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V Rapporto sugli investimenti dei risparmi

Presentato al Salone del Risparmio di Milano il V Rapporto Assogestioni-Censis sugli investimenti dei risparmi degli italiani

“Perché gli italiani investono come investono” è il nome dato al Rapporto sugli investimenti dei risparmi degli italiani presentato il 9 aprile 2024 al Salone del Risparmio da Sara Lena, ricercatrice Censis, e discusso da Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, e alcuni esponenti del mondo dell’economia e del risparmio gestito.

La propensione degli italiani al risparmio
Risparmiare malgrado tutto è l’invincibile abitudine italiana: il 76,7% degli italiani risparmia. Anche se riguardo al futuro dei propri risparmi si pensa con cautela (38%) e preoccupazione (31,6%). Ma per stare sul sicuro gli italiani pensano che gli investimenti dei risparmi debbano essere fatti in Italia o con gli italiani. Il 41,3% di chi investe in strumenti finanziari vuole farlo in Titoli di Stato (erano il 16,5% nel pre-Covid), il 46,9% ha intenzione di investire di più o di iniziare a investire in prodotti del risparmio gestito e su questo la ricerca evidenzia che il 67,1% dei consulenti finanziari è fiducioso sul futuro degli investimenti dei risparmi.

I dati del V Report
I risultati del Rapporto «Perché gli italiani investono come investono» realizzato dal Censis in collaborazione con Assogestioni, l’Associazione italiana del risparmio gestito, evidenziano che tutti i gruppi sociali, di ogni territorio italiano, risparmiano. Lo fa il 77,3% dei residenti al Nord-Ovest, il 77,3% dei residenti al Nord-Est, il 77,2% di quelli al Centro e il 75,7% al Sud e Isole. Varia ovviamente la quantità del risparmio: il 39,3% degli italiani risparmia al massimo il 5% del proprio reddito annuo, il 33,2% tra il 6% e il 15%, il 17,2% tra il 15% e il 20%, il 10,3% oltre il 20%.

 

Il momento storico
Oltre 9 italiani su 10 seguono ormai gli eventi globali quali guerre, crisi economiche, anche in altri Paesi. L’attenzione preoccupata è rivolta soprattutto alle guerre in corso dall’Ucraina al Medio Oriente (47,6%) di cui si teme l’espansione e al cambiamento climatico (37,5%). Le paure globali condizionano anche le decisioni sui soldi: al 44,2% dei risparmiatori è capitato di modificare decisioni sull’utilizzo dei propri soldi a causa di notizie su eventi globali come le guerre: al 7,0% è capitato spesso e al 37,2% qualche volta.

Gli investimenti dei risparmi in un momento storico particolare
Ma visto il particolare momento storico, cosa provano i risparmiatori pensando al proprio risparmio in questa fase? Il 38% cautela, il 31,6% preoccupazione, il 22,8% senso di sicurezza e il 18% ansia. Più preoccupati i risparmiatori con bassi redditi (40,7%) rispetto a quelli ad alto reddito (18,9%). È invece condivisa trasversalmente la paura di subire in questa fase perdite in caso di investimento: coinvolge infatti il 76,7% dei risparmiatori. Gli eventi globali rinforzano insomma l’incertezza dei risparmiatori: il 45,7% pensando al futuro prossimo dei risparmi si dichiara incerto, il 34,3% pessimista, il 20% ottimista.

Meglio lasciare i risparmi in Italia
La pensa così il 69,6% dei risparmiatori, che di fronte a crisi globali e densa incertezza ritiene più sicuro investire su strumenti finanziari italiani. Ne sono più convinti l’81,9% con la licenza media, il 73,8% dei diplomati e il 60,5% dei laureati. Il 48,6% dei risparmiatori per investire in Italia accetterebbe rendimenti minori. L’opzione Italia è una risposta psicologica rassicurante di fronte alle nuove paure globali che, insieme al rialzo dei tassi e al livello del debito pubblico da finanziare, potenziano l’attrattività dei titoli pubblici. Tra i risparmiatori pronti a investire in strumenti finanziari, il 41,3% vorrebbe farlo in Titoli di Stato, il 37,7% in Fondi comuni di investimento, il 28,3% in Buoni postali di risparmio, il 26,8% in obbligazioni, il 23,9% in polizze assicurative.

Gli investimenti dei risparmi meglio del contante
In base ai risultati della ricerca perde appeal il denaro contante: il 45,8% dei risparmiatori in questa fase opterebbe per strumenti finanziari, il 32,4% terrebbe le risorse liquide, il 21,8% investirebbe in immobili. Nel febbraio 2020, in epoca pre-Covid, gli italiani pronti a tenere le risorse liquide rappresentavano invece il 45% (-12,6 punti percentuali tra il 2020 e il 2024) del panel. Evidente dunque la minore attrattività del contante che il 78,5% dei risparmiatori ritiene non sia garanzia di sicurezza come in passato.

Il risparmio gestito
In che modo gli italiani pensano agli investimenti dei risparmi? Il 46,9% ha intenzione di investire di più o di iniziare a investire in prodotti del risparmio gestito, mentre il 14,4% è indeciso e il 38,7% non vuole tali strumenti. Cosa convincerebbe i refrattari a investire nel risparmio gestito? Il 35,6% indica la possibilità di capire meglio di cosa si tratta, il 23,8% la certezza che sono prodotti in linea con le proprie convinzioni etiche, il 22% costi più bassi per i servizi, il 19% i consigli e le spiegazioni di interlocutori di fiducia, il 18,5% prodotti più attraenti e più convincenti.

Dall’altro lato
Anche i consulenti finanziari vivono gli effetti della nuova attenzione sociale alla globalità: all’83,2% è capitato che propri clienti chiedessero di modificare decisioni sull’utilizzo dei soldi a causa di notizie su eventi globali (guerre, crisi internazionali, ecc.). Sul futuro prossimo dell’economia italiana, il 45,0% dei consulenti finanziari si dichiara incerto, ma il 43,4% è ottimista e l’11,6% pessimista. Il 67,1% dei consulenti finanziari è ottimista sul futuro prossimo di risparmi e investimenti degli italiani e l’89,1% è ottimista sulla capacità della consulenza finanziaria di garantire supporto appropriato ai risparmiatori nell’attuale fase.

Fabio Galli

I commenti
“In un contesto in cui il crescente interesse per gli eventi globali genera uno stato diffuso di incertezza, il risparmio rappresenta una delle principali fonti di sicurezza” ha detto Giorgio De Rita. “A cambiare è l’intenzione di destinazione del risparmio degli italiani: se in passato la liquidità rappresentava la principale destinazione, oggi c’è un maggiore interesse per i Titoli di stato, mentre i prodotti del risparmio gestito conservano una loro specifica attrattività”.
“L’osservatorio fotografa la comprensibile apprensione dei risparmiatori” ha aggiunto Fabio Galli. “La risposta a scenari complessi non può essere però solo un arroccamento sull’immobilismo del conto corrente. Il 46,9% dei risparmiatori che investono o vogliono investire in fondi comuni è la migliore testimonianza dei risultati ottenuti dall’industria in 40 anni di attività ma deve rappresentare un punto di partenza. Trasparenza, professionalità, educazione sono le chiavi per fare in modo che questa percentuale cresca ancora e con essa la consapevolezza che una pianificazione patrimoniale orientata al lungo periodo è fondamentale per raggiungere gli obiettivi che ci poniamo come singoli e come collettività”.

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