Certificare la qualità per uscire dalla crisi

Qualita PMI

Certificare la qualità per uscire dalla crisi

Una prospettiva individuata per il riscatto delle aziende italiane attraverso una ricerca condotta da Accredia e Censis

In Italia in sei anni hanno chiuso 70 mila aziende manifatturiere, 41 al giorno nel 2012. Dati così allarmanti, causati dalla recessione, hanno spinto l’Osservatorio Accredia  ed il Censis a fare il punto della situazione e ad individuare strumenti capaci di  garantire il tanto agognato ritorno alla crescita ed alla competitività industriale.

Lo scorso mercoledì, nel corso del convegno “Certificare la qualità: un vantaggio per le PMI”, sei esponenti del mondo dell’imprenditoria e dell’artigianato si sono riuniti a Roma, presso la Residenza di Ripetta, per prospettare possibili soluzioni alla crisi. Il dato che è emerso vede tutti i relatori, in testa Giuseppe De Rita (Presidente del Censis), concordi nell’affermare che una delle vie d’uscita è identificabile nella qualità, tramite la certificazione dei prodotti realizzati.

Grazie ad un’indagine realizzata su più di ottocento imprese con la collaborazione e il sostegno fornito da CNA, Confapi e Confartigianato, si è proposta un’analisi delle diverse strategie produttive e di mercato attuate, con particolare riferimento alle imprese di piccole dimensioni, con l’obiettivo di fronteggiare la crisi economica in atto.

 

La ricerca svolta è stata la sintesi di due diverse indagini realizzate nell’autunno 2012, una sul tema della qualità e una sul tema della certificazione dei sistemi di gestione della qualità.

Nel primo troncone di lavoro sono state incluse 870 imprese artigiane, scelte secondo un campione casuale desunto da mailing list fornite da CNA, Confapi e Confartigianato. Il secondo filone di lavoro è stato effettuato su un campione di 101 dei 121 organismi di certificazione (Odc) accreditati da Accredia.  Obiettivo dell’indagine è stato quello di individuare elementi di forza e di debolezza delle strategie di offerta della Certificazione Uni, Eni, Iso 9001.

Concetti come innovazione e sviluppo di nuovi prodotti sembrano essere tipicamente astratti per gli imprenditori italiani, chiamati a fare i conti con una recessione paurosa che è un ostacolo difficile da arginare. 
La grave situazione economica si esplica meglio attraverso dati numerici:  un quarto delle oltre ottocento aziende del campione analizzato intende ridimensionare le proprie attività, come soluzione ad una mancata crescita del fatturato e dell’occupazione. Un’ulteriore quota del 35% dichiara di trovarsi in una fase stazionaria, ma non di crisi conclamata – comunque, come nel caso precedente, di mancata crescita.
Nel complesso si può affermare che il 60% delle imprese italiane sono in difficoltà; il 34% cresce in modo quasi impercettibile e il restante 6% dichiara invece di vivere in una fase espansiva.

Il tema dell’elevata qualità può rappresentare uno spiraglio per le imprese italiane. Nonostante gli imprenditori siano molto oculati nell’affrontare costi aggiuntivi, la qualità continua a rimanere un must per le industrie di tipo manifatturiero.
Gran parte del campione riconosce che la certificazione Iso 9001 spinge ad una maggiore efficienza interna ed alla razionalizzazione dei costi. Quasi il 73% delle oltre 400 imprese certificate è di questo avviso a cui si aggiunge una quota del 14% che valuta l’impatto dell’Iso 9001 molto positivo, perché in grado di migliorare l’efficienza interna.    
Ma accanto alle opinioni positive campeggiano, anche, quelle negative. Due elementi di criticità sono stati indicati dagli organismi di certificazione, rispetto alla certificazione Iso 9001. Sono contestabili, ad esempio, i criteri selettivi previsti per il rilascio della certificazione Iso 9001 e le barriere che consentirebbero l’entrata nel settore proposto.
Il quadro proposto, con le sue ombre e le sue luci, conferisce alla certificazione un ruolo predominante per il riscatto delle aziende che, ci auguriamo, tutti possano saper cogliere.   

Paola Paolicelli

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