Le millennials digitali e il lavoro del futuro

millennials-digitali

Differenza di genere e materie scientifiche, quale futuro per le giovani donne in Italia. Indagini presentata a Milano durante l’incontro nuovi orizzonti per le millennials digitali

Quali figure professionali più richieste nel futuro? Quanto e come pesano ancora nelle aziende i pregiudizi di genere in Italia? Sono solo alcune delle domande a cui tenta di rispondere l’indagine svolta da NetConsulting cube presentata a Milano in occasione dell’incontro dal titolo “Nuovi orizzonti per le millennials digitali”

Le donne possono e devono essere protagoniste del cambiamento nelle aziende che si avviano a intraprendere quella trasformazione di modelli e processi che, promossa dalla tecnologia, è sempre più necessaria per far fronte a tutti quei fattori che ormai caratterizzano l’economia, prima fra tutti l’elevata competitività dei mercati. In occasione del dibattito, intavolato durante l’evento dal titolo “Nuovi orizzonti per le millennials digitali” che si è tenuto a Milano durante la Giornata Internazionale della Donna, uno dei messaggi principali che sono stati trasmessi riguarda proprio il fatto che nelle capacità femminili sono riconoscibili quei talenti necessari a favorire e accompagnare il cambiamento.
“Sono gli stessi manager delle risorse umane” ha dichiarato Annamaria Di Ruscio, amministratore delegato NetConsulting cube, presidente e amministratore delegato Sirmi e SnapSource “ad affermare che le donne sanno mettere in campo quei soft skill (capacità di ascolto e di lavorare in team, multidisciplinarietà, multitasking) utili a avviare i processi di trasformazione organizzativa più complessi, per esempio, quelli che portano all’abbattimento dei silos aziendali che permettono una maggiore cooperazione”.

Durante la presentazione collegata dall’Inghilterra, Paola Marinone co-founder & Ceo di BuzzyMyVideos-l’innovativa piattaforma che consente di creare, distribuire e valorizzare i propri contenuti video, ha raccontato quanto sia importante sempre nell’ottica di un miglioramento del modo di lavorare e quindi di svolgere la propria attività ed essere leader sul mercato, il fatto di avere team eterogenei, anche dal punto di vista della provenienza geografica, per mettere a fattor comune tante esperienze diverse. A questo proposito anche la paternità e la maternità rappresentano una ricchezza: seguire ritmi diversi di lavoro, rispettare più necessità e far convivere più ruoli, non solo è possibile, ma rappresenta un valore.
Tutto questo è possibile, e questo vale per le donne quanto per gli uomini, se si ha una adeguata consapevolezza di sé e delle proprie capacità e attitudini. Per quanto riguarda il genere femminile ciò è particolarmente vero se si guarda all’interesse relativo alle discipline Stem (Science, technology, engineering and math) ancora oggetto di un forte stereotipo per cui esse vengono percepite come maschili da parte della nostra società, indipendentemente dalle reali competenze che possono essere messe in campo dai vari soggetti. E proprio questo è uno degli elementi indagati nella ricerca dal titolo “Donne e digital transformation: binomio vincente”condotta da NetConsulting Cube per conto di Ca Technologies e Fondazione Sodalitas su un campione di responsabili delle risorse umane e direttori dei sistemi informativi di 60 aziende italiane e 225 studenti di licei e istituti professionali.

“I risultati dell’indagine” ha commentato Michele Lamartina, amministratore delegato di CA Technologies “sottolineano come sia necessario promuovere maggiori attività di informazione, sia da parte delle scuole sia da parte delle aziende, per consentire ai giovani di guardare a nuovi orizzonti e avere un’ampia visibilità sugli sbocchi professionali che la tecnologia può offrire loro in ogni settore. Parallelamente, occorre una maggiore collaborazione tra il mondo della scuola, le aziende e il settore no profit per dare vita a programmi e iniziative concrete, come Deploy your talents e Programma il futuro, che incoraggino ragazzi e ragazze ad avvicinarsi con interesse e senza preconcetti alle materie Stem”.

I dati dell’indagine su “Donne e digital transformation”

La fotografia della situazione attuale che emerge dall’indagine è molto chiara: all’interno delle aziende la quota di addetti con ruoli tecnico-scientifici è pari al 30% delle risorse complessive aziendali, di queste una piccola parte è di genere femminile (13%). Inoltre, nel 64% delle aziende meno del 10% delle donne che ricopre ruoli tecnico-scientifici ha ruoli manageriali/dirigenti.
Continua dunque a esistere un gender gap nell’ambito dei ruoli tecnico-scientifici.
Sono gli stessi human resource manager a rilevarlo, ma allo stesso tempo proprio questi ultimi affermano che è difficile reclutare figure femminili in questi ambiti in quanto: mancano risorse laureate nelle discipline Stem (lo ha denunciato il 43% e comunque analizzando le risposte degli studenti emerge che solo il 25% delle ragazze si dichiara interessato all’indirizzo universitario informatico e, in generale, le ragazze orientate alle materie Stem guardando soprattutto a Medicina, Matematica, Farmacia e Biologia) e vi è scarso interesse da parte delle donne verso le professioni in ambito It. Esistono però anche resistenze culturali interne all’organizzazione e difficoltà organizzative che favoriscano l’integrazione di risorse femminili in questi ruoli.
Rispetto all’immagine appena delineata, bisogna tener presente che parallelamente all’affermarsi di trend tecnologici quali: sicurezza informatica, il proliferare di dati e contenuti disponibili, l’utilizzo di sempre più device da quelli mobili sino agli wearable e la metodologia di sviluppo Agile, aumenterà la richiesta da parte del mercato di nuove figure.
È interessante notare a questo proposito che il campione degli studenti quasi globalmente (il 95%) è consapevole del fatto che le competenze digitali sono fondamentali o comunque molto importanti per la ricerca del futuro impiego. Tutti sono capaci di adoperare strumenti quali quelli per l’editing di testi o di presentazioni, fogli di calcolo eccetera, ma il divario di conoscenze si apre in riferimento ai tool di programmazione. Infatti circa il 50% degli studenti maschi ha buone conoscenze di strumenti di coding di base (contro il 26% delle ragazze) e il 38% dei ragazzi utilizza strumenti per lo sviluppo delle app (a questo proposito una ricerca Eurostat riporta che solo il 9% degli sviluppatori europei è donna).

Arrivando quindi alla conoscenza delle professioni del futuro, emerge che gli studenti hanno sentito parlare di tutte le nuove professioni (Data protection officer, Digital strategist, Cyber security expert eccetera), ma con un grado di consapevolezza maggiore negli studenti maschi. Tuttavia il 30% dell’intero campione ha dichiarato di essere interessato a conoscere in maniera più approfondita le professioni del futuro e, in particolare, le figure che suscitano maggiore interesse sono Data Scientist e Big Data Engineer.
Tra i dati relativi alle professioni future, è interessante riportare anche il fatto che i ragazzi hanno una concezione diversa di lavoro da quella più tradizionale, il 47% preferirebbe lavorare in una startup piuttosto che in un’azienda consolidata, si è notata più predisposizione per un modello organizzativo del lavoro di tipo collaborativo, il 33% dichiara di preferire modalità di lavoro innovative e flessibili. “I ragazzi” ha sottolineato Rossella Macinante, project leader NetConsulting cube “dimostrano di conoscere lo smart working, apprezzerebbero e si accontenterebbero anche semplicemente di una maggiore flessibilità di quanto sono stati abituati a vedere fino ad adesso, invece in azienda rileviamo ancora poche azioni su questo fronte, non sono molte le realtà a intraprendere politiche in questo senso”.

millennials-digitali

Due iniziative per stimolare l’interesse verso le discipline scientifiche

Suscitare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie attitudini che deve partire, dall’ambito familiare, ma anche e soprattutto da quello scolastico: solo così è possibile scardinare quello stereotipo che allontana bambine e poi ragazze dalle materie scientifiche. Ca Technologies ha deciso di collaborare a questo obiettivo lavorando, attraverso l’impegno di dipendenti volontari, a due progetti che riguardano tutti i corsi di studi, dalla primaria alle superiori.

Aderendo alla terza edizione di “Programma il futuro”, il progetto del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca in collaborazione con il Consorzio interuniversitario nazionale per l’Informatica, nell’ambito del programma La Buona Scuola, con l’obiettivo formare gli studenti ai concetti di base dell’informatica e del pensiero computazionale attraverso la programmazione, Ca è attiva in alcune scuole di Milano e Roma nell’insegnamento del coding, la programmazione in un contesto di gioco che consente di apprendere le basi dell’informatica in modo divertente, esercitando al tempo stesso le capacità logico-razionali e la creatività. L’impegno dei volontari Ca per i ragazzi più grandi riguarda il corso “Principi dell’informatica” (Computer Science Principles) che negli Usa rientra nell’insieme dei corsi di Advanced placement. Il corso, disponibile sul Portale di Programma il Futuro è in inglese e fruibile via Internet. Gli studenti possono cioè studiare autonomamente ed essere seguiti nei loro progressi attraverso un cruscotto di monitoraggio controllabile dal docente.

Per quanto riguarda “Deploy your Talents”, invece, l’impegno è diretto a guidare i ragazzi delle superiori in un percorso volto ad acquisire maggiore consapevolezza nelle proprie capacità ed enfatizzando le possibili future opportunità professionali in campo tecnico e scientifico, facendo tra l’altro conoscere loro il mondo aziendale in tutte le sue divisioni e business unit per capire concretamente come funziona.