Lavoro Diritti

Intervista esclusiva a Lucia Tuccitto

La parità non è ancora raggiunta. Le donne credano nelle proprie competenze per incidere nella società. Lo afferma Lucia Tuccitto, presidente ADGI

Avvocata, giurista, un’artigiana del diritto, Lucia Tuccitto crede nel valore dei corpi intermedi come luoghi di confronto e strumenti per affrontare i conflitti sociali. Come presidente dell’Associazione Donne Giuriste d’Italia, raccoglie il testimone di una realtà consolidata, con oltre 30 sezioni sul territorio nazionale e quasi mille iscritte, con la consapevolezza che le competenze giuridiche non debbano restare confinate nelle professioni, ma diventare una risorsa per la collettività. Nell’intervista, si è parlato della partecipazione delle donne nei luoghi decisionali, della loro indipendenza economica, della prevenzione della violenza e della cultura della parità tra le nuove generazioni. Secondo la presidente ADGI, i diritti conquistati devono tradursi in possibilità concrete di partecipazione e cambiamento.

A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Lucia Tuccitto?
Sono un’avvocata, una donna, una giurista appassionata ai temi dell’uguaglianza sociale. Sono profondamente impegnata nella mia attività professionale e credo fortemente nei corpi intermedi come luoghi di discussione e confronto, capaci di contribuire alla risoluzione dei conflitti sociali.

Lucia Tuccito, qual è stato il percorso personale e professionale che l’ha portata a diventare la donna che è oggi?
Le opportunità che ho incontrato sono nate soprattutto dalle mie passioni. Crescendo, ho imparato a riconoscere gli ostacoli che, in quanto donna e giurista, si frapponevano al mio percorso di crescita e alla mia affermazione nella società. Nel corso della mia vita professionale ho avuto la sensazione di assistere, in alcuni momenti, a una regressione. Consapevolezze che ci erano state consegnate dalle lotte degli anni Sessanta e Settanta e dalle conquiste delle donne, e che negli anni Novanta e Duemila sembravano ormai acquisite, sono state progressivamente considerate questioni risolte. Oggi, invece, ci rendiamo conto che restano ancora grandi difficoltà e problemi da affrontare. Ciò che mi ha portata fin qui è la consapevolezza che ciascuno di noi abbia un ruolo nella società e debba assumersi la responsabilità di esercitarlo. Ho quindi messo la mia professione al servizio non soltanto della mia crescita personale, ma anche della collettività, come strumento attraverso cui offrire il mio contributo.

Lucia Tuccitto, che cosa significa essere una giurista oggi?
Quest’anno ci siamo interrogate spesso su questo tema, anche in occasione delle riflessioni dedicate alle madri costituenti e al loro ruolo nella nascita della nostra Costituzione. Per fortuna, dopo tanti anni, questa eredità è diventata sempre più centrale nel dibattito pubblico. Ci siamo chieste quale filo leghi le madri costituenti alle donne giuriste di oggi. La risposta è nella responsabilità di raccogliere quel testimone e di essere consapevoli del ruolo che siamo chiamate a svolgere. Essere giuriste oggi significa comprendere la responsabilità sociale del nostro lavoro: come donne, avvocate, magistrate, legislatrici e professioniste, in ogni ambito in cui operiamo. Questa consapevolezza deve tradursi nella capacità di incidere nuovamente sul disegno e sull’organizzazione dello Stato.

La formazione giuridica può contribuire alla tutela dei diritti delle donne e alla costruzione di una società più equa. In che modo?
Attraverso la partecipazione paritaria delle donne in tutti gli ambiti: nell’impresa, in Parlamento, nella pubblica amministrazione e nelle professioni. È necessario che alla costruzione del tessuto sociale partecipi anche un altro punto di vista, un altro sguardo. Altrimenti rimaniamo fermi alla rivendicazione dei diritti. I diritti, sulla carta, li abbiamo; oggi dobbiamo esercitarli. Soprattutto, dobbiamo creare e difendere quelle condizioni economiche e sociali che consentano alle donne di essere realmente parte attiva della società.

Quanto è importante conoscere i propri diritti per compiere scelte consapevoli nella vita privata, nel lavoro e nella società?
Credo sia fondamentale. In questi anni stiamo assistendo a una sorta di deresponsabilizzazione. Le nuove generazioni non sempre hanno chiaro che la parità non è stata ancora raggiunta e che si tratta di un percorso tuttora in costruzione. Per questo non dobbiamo soltanto parlare alla società nel suo complesso, ma continuare a rivolgerci anche alle donne, soprattutto alle più giovani. È importante trasmettere loro la consapevolezza che i diritti non sono conquiste definitive da dare per scontate: vanno conosciuti, esercitati e difesi.

Parliamo della sua presidenza all’Associazione Donne Giuriste d’Italia. Quali responsabilità comporta questo incarico?
È un incarico che comporta una grande responsabilità. Come dicevo, ritengo fondamentale il ruolo sociale delle giuriste: attraverso i nostri studi e le nostre competenze professionali disponiamo di strumenti che abbiamo il dovere di mettere a disposizione della società, intervenendo attivamente nei processi di cambiamento. L’Associazione Donne Giuriste d’Italia è una bellissima realtà che, soprattutto nell’ultimo mandato, si è consolidata ed è cresciuta molto. Ho ricevuto questo testimone con grande onore e sento la responsabilità di rappresentare oltre 30 sezioni in tutta Italia e una comunità che conta quasi mille iscritte e iscritti. È un lavoro corale, perché condividiamo la necessità di acquisire maggiore consapevolezza del nostro ruolo e, soprattutto, di tradurla in azioni concrete.

Lucia Tuccitto, una rete nazionale di professioniste del diritto può diventare un interlocutore importante per le istituzioni, la scuola e le altre realtà sociali?
Certamente. Siamo presenti nelle scuole con progetti dedicati e partecipiamo come organi consultivi; dialoghiamo inoltre con le istituzioni territoriali. Vogliamo portare il nostro pensiero nella società, contribuendo a diffondere una cultura dei diritti, ma anche metterci a disposizione come strumento per individuare soluzioni ai problemi. Le competenze giuridiche possono avere un impatto concreto quando entrano in relazione con le comunità e con le istituzioni.

Quali sono i temi e le iniziative a cui l’associazione tiene maggiormente?
Ci stanno particolarmente a cuore il divario di genere, l’autonomia economica delle donne e il contrasto alla violenza. Abbiamo dedicato molta attenzione alla certificazione della parità di genere, uno strumento che, pur essendo ancora in una fase di sviluppo, sta crescendo e può contribuire a diffondere una cultura più equa negli ambienti produttivi. Un altro fronte fondamentale è quello della violenza contro le donne. Realizziamo progetti nelle scuole per promuovere un uso corretto e consapevole del linguaggio e, più in generale, per educare al rispetto e contrastare la violenza.

Ritengo che l’indipendenza economica e la lotta alla violenza siano due ambiti sui quali dobbiamo insistere con particolare determinazione. L’empowerment economico è fondamentale, così come lo è l’ingresso delle donne nelle istituzioni. Lo ripeto in ogni incontro: la rappresentanza femminile nei nostri organi legislativi è ancora profondamente inadeguata per un Paese civile. Non è possibile che le donne continuino a essere così poco presenti nei luoghi in cui si prendono le decisioni. Naturalmente, non è soltanto una questione di leggi, che possono e devono essere migliorate. Occorre anche diffondere una cultura della partecipazione politica tra le donne, incoraggiandole a impegnarsi e ad assumere responsabilità.

Lucia Tuccitto, per cambiare le cose, quindi, è necessario che anche le donne facciano il primo passo e si mettano in gioco?
È una battaglia che, a mio avviso, deve essere condotta insieme, in una prospettiva di parità. Dobbiamo parlare anche agli uomini, perché altrimenti non riusciremo mai a vincerla.
Tutti dobbiamo comprendere che valorizzare la forza lavoro femminile e garantire una rappresentanza adeguata delle donne significa permettere al Paese di compiere un salto di qualità.
Per questo è necessario costruire un’alleanza, un impegno condiviso che coinvolga tutti. Ma noi donne dobbiamo innanzitutto acquisire consapevolezza del nostro ruolo e delle nostre possibilità.

Il Premio Nobel per la pace 2026 è stato assegnato alla giurista Navi Pillay, giurista: come avete accolto questa notizia?
L’abbiamo celebrata con grande entusiasmo. Personalmente, ho dedicato una nota sui nostri canali social proprio per sottolineare quanto dicevo all’inizio della nostra conversazione: ritengo che le giuriste abbiano un ruolo sociale importante. Il Nobel assegnato a una giurista conferma la direzione in cui dobbiamo continuare a muoverci. Sono significative anche le motivazioni del riconoscimento, legate al valore della discussione e del dialogo come strumenti per la risoluzione dei conflitti internazionali. Sono ambiti nei quali le donne hanno maturato una particolare esperienza e nei quali possono offrire un contributo importante.

Che cosa c’è dietro l’angolo per Lucia Tuccitto? Quali sono i suoi auspici per il futuro?
Mi auguro di poter portare avanti un lavoro che aiuti la società a diventare più egualitaria. Questo è il mio auspicio, ma anche il mio impegno quotidiano.

Un impegno che riguarda sia la professionista sia la donna.
Per me queste due dimensioni non sono separabili. Sono una donna e sono una professionista: l’una parte di me non esiste senza l’altra. Vivo la mia professione come un tutt’uno con ciò che sono. Non riesco a distinguere la mia parte professionale dal resto della mia persona. Vivo così il mio lavoro: come un servizio alla società. Mi definisco sempre un’artigiana del diritto.

 

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