Occupazione femminile: secondo l’Istat il dato è in aumento

Secondo uno studio condotto dal Censis, investire in istruzione conviene. Focus sull’occupazione femminile

Vola l’occupazione femminile, che registra il suo record storico dal 1977. Lo rileva l’Istat, certificando un aumento del tasso delle lavoratrici a settembre, che raggiunge il suo massimo storico, pari al 48,2 per cento: il livello più alto da quando sono partire le serie storiche, il 1977 appunto.

Eppure, sul fronte retributivo permangono forti discriminazioni di genere. Nel focus del Censis ‘Non solo Neet: ecco i giovani italiani che ce la fanno’, emerge infatti che investire in istruzione conviene – perché permette di trovare più facilmente lavoro – ma, a parità di formazione, le donne guadagnano meno, nonostante i dati positivi sull’occupazione femminile.

In termini economici, i laureati magistrali hanno una migliore condizione lavorativa. La quota di dirigenti, imprenditori e professionisti raggiunge il 59,2 per cento per i laureati di secondo livello; mentre si ferma al 23,9 per cento per chi è in possesso di una laurea triennale. La distanza fra i due gruppi si può misurare anche in base alla differenza di reddito guadagnato, pari in media a 117 euro a favore dei laureati di secondo livello. Questi ottengono 1.400 euro di reddito netto mensile, ma con una forbice non indifferente tra uomini e donne: rispettivamente, 1.575 e 1.300 euro.

I dati positivi sull’occupazione femminile vengono ridimensionati dal tema della disparità retributiva tra uomini e donne liberi professionisti, al centro di un’audizione in commissione Pari opportunità della Regione Emilia Romagna, che ha da poco annunciato anche un bando per l’inserimento lavorativo delle persone fragili (leggi l’articolo).

“Le donne guadagnano mediamente la metà e di conseguenza ‘godono’ di un trattamento pensionistico di gran lunga inferiore”, ha osservato Mirella Guicciardi, presidente della commissione Parità del Comitato unico delle professioni intellettuali (Cup) di Modena, che in quell’occasione ha presentato una ricerca sulla differenza di reddito in Italia. Il cosiddetto gender pay gap registra valori sempre a sfavore delle donne, che sono del 22 per cento per i geometri, 56 per cento per gli avvocati, 38 per cento per i veterinari e 37 per cento per i consulenti del lavoro.