Le casalinghe di oggi tra scelta e necessità

Presentazione ricerca, IO LAVORO A CASA

Le casalinghe di oggi tra scelta e necessità

Uno studio dell’Università di Firenze, intitolato “Io lavoro a casa” analizza l’universo silenzioso delle donne che si occupano a tempo pieno della cura della famiglia e della casa

“Io lavoro a casa”: per alcune è l’auspicio o il desiderio di poter “telelavorare” almeno per qualche giorno al mese, senza doversi spostare da casa e senza i problemi di conciliazione tra tempi professionali e tempi di vita. Per altre è una frase che rappresenta la quotidianità: per quel panorama silenzioso eppure ben nutrito delle casalinghe.

In Italia sono 4,5 milioni le donne che si dedicano completamente alla cura della casa e della famiglia, dei figli, degli anziani. Di loro non si sa quasi nulla, perché in grand parte non sono neanche iscritte ai servizi per l’impiego o di welfare familiare.
Una ricerca intitolata proprio “Io lavoro a casa” – commissionata dall’Assessorato al lavoro della Provincia di Firenze al Dipartimento di Scienza della Politica e Sociologia dell’ateneo cittadino – svela finalmente da quali donne è composto l’universo delle casalinghe: spiega la loro storia di studio, di lavoro, di famiglia, per capire perché queste mamme, mogli, compagne restino fuori dal mercato del lavoro tradizionalmente inteso.
La domanda insomma è questa: non cercano lavoro perché vivono felicemente la loro scelta di occuparsi della casa o perché complice la crisi non riescono a trovare un impiego? Per la prima volta le casalinghe hanno voce in capitolo per spiegarci come si sono ritrovate in questo ruolo e cosa vorrebbero o non vorrebbero dal mercato del lavoro.

L’identikit delle casalinghe

La ricerca si è aperta in luglio. Fino a ottobre sono stati raccolti oltre 500 questionari, 200 circa dei quali riferibili a donne completamente inattive, casalinghe pure. Volendo fare un identikit, si parla di donne sposate, che hanno figli anche grandicelli (il 40% di loro ha almeno un figlio che ha più di 14 anni). Si trovano in famiglie normalmente monoreddito dove il marito svolge un’attività lavorativa a tempo pieno, spesso in posizioni professionali elevate. Alcune rientrerebbero a lavorare, se solo riuscissero a conciliare tempi di cura e di lavoro.
Dall’analisi dell’articolato questionario sono emersi quattro profili specifici in grado di definire l’approccio delle donne al loro essere casalinghe.

Ci sono le “soddisfatte” (grateful housewives), le più adulte di tutte, che hanno deciso presto di lasciare il lavoro per rispondere ai bisogni della famiglia. Sono donne che vivono in una socialità diffusa, molto attive in casa e anche fuori, che rivendicano la bontà della loro scelta e vivono pienamente e felicemente il loro essere fuori dal mercato del lavoro. Per esempio, una delle intervistate ha affermato: “Io sono una donna che ha rinunciato ad una brillante carriera per crescere due figli e non posso dire che sia stato un passo facile ed indolore, ma intendevo dedicare ai miei figli tutto il tempo di cui disponevo ed i risultati ci sono stati. Escludo categoricamente che avrei avuto gli stessi risultati se avessi lasciato i miei bambini ad altri o a se stessi. Io ho semplicemente rifiutato di lasciare i miei figli ai nonni; non era loro compito crescerli; i loro compiti sono altri: coccolarli, viziarli un pochino, trasmettere loro il ricordo e l’importanza delle tradizioni. Non di educarli”.

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Si definiscono “adattate” (tailored housewives) quelle donne adulte con una storia professionale alle spalle che per i più svariati motivi si sono ritrovate nella condizione di decidere di seguire le attività domestiche e l’educazione dei figli piuttosto che continuare a lavorare: donne che hanno vissuto e vivono il doppio paradosso di essere state impegnate nel conciliare vita e lavoro quando la professione le chiamava fuori casa e di non saper cercare lavoro ora che magari i figli sono già cresciuti. Per le adattate parla questa donna: “Abbiamo scelto che fossi io a occuparmi della famiglia in prima persona anziché delegare ad altri. Il ‘pro’ di questa scelta è che possiamo tamponare gli imprevisti, come gli scioperi a scuola e le influenze, e provvedere alle varie necessità della famiglia nei tempi e nei modi desiderati. I ‘contro’ sono una diminuita capacità di guadagno e di spesa.

Ci sono poi le “costrette” (forced housewives): donne espulse dal mercato del lavoro, che vivono la dimensione domestica quasi come una punizione. Quando timidamente dichiarano di fare le casalinghe, lo dicono quasi come fosse qualcosa di cui scusarsi.

La tipologia più interessante per capire le oscillazioni del mercato del lavoro e la necessità di politiche per la famiglia, è probabilmente quella delle “casalinghe temporanee” (temporary housewives): donne istruite, mediamente più giovani, che si aggirano ai 30-35 anni, che nell’incertezza del futuro professionale e della precarietà investono nella sfera familiare, come neo mamme, mogli o compagne, in attesa di occasioni più favorevoli per rientrare nel mercato del lavoro. Ecco uno stralcio d’intervista ad una delle temporary: “Ho 28 anni e un bambino di tre. Lavoravo in un forno, ma quando è arrivato il bambino ho deciso di lasciare l’impiego: in fondo ho perso solo un contratto a tempo determinato… Cosa faccio adesso? Aspetto che il piccolo vada a scuola e poi mi rimetterò a cercare lavoro. Aspetto che la scuola occupi il tempo che adesso trascorro con il bambino…”

Storie interessanti e che fanno riflettere: siamo tutte sicure che non ci capiterà mai di dover scegliere tra carriera e famiglia?

Agnese Fedeli

Scarica la presentazione della ricerca . Nelle foto, la presentazione ufficiale della ricerca a Firenze.

Allegati

pdf Presentazione_Casalinghe.pdf

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