Dottoresse in senologia: combattere il tumore con il lavoro di squadra

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Presso i centri di senologia accreditati da Senonetwork presenti in Italia il confronto quotidiano fra i membri dello staff è formazione sul campo

Diventare esperti di senologia presso i “Breast Unit”, i centri, afferenti alla rete di Senonetwork, dove la patologia del tumore alla mammella viene affrontata con un approccio multidisciplinare, attraverso una efficace sinergia fra i diversi specialisti che devono prendere in cura la paziente oncologica seguendo specifiche linee guida.

Sembra infatti che farsi seguire da un centro di senologia accreditato, ossia che rientra nella rete dei “Breast Unit”, dove si verifica una maggiore adesione alle linee guida, ma soprattutto dove si trattano più di 150 casi ogni anno, riduca del 18% la mortalità a 5 anni. L’aumento del volume di cura, e quindi dell’esperienza dei medici, offre alle donne colpite dal tumore al seno maggiori opportunità di guarigione.

Ma cosa distingue un centro di senologia da un ospedale o clinica dove si prestano cure a pazienti con carcinoma della mammella? Tra gli indicatori di qualità si include ad esempio il tempo di attesa fra diagnosi e terapia, o la diagnosi di certezza, ossia la corretta informazione alla paziente circa lo stato di avanzamento del tumore e la terapia da attuare, affinché le scelte vengano condivise. Ma la caratteristica principale che distingue è la presenza di un team multidisciplinare, composto da diverse professionalità, specializzate nel settore senologico, che devono lavorare in stretta collaborazione. È necessario che siano presenti nello staff medico almeno un chirurgo, un radiologo, un patologo, un oncologo medico e un oncologo radioterapista, tutti specializzati in senologia. La specializzazione, per tutte le figure coinvolte nella presa in cura di una donna con tumore al seno, è fortemente determinata dal tempo dedicato alla patologia della mammella, almeno il 50%.

Attraverso un confronto al tavolo multidisciplinare è possibile evitare, a seconda dei casi, un intervento chirurgico drastico come la mastectomia, e ridurre l’applicazione di trattamenti inutili o potenzialmente dannosi. Ed è importante la sinergia fra medici e associazioni di volontariato, che forniscono alla paziente ed ai suoi familiari un prezioso sostegno che va dall’informazione all’indirizzamento ai programmi di recupero psicofisico, dall’ascolto alla gestione del trasporto in ospedale.

“Medici e volontari devono saper operare secondo buon senso e rispetto reciproco, ma aggiungerei che i migliori centri di senologia confermano che se non esiste fra gli elementi dello staff stima e anche amicizia, non si lavora in maniera costruttiva” precisa Luigi Cataliotti, Presidente di Senonetwork Italia onlus, la rete che identifica i centri di senologia in tutta Italia e ne certifica la qualità. “Naturalmente è necessaria la presenza di un coordinatore, all’interno dell’equipe di senologia, che sappia coagulare il gruppo, e che deve essere comunque un clinico specialista (chirurgo, radiologo, patologo) nominato ufficialmente dall’amministrazione.”

Attualmente esistono in Italia 98 Breast Unit, che seguono le direttive della vigente normativa nazionale ed europea. E si lavora per l’accreditamento di altri centri, per garantire le giuste cure alle donne che abitano in località tuttora troppo distanti dai centri di senologia già riconosciuti. Di fatto abbiamo in Italia anche centri che offrono cure di alta qualità, ma che non hanno ancora aderito alla rete, la cui principale funzione deve essere quella di rendere visibile e quindi accessibile alle donne il centro di senologia più vicino al proprio domicilio, riducendo così i costi di trasferimento e lo stress psicofisico che ne deriva.

E come si diventa, nell’ambito della propria specializzazione, esperti di senologia? “Per i più giovani: abbiamo preso contatto con le scuole di specializzazione, affinché vengano inseriti, nell’ultimo anno e in ogni disciplina, crediti formativi per la cura della patologia della mammella” continua Cataliotti. “Per chi invece già lavora e desidera approfondire la sua esperienza in questo settore, la strada giusta è prestare servizio presso un centro di senologia accreditato, dove si impara a prendere per mano la paziente e la si accompagna lungo tutto il percorso.”

È l’esperienza sul campo a formare lo specialista che deve lavorare nel team di un centro di senologia. E più del 50% dei professionisti coinvolti è donna. Queste alcune testimonianze di donne medico che informano le giovani leve su quali strade percorrere per diventare esperti di senologia:

Adele Sgarella, Chirurga Generale, Responsabile Centro di Senologia di Senologia, Fondazione IRCCS Policlinico San Matteo di Pavia: “Cos’è la Senologia? Se dovessimo partire dall’etimologia ridurremo in modo ingiusto il concetto: il ‘sinus’ latino è l’‘insenatura’ o ‘porto’, il ‘solco’ appunto tra le due mammelle. Relegare la senologia a scienza che studia le patologie del ‘sinus’ è alquanto riduttivo per le donne, principali oggetti della senologia, e per gli operatori del settore. Per fortuna il Parlamento Europeo ne ha elevato la dignità. Ha infatti invitato tutti gli stati membri a realizzare sui propri territori nazionali entro il 2016 centri di senologia con le caratteristiche di qualità (di risultato e di processo) indicate dalla Società Europea degli Specialisti Senologi (EUSOMA – EUropeanSOciety of MAstology) al fine di garantire i migliori risultati in termini di qualità delle cure, di controllo della malattia, di sopravvivenza e di qualità della vita.
Come donna chirurgo senologo posso tracciare alcune riflessioni sulla formazione tecnica chirurgica. Basterebbe solo ricordare che la chirurgia conservativa della mammella venne descritta alla fine degli anni ’90 da un grande padre e scienziato della senologia mondiale, il professore Umberto Veronesi, contemporaneamente ad uno chirurgo americano (Fisher) di altrettanto elevato profilo scientifico, per giustificare come sia corretto difendere una via italiana di preparazione dei chirurghi senza ipotizzare che sia fondamentale migrare nei centri senologici esteri. E lo stesso vale per l’importante tematica della chirurgica conservativa dell’ascella, la famosa tecnica applicata in tutto il mondo della biopsia del linfonodo sentinella, descritta e proposta proprio sempre dal gruppo italiano dello stesso grande Veronesi. Le tecniche oncoplastiche complesse e le stesse procedure demolitive con ricostruzione di recente definizione (come le mastectomie nipplesparing con conservazione cioè dell’involucro cutaneo e del complesso areola-capezzolo) successivamente proposte nel mondo senologico sono state messe a punto da illustri chirurghi italiani senologi.”

Donatella Santini, specialista in anatomia patologica, responsabile patologia della mammella e ghiandole endocrine presso il PoliclinicoSant’Orsola-Malpighi di Bologna: “Con la definizione delle Breast Unit al patologo vengono richiesti (al momento non necessari per lo svolgimento della normale routine) dei criteri professionali quali-quantitativi in quanto deve essere presente una professionalità responsabile, con documentata esperienza e almeno 5 anni di training in anatomia patologica e che dedichi almeno il 50% del suo debito orario alla patologia mammaria, ed un altro patologo che vi dedichi almeno il 25% del suo tempo lavorativo. Il patologo dedicato alla senologia deve inoltre diagnosticare cioè refertare almeno 50 casi chirurgici all’anno, almeno 100 esami citologici e 100 esami istologici di biopsie mammarie, conoscere gli standard e le linee guida nazionali ed internazionali, partecipare a controlli di qualità e percorsi formativi specifici.”

Maura Tonutti, radiologa, Ospedale di Cattinara (Trieste): “Al momento in Italia non esiste un percorso istituzionalizzato per diventare un radiologo senologo; il radiologo senologo è un medico chirurgo, specializzato in radiodiagnostica, con un percorso personale di ulteriore specializzazione in diagnostica senologica e/o screening, non certificato; vi è un discreto numero di corsi di formazione istituiti da società scientifiche come la SIRM, Societa’ Italiana di Radiologia Medica, che riguardano ambiti particolari della diagnostica senologica, come l’ecografia mammaria, la radiologia interventistica senologica, la risonanza magnetica mammaria, la tomosintesi; così come vi è la possibilità di frequentare a scopo formativo alcuni centri di eccellenza. Esiste anche la possibilità di acquisire un diploma europeo di breast imaging, sostenendo un esame istituito da una società scientifica (EUSOBI – European Society of Breast Imaging).”

Emanuela Mencaglia, psicologa-psicoterapeuta, responsabile Ambulatorio Psicologia U.O. Oncologia EmatologiaHumanitas Cancer Center di Rozzano (Milano).
“Dopo la laurea magistrale in psicologia e l’abilitazione alla professione attraverso l’esame di stato, sono stati istituiti dei master di II livello in psiconcologia, come dei corsi di perfezionamento, ai quali si aggiungono congressi e seminari riguardanti l’area psico oncologica. Rimane fondamentale, comunque la formazione ‘sul campo’, che permette di confrontarsi con le difficoltà dei pazienti oncologici concretamente. I corsi universitari o quelli di formazione organizzati da IRCCS sul territorio nazionale, offrono delle ottime possibilità formative, e all’estero esistono corsi analoghi.
La malattia oncologica non lascia nessuno indifferente, e anche gli operatori vengono emotivamente coinvolti dalle esperienze dei propri pazienti. Per essere sempre in grado di accogliere le loro richieste di aiuto è necessario che lo psiconcologo abbia uno spazio di supervisione, e un continuo aggiornamento, per contrastare il burnout.