori visto il momento di grave crisi che il settore sta attraversando a livello nazionale a causa del forte calo dei prezzi.

Le filiere cerealicole sono importanti per il comparto agroalimentare toscano. Sono, infatti, oltre 160.000 gli ettari di superficie coltivata che sono destinati ai cereali e vedono impegnate oltre 17.000 imprese.

Numeri da non sottovalutare e che oltre a rendere la regione appetibile verso i compratori esteri è anche linfa vitale per il sistema economico di vaste aree del nostro territorio. Non stiamo parlando solo del grano per il pane o la pasta, ma anche dell’orzo, dell’avena, del mais e di tutti quegli alimenti per animali che provengono da queste colture.

Oltre ad essere un pilastro dell’agricoltura regionale, i cereali, come abbiamo già sottolineato in precedenza, sono essenza anche dell’industria agroalimentare. I 160.000 ettari di campi per i cereali per la maggior parte si snodano tra le province di Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto, pari a il 5,5% del totale nazionale. A gestirli ben 17.000 aziende di cui di cui 600 interamente biologiche.

Allo scopo di trovare nuove vie di sviluppo e risposte concrete alla crisi dei prezzi, il Presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, ha lanciato un appello per creare un fondo per i momenti di crisi.

“L’agricoltura rappresenta per l’Italia, ma per la Toscana in modo particolare, un fattore identitario fondamentale per la bellezza del paesaggio ma complessivamente anche per la tenuta idrogeologica del territorio, per il lavoro” ha dichiarato.

“Un insieme di elementi minacciato da una globalizzazione finanziaria che anziché commerciare fa scommesse finanziarie e mette fuori dal mercato i nostri grani, costringendo i produttori a commercializzarli ad un prezzo inferiore ai costi di produzione. Occorre un intervento da parte del governo italiano, ma anche dell’Europa, altrimenti rischiamo la desertificazione in seguito all’abbandono dei terreni”.

Sul podio per la produzione sale quella del frumento duro, cui sono dedicati ben 86.000 ettari di campi cerealicoli, seguito dal frumento tenero, con oltre 20 mila ettari e dall’orzo con 18.000. Al quarto posto troviamo il mais, con 16.000 ettari di terreno coltivato e subito dopo la coltivazione dell’avena con 10 mila ettari, del sorgo, del riso e della segale.

I cereali e la loro coltivazione non sono solo un fattore economico importante per la Toscana ma sono fondamentali anche nelle politiche ambientali e nella valorizzazione del paesaggio, senza dimenticare la difesa idrogeologica del territorio.
“La cerealicoltura in Toscana interessa tanti aspetti: storia, cultura, lavoro. Ma poi bisogna essere realisti e capire come facciamo a far mantenere le produzioni agricole quando a livello globale i prezzi crollano, anche del 30-40%. Dobbiamo mettere insieme chi fa produzione primaria, chi trasforma, chi commercializza e chi promuove, soprattutto avvalendoci del brand Toscana, conosciuto a livello planetario. Dobbiamo passare da una coltura del cereale a una cultura della filiera e far ragionare, anche a chi fa produzione primaria, in un’ottica più evoluta, guardare cosa chiede il mercato, quali sono le opportunità.” Queste le parole dell’assessore all’agricoltura Marco Remaschi.

Dopo gli interventi istituzionali è arrivato, durante il convegno, il turno degli addetti al settore. Il primo a prendere la parola è stato Graziano Chelli, Presidente OP Granai di Toscana, il quale ha illustrato brevemente cosa è Granai Toscana e perché è nata. Alla fine del suo intervento Chelli ha lanciato la proposta di realizzare un mulino ed un pastificio cooperativo.
Dopo Grosseto è stata la volta della Valle del Serchio con Paolo Panchetti che ha portato i saluti del presidente Federighi ed ha evidenziato le criticità della zona partendo dall’oscillazione dei prezzi a livello internazionale per arrivare ai danni provocati dalla fauna (cinghiali e piccioni).
L’intervento del Presidente del Consorzio Etruria Carlotti si è incentrato, invece, sul fatto che tutte le filiere agricole stiano attraversando momenti difficili e su come gli interessi siano diversificati.
Anche l’intervento del presidente del Consorzio del Tirreno ha toccato le stesse tematiche. Quest’ultimo ha illustrato le attività del Consorzio ed ha ringraziato la regione per il momento di incontro/confronto organizzato.

Un punto ha unito tutti gli interventi: la necessità di tutelare il prezioso patrimonio rappresentato dalla filiera cerealicola, che mette in gioco molti altri soggetti. Un complesso puzzle di ditte sementiere, contoterzisti e fornitori di macchinari per parlare solo del primo livello. Mentre scendendo più nel particolare troviamo gli impianti di raccolta e stoccaggio, i molini (in Toscana tre al momento), i pastifici ed infine i mangimifici. Un universo economico vasto e importante per tutta la regione.