Internazionalizzazione imprese: la Bulgaria

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In un incontro con le imprese italiane e la stampa, l’ambasciatore della Bulgaria ha invitato imprenditrici e imprenditori a internazionalizzare la propria azienda allacciando rapporti economici con la Bulgaria

Un Paese al centro dei Balcani, in prossimità del Mar Mediterraneo che presenta uno sbocco sul Mar Nero; un Paese nel quale passano 5 corridoi paneuropei e porta naturale fra gli Stati membri dell’UE e il Medio Oriente e l’Asia centrale; un Paese che dispone di 4 aeroporti internazionali con voli regolari di circa un’ora e trenta minuti diretti nelle principali città italiane (Roma, Milano, Venezia, Bologna, Pisa, Napoli, Bari); ma soprattutto un Paese entrato a far parte dell’Unione Europea il 1° gennaio 2007 e che da un decennio ha l’attività economica disciplinata dalle norme comunitarie, con piena circolazione di beni, servizi, persone e capitali. Questa in parole povere la Bulgaria osservata nell’ottica della possibilità di instaurazione di rapporti commerciali internazionali.

“L’unione fa la forza” è un detto popolare di indubbia efficacia ed è valido in ogni circostanza. Così oggigiorno l’internazionalizzazione delle imprese è riconosciuta come la chiave per lo sviluppo di un’economia paneuropea che porti all’uscita della crisi e alla crescita economica delle singole aziende; per questo l’UE già da anni ha messo in campo una strategia per esortare imprenditrici e imprenditori a costituire reti imprenditoriali, a collaborare fra loro sfruttando i punti di forza di ogni mercato interno e di ogni cultura. L’ambasciatore della Repubblica in Italia, Marin Raykov, è stato l’anfitrione di una giornata informativa diretta alle imprese italiane per presentare le opportunità offerte dalla propria nazione a chi volesse internazionalizzare la propria azienda.

“Le regole che si applicano sono quasi identiche a quelle vigenti in Italia” spiega l’ambasciatore. Ma con alcune differenze che possono avere un notevole appeal per le imprese italiane:
– L’imposizione fiscale notevolmente inferiore a quella italiana. Solo il 10% le imposte dirette, sia sul reddito delle persone fisiche sia sull’utile delle persone giuridiche. L’Iva è al 20%;
– Le tempistiche per il disbrigo delle procedure amministrative. La Bulgaria nel 2016 era al 39° posto tra i 190 Paesi considerati, secondo l’indice “Ease оf Doing Business” della Banca Mondiale.
Un esempio pratico: per costituire una Società a responsabilità limitata in Bulgaria occorrono meno di 1.000 euro e per il disbrigo di tutte le formalità burocratiche sono sufficienti 3 settimane.

Ci sono altri aspetti che possono interessare le aziende italiane: per aprire i conti correnti bancari ci sono costi molto più bassi rispetto all’Italia; i fondi europei hanno una quota di assorbimento pari al 98%; la burocrazia ha un peso inferiore rispetto agli altri Paesi UE; il costo dell’energia industriale è il più basso d’Europa. C’è poi da considerare che il costo della mano d’opera è notevolmente più basso, in media uno stipendio è di 400 euro, ma varia a seconda delle zone del Paese. Lungo il Mar Nero o nelle città principali, come Sofia, dove la mano d’opera non c’è in quanto tutti sono già occupati, gli stipendi – per la legge della domanda e dell’offerta – sono più alti (massimo 1.300 euro); ma se si va nelle regioni più interne, dove c’è più disoccupazione, le cifre sono più basse. “Di questo non siamo contenti” afferma l’ambasciatore “e speriamo che al più presto i salari si alzino anche per chi vive lì. Per questo invitiamo le aziende ad investire in queste zone, dove tra l’altro è prevista una deroga anche per la tassazione, che può divenire anche notevolmente inferiore al 10%”.

Dal punto di vista economico-finanziario la Bulgaria è fra i Paesi con la più forte crescita economica nell’Unione Europea, pari a 3,4% nel 2016, simile a quella registrata nel 2015; una crescita a livello nazionale di oltre il 3% si attende anche nel 2017 e nel 2018. Alcune aree della Bulgaria, come per esempio la città di Sofia, hanno già raggiunto il livello medio dell’UE in termini di PIL pro capite e la parità del potere d’acquisto, mentre il Paese ha mantenuto il suo primato nella graduatoria di quelli con i più bassi costi operativi per le imprese in seno all’UE.

Abbiamo chiesto all’ambasciatore della Bulgaria di parlarci in particolare della possibilità di creare reti imprenditoriali femminili italo-bulgare, di quale clima regni nel suo Stato in quanto a pari opportunità e se viene riconosciuta la leadership femminile:

L’evento informativo sull’internazionalizzazione con la Bulgaria è stato realizzato congiuntamente dall’Ambasciata della Repubblica di Bulgaria in Italia ed UniCredit, Confindustria e Federmanager. Presenti i rappresentanti di queste organizzazioni per parlare della loro disponibilità a supportare le imprese italiane intenzionate a recarsi in Bulgaria per avviare partenariati commerciali o aprire una sede in una delle località bulgare.
Un aiuto particolare viene offerto dalla UniCredit Bulbank, che si trova sul posto fino dal 2000 e che ha costituito un ufficio ad hoc, l’International Center, proprio per accogliere imprenditrici ed imprenditori italiani. Al Direttore generale nonché Vicepresidente del Consiglio di Amministrazione della UniCredit Bulbank, Enrico Minniti, abbiamo chiesto in cosa consiste il supporto che possono dare alle aziende italiane:

La Bulgaria è un Paese dall’economia stabile, con un settore finanziario stabile e una situazione politica stabile, un deficit di bilancio del 2% (dunque entro i parametri europei, contrariamente ad altri Paesi UE), la disoccupazione sotto al 7%. Potrebbe – spiega l’ambasciatore – trasformarsi in un hub (incubatore) per i vostri affari.
L’unico problema potrebbe essere rappresentato dalla differenza di unità monetaria, poiché la Bulgaria non fa parte dei Paesi dell’Eurozona: ha come moneta sovrana il lev (pronuncia lef) ma i rischi di cambio non sussistono perché è legata all’euro da un breve calcolo 1 euro corrisponde a 2 lev bulgari, per cui eventuali fenomeni inflazionistici o speculativi sono facili da individuare e contrastare.

Per le aziende che vogliono investire grandi cifre (almeno 3 milioni di euro) aprendo una sede in Bulgaria sono previsti dei vantaggi rispetto alla concorrenza. Per esempio: una sovvenzione finanziaria per le infrastrutture di collegamento dell’impresa creata; l’assistenza amministrativa personalizzata per gli iter burocratici; una sovvenzione economica per chi vuol istituire corsi di formazione per il personale locale che ha intenzione di assumere; possibilità di acquistare i terreni evitando le gare d’appalto.

I settori migliori, dove si hanno le più alte competenze per quanto riguarda la mano d’opera ma anche dove si possono creare partenariati con più facilità sono quelli industriale, e in particolare della componentistica, dell’ICT e tutto ciò che riguarda le nuove tecnologie emergenti, a partire da quelle informatiche.

In Bulgaria c’è molto spazio imprenditoriale ma anche prettamente fisico/geografico, visto che nella nazione abitano solo 8 milioni di persone. L’attrattività turistica è molto alta, per via delle bellezze naturali, artistiche e archeologiche, tanto è vero che ogni anno ospita 8 milioni di turisti (pari a tutta la popolazione residente).
L’interscambio culturale con l’Italia è già attivo da tempo. In Italia è già presente una comunità bulgara significativa, con tanti studenti universitari, che può rappresentare un bacino di potenziali dipendenti in quanto questi bulgari hanno ricevuto una formazione anche in Italia, conoscono entrambe le lingue e le culture e conoscono le peculiarità del loro luogo di origine.
Il console onorario della Bulgaria per il Piemonte, Gianni Maria Stornello, sottolinea che sono molti gli italiani che si sono trasferiti in Bulgaria: “nel 2016” ci dice “sono stati registrati 1.940 pensionati che si sono trasferiti stabilmente in Bulgaria. Sono proprio loro a fungere da ambasciatori di questo Paese perché si trovano talmente bene che invitano altri italiani a trasferirsi lì”.

Dal punto di vista imprenditoriale diciamo però che non bisogna muoversi con superficialità, ma informarsi adeguatamente sfruttando tutti gli uffici a disposizione al riguardo: esiste un’Agenzia per gli investimenti stranieri; un’agenzia municipale a Sofia sempre per gli investitori stranieri; varie strutture collegate al mondo imprenditoriale italiano, come quelle di Confindustria (segnaliamo come referenti Camilla Cionini Visani – Direttore internazionalizzazione e Maria Luisa Meroni – Presidente Confindustria Bulgaria); gli uffici dello stesso Ministero bulgaro dell’Economia e l’Ufficio economico e commerciale dell’Ambasciata della Repubblica di Bulgaria (anche in questo caso il capo è una donna, la dott.ssa Nadezhda Ivanova (nn.ivanova@mee.government.bg). Infine, come già detto, gli uffici della Unicredit e in particolare il centro internazionale di Sofia (internationalcentersofia@unicreditgroup.bg dove parlano italiano).

L’ambasciatore Raykov però si raccomanda: dovete avere le idee chiare; l’azienda deve poter definire in maniera netta in quale mercato vuole operare, quali sono le sue prospettive di investimento, da dove attingere i fondi finanziari, come vuole sviluppare la propria iniziativa imprenditoriale, avere un business plan. E conclude dicendo: “in Bulgaria quasi tutti ce la fanno. Ha problemi chi ha intenzioni speculative perché non apprezziamo chi cerca il ‘mordi e fuggi’”.