Donne: mercato del lavoro e imprenditoria

mercato del lavoro e imprenditoria

Donne: mercato del lavoro e imprenditoria

Le imprese femminili, in Italia, sono aumentate di 9.815 unità in un anno. Da giugno 2010 a giugno 2011 il tasso di crescita è stato dello 0,7% contro lo 0,2% dei colleghi maschi, a fronte di una crescita media del tessuto imprenditoriale nazionale dello 0.3%. Le imprese femminili, a fine giugno 2011, risultano essere 1.430.900

Un grande successo per il mercato imprenditoriale italiano visto il momento di forte crisi economica internazionale che stiamo attraversando. Questi dati, presentati da Confesercenti durante il convegno “Donne: mercato del lavoro e imprenditoria”, svoltosi a Roma, sono un segnale positivo che indica l’importanza che oggi le donne rivestono nella crescita economica del paese. Una ricchezza in termini di sviluppo e di crescita che non può essere ignorata.

 

Intervista a Dott.ssa Patrizia De Luise Presidente CNIF

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“E’ necessario conciliare il lavoro con la famiglia creando un tessuto favorevole che oggi non c’è” ha affermato Marco Venturi, presidente Confesercenti “perché marginalizzare le donne e le imprenditrici vuol dire marginalizzare l’intero paese rispetto al resto del mercato globale vista l’importante presenza femminile nel mondo del lavoro sia imprenditoriale che dipendente. Vi è quindi bisogno di una politica volta a sostenere lo sviluppo di imprese robuste attraverso tasselli fondamentali come la formazione e il credito. La politica deve allora rafforzare il proprio senso di responsabilità per volgere lo sguardo al futuro  dei mercati europei e internazionali”.

Nell’attuale contesto politico ed economico “Non bastano più solo le politiche conciliative” ha sottolineato Patrizia De Luise presidente CNIF (Coordinamento Imprenditoria Femminile di Confesercenti) “perché creare lavoro per le donne, significa aumentare l’occupazione nel paese, ma anche, e di  conseguenza, aumentare la natalità. Sono indispensabili politiche per rafforzare le imprese affinché restino sul mercato e, in questo senso, oltre alla formazione per attuare strategie e creare reti di imprese, importantissima è anche l’informazione per far conoscere gli strumenti economici disponibili, anche se pochi. Ci vogliono politiche per lo sviluppo dell’imprenditoria femminile come gli sgravi o interventi specifici perché ancora esistono discriminazioni per l’accesso al credito”.

Difficile oggi conoscere i bandi e avere accesso alle politiche di sostegno alle imprese eppure esistono fondi per l’imprenditoria femminile. E’ per questo che diventa necessario rivedere e riposizionare le risorse. “Esistono norme come la  125/1991 o  l’art 9 della legge 53/2000 che dovrebbero fornire strumenti al servizio alle imprese” ha rimarcato Alessandra Servidori, Consigliera Nazionale Parità del Ministero del Lavoro “e non possono solo istituire fondi che si esauriscono per servizi a breve termine. Buona parte delle risorse sono erogate nell’ambito dell’obiettivo Competitività della Comunità Europea” però “purtroppo c’è una dispersione enorme di queste risorse” ha affermato Marinella Marino del Ministero Pari Opportunità. “Se queste politiche non sono assegnate a centri ben visibili di competenza è gioco forza che gli strumenti vengano utilizzati in maniera dispersiva e non vi sia raccordo al livello territoriale. I fondi comunitari, poi, non funzionano correttamente perché sono erogati, oltretutto, solo come rimborso, dopo quindi che la spesa è stata effettuata. E’ evidente quindi che chi accede a questi fondi sono solo quelle realtà che hanno grande capacità di spesa”.

Alcuni dati dell’Istat rendono il quadro significativo dello stato attuale dell’occupazione oggi in Italia. Le occupate indipendenti sono 1 milione e 700 mila ossia il 19% delle occupate totali e sono in aumento, mentre quelle dipendenti sono l’81% (circa 7 milioni e mezzo).
“Per le donne fare impresa” afferma Tiziana  Pompei, vice Segretario Generale Unioncamere “è un modo per accedere al mondo del lavoro. Così le imprese femminili continuano a nascere, crescere a sopravvivere e, dunque, oggi, sono proprio le donne a dare una risposta a questo difficile momento di crisi perché ancora si fa impresa come risposta alla crisi. E’ importante, però, mettersi in rete, aprirsi al mercato e internazionalizzarsi. Parte in questi giorni” continua Tiziana Pompei “il ‘Giro d’Italia delle donne che fanno impresa’, organizzato da Unioncamere, per riflettere sul contributo delle donne allo sviluppo del Paese”. Un modo per fare rete che non è solo politicamente corretto ma vuol dire “creare una massa critica” ha evidenziato Tiziano Treu, Vice Presidente Commissione Lavoro del Senato “capace di avere voce in capitolo nelle decisioni politiche”.

Tuttavia non mancano percorsi di eccellenza come il progetto denominato “Mamme fanno impresa” dedicato a mamme che desiderano aprire un proprio negozio di abbigliamento per bambino in franchising. L’idea è di Carola Prevosti, Direttore Generale del Gruppo Preca Brummel nonché mamma di due bambini. Un piano articolato per dimostrare che è possibile essere madre e al contempo una imprenditrice realizzata. Sul sito www.mammefannoimpresa.it si possono reperire tutte le informazioni e mandare la propria candidatura per partecipare al programma.
Aiutare le donne a conciliare lavoro e famiglia è una necessità importante per il progresso del paese visto che le donne stanno facendo la loro parte per non restare con le mani in mano. Le occupate femminili, infatti, nel secondo trimestre 2011, sono 9 milioni e 332 mila e rispetto al secondo trimestre del 2010 crescono di circa l’1%. Il tasso di disoccupazione femminile però, sempre nel secondo trimestre 2011, è del 9%, a fronte di un tasso nazionale del 7,8%, dato che sta ad evidenziare che ancora molto c’è da fare.

Livia Serlupi Crescenzi

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