Asili Nido: Dai costi alle attese

Dai costi alle liste d’attesa, l’inchiesta di Cittadinanzattiva sugli asili nido d’Italia

Un’indagine approfondita sulla situazione degli asili nido comunali regione per regione che mostra le differenze di costi e di gestione di ogni asilo italiano, comprese le liste d’attesa,  dal punto di vista del cittadino

Divulgato il 27 ottobre, il rapporto mette subito in evidenza come i costi delle rette siano aumentati nell’arco di questi 10 mesi del 2011 soprattutto al Nord, ma a detenere il primato del maggior aumento è una città del Sud: Foggia, con addirittura un aumento del 55% rispetto allo scorso anno.
Per quanto riguarda i posti, sono limitati come ogni mamma sa. Un bambino su quattro non riesce a frequentare l’asilo nido: in Sicilia addirittura un bambino quasi su due.

I dati, analizzati dall’Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva, mostrano come la media che una famiglia italiana spende per mandare un bambino all’asilo nido comunale è di 302 euro mensili, che annualmente corrispondono a una spesa di oltre 3.500 euro per figlio.
Ogni Regione italiana però applica un “tariffario” differente e dunque, oltre alle difficoltà di accesso – anche queste differenti di regione in regione – sembra che i genitori italiani siano più o meno avvantaggiati a seconda del luogo di residenza.  Da una provincia all’altra ci sono rette che possono costare anche il triplo  o addirittura il sestuplo. Per esempio, a Catanzaro, che è risultata la città meno cara da questo punto di vista, la retta è di 80 euro; ma se arriviamo a Roma, la retta costa il triplo, cioè 146 euro e se arriviamo a Milano 232 euro, ma se la si confronta con Lecco ci si rende conto che lì la retta costa il sestuplo: 537 euro al mese.

Confrontando le province di una stessa regione, si ha la stessa sorpresa: in Veneto, la retta più cara la si paga a Belluno (525 euro mensili per il tempo pieno), nella stessa Regione, a Venezia, la retta si paga 316 euro. Nel Lazio la retta più alta si paga a Viterbo (396 euro), quasi 150 euro di differenza con Roma dove si paga meno: 250 euro. Nella stessa regione Puglia, a Foggia si pagano 368 euro e a Bari 189.


I dati di base utilizzati dall’Osservatorio, sono quelli rilasciati da fonti ufficiali, in primis gli stessi comuni. Gli analisti li hanno elaborati considerando una famiglia composta da sole 3 persone: genitori e figlio in età da nido (0-3 anni) avene un reddito lordo di 44.200 euro (ISEE di 19.900 euro). Si è considerata la retta a tempo pieno (9 ore al giorno) a eccezione dei casi in cui non esisteva questo orario e si è dovuto pertanto considerare l’orario ridotto di 6 ore al giorno sempre per 5 giorni la settimana.

Confrontando i dati con quelli degli anni precedenti, si è notato come a partire dal 2005 c’è stato un aumento costante degli importi delle rette comunali: in media del 4,8% ogni anno. Ma, come abbiamo anticipato, in alcuni casi c’è stato un vero e proprio salto: in cinque capoluoghi l’aumento è stato infatti a 2 cifre solo nell’ultimo anno: Foggia (+54%), Alessandria (+24%), Siracusa (+20%), Caserta (+19,5%), Catanzaro (+19,4%).

In concomitanza degli aumenti non sono però aumentate di molto le disponibilità di posti, anzi dal 2008 ad oggi sono addirittura diminuiti gli asili nido, seppur alcuni hanno aumentato la capienza. Secondo i dati del Ministero degli Interni, tra il 2008 e il 2009 il numero degli asili nido è calato dello 0,4% e a fine 2009 se ne contavano in tutta Italia 3.424, con una disponibilità totale di 141.210 posti. Ciò significa che il 25% dei bambini in media rimane in lista d’attesa. In Sicilia vi rimane il 42% dei bambini; in Toscana e in Puglia vi rimangono il 33% dei piccoli.

Antonio Gaudioso, il vicesegretario generale nonché responsabile delle politiche dei consumatori di Cittadinanzattiva, ha commentato i dati dicendo che “in tema di asili nido comunali, l’Italia sconta un ritardo strutturale ormai conclamato, espressione di una attenzione alle esigenze delle giovani coppie vera solo sulla carta, pur se sbandierata ad ogni campagna elettorale. Purtroppo i tagli agli enti locali previsti
dall’attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della
qualità del servizio che dei costi. Il dato di fondo resta sempre l’enorme scarto esistente tra le esigenze
delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una
famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media
mensile totale”.

 

Un confronto con l’Europa

La legge istitutiva degli asili nido comunali risale a oltre 30 anni fa: si tratta della Legge 1044/1971. Soltanto nel 1976 erano previsti 3.800 asili pubblici, chiaramente da aumentare nel corso degli anni prevedendo un aumento della domanda. In realtà a tutt’oggi gli asili sono ancora al di sotto della cifra prevista per il 1976. Infatti se ne contano 3.424 di cui il 44% nei capoluoghi di provincia che coprono la metà di tutti i posti disponibili (il totale dei posti disponibili in Italia è di 141.210.

Secondo tali dati, l’Italia si trova ancora lontana dall’obiettivo europeo, che è quello di coprire, con questo servizio, il 33% dei posti disponibili in ogni Paese.
Gli altri Paesi europei sono avanti a noi. Al primo posto ci sono Danimarca, Svezia e Islanda, che offrono il servizio più alto e coprono il 50% del fabbisogno totale. Dopo queste tre nazioni, ci sono Finlandia, Paesi Bassi, Francia, Slovenia, Belgio, Regno Unito e Portogallo, che coprono con il servizio tra il 50 e il 25% della popolazione in età compresa tra 0 e 3 anni.
Tra i fanalini di coda, oltre noi, ci sono anche la Lituania, la Spagna, l’Irlanda, l’Austria, l’Ungheria e la Germania.

Di regione in regione

La regione più economica è la Calabria, dove la media per una retta comunale è di 110 euro; le regioni più care sono Lombardia e Valle d’Aosta, dove la retta è superiore a 400 euro. Le città meno care sono: in primis Catanzaro, come abbiamo già visto, e a seguire Vibo Valentia, Cagliari e Roma. Quelle più care sono le stesse dello scorso anno: Lecco, Belluno, Sondrio, Bergamo, Mantova, Cuneo, Forlì, Udine e Pavia. L’unica differenza è che quest’anno un posto se lo aggiudica Pisa subentrando a Treviso.

Le regioni più care sono dunque quelle del Nord, ma la differenza si fa sentire anche per il numero degli asili nido: chi ne ha di più è la Lombardia, che ne conta 660 con 29 mila posti disponibili. A seguire troviamo, nell’elenco del Ministero dell’Interno del 2009, l’Emilia Romagna con 593 nidi e 25 mila posti nonché la Toscana, con 456 nidi e 15 mila 600 posti. La Regione che ha meno asili e meno posti disponibili è il Molise con soli 6 asili e 300 posti.

Asili nido Veneto

In questa regione la copertura del servizio (rapporto tra i posti disponibili e il numero dei bambini in età giusta per usufruirne) è bassa, persino al di sotto della media nazionale: vengono accolti nei nidi solo il 5,1% dei bimbi (la media italiana è del 6,2%).
La retta negli asili comunali veneti costa mediamente 336 euro al mese. Il Veneto è la regione che racchiude la seconda città più cara d’Italia (Belluno, con 525 euro mensili di retta) e una delle meno care (Venezia, con 209 euro mensili). Qui è il 28% dei bambini in età da 0 a 3 anni a non riuscire ad accedere al servizio.
Le tariffe sono rimaste invariate rispetto allo scorso anno ad eccezione della città di Treviso, dove sono calate di molto (-35%).

In Veneto sono disponibili 9.407 posti distribuiti in 226 asili (il dato, lo ricordiamo, è di fine 2009). Venezia è la città che offre maggior accoglienza, con i suoi 1767 posti per 52 asili. Belluno invece offre meno disponibilità (solo 189 posti su 6 asili nido), mentre proprio a Treviso c’è la lista d’attesa più lunga dell’intera regione e il 75% delle domande viene respinto.

Secondo Gaudioso, purtroppo “i tagli agli enti locali previsti dall’attuale manovra finanziaria non faranno che peggiorare la situazione dal punto di vista sia della qualità del servizio che dei costi. Il dato di fondo resta sempre l’enorme scarto esistente tra le esigenze delle famiglie e la reale possibilità di soddisfare tali esigenze, tenuto anche conto che ormai per una famiglia la spesa media mensile per la retta del nido comunale ammonta al 12% della spesa media mensile totale”.
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