Le professioniste della famiglia. Le badanti in Friuli Venezia Giulia

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Le professioniste della famiglia. Le badanti in Friuli Venezia Giulia

Gli esiti positivi dell’esperienza pilota del progetto “Professionisti/e in famiglia” hanno spinto la Regione a proseguirla nel 2011

L’iniziativa proseguirà ora con il Progetto “Sì. Con.Te”, che potrà contare su fondi governativi del Piano Italia 2020 (770 mila euro) e su quelli della Regione attraverso il Fondo Sociale Europeo (600 mila euro).
Il “bis” ci sarà per il successo avuto lo scorso anno: sono oltre 2200 infatti i contratti di lavoro nati a seguito dei servizi prestati dalle badanti nel corso del 2010.

Le famiglie che hanno bisogno di aiuto si sono potute rivolgere agli sportelli attivati per l’occasione a Udine, Tolmezzo, Cividale, Latisana, Cervignano, Pordenone, San Vito al Tagliamento, Maniago, Trieste, Gorizia e Monfalcone. Sportelli ai quali si stanno aggiungendo quelli di Codroipo, Sacile, Duino Aurisina e Muggia.
Le badanti possono essere assunte anche per periodi brevi attraverso il sistema dei Vaucher, sui quali c’è un servizio speciale pubblicato nel nostro giornale.
Per le famiglie che assumono regolarmente le badanti ci sono stati gli incentivi messi a disposizione dalla Regione e dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio, i quali hanno finanziato quasi un milione di euro a questo scopo permettendo l’assunzione di più di mille badanti.
Poiché l’assistenza può essere a domicilio con il trasferimento della residenza o meno, alle famiglie e alle badanti è stata data l’opportunità di fare un periodo di prova allo scopo di verificare l’armonia in fase di convivenza. Per questo periodo di prova lo stipendio è stato a carico della Regione e della Presidenza del Consiglio.
Una delle ragioni per cui sono stati assegnati questi fondi è per evitare il verificarsi del fenomeno del lavoro nero. Le donne sono quelle più colpite da questo fenomeno e in particolare quelle che fanno le badanti o le domestiche.
Nel Friuli Venezia Giulia, le badanti provengono per la maggiorparte dai paesi dell’Europa dell’Est; in particolare da dall’Ucraina e dalla Romania. Solo l’11% delle badanti occupate proviene dall’Italia, poco più di quelle che provengono dall’Africa. La maggior parte delle persone occupate hanno scelto di convivere con la famiglia.
Anche badanti di sesso maschile sono stati occupati: 181, soprattutto giovani.
Allo scopo di migliorare la qualità dei servizi delle badanti, la Regione ha offerto dei corsi di breve durata. Dei veri e propri seminari, che quest’anno si ripeteranno con l’aggiunta dei corsi di lingua italiana e di cucina, ma anche per ‘babysitter’.