I dati dell’Osservatorio Isnet sull’Impresa sociale

osservatorio Isnet Impresa sociale

Indicatori economici e trend di sviluppo dell’impresa sociale. I dati della XII edizione dell’Osservatorio Isnet, con un focus sulle nuove tecnologie, dimostrano che c’è ancora poca consapevolezza dell’impatto della rivoluzione 4.0

Dopo 5 anni di trend positivo si inverte la tendenza e aumentano le imprese sociali in difficoltà: sono il 4,5% in più rispetto al 2017 e giungono al 19,5% del totale. Contemporaneamente diminuiscono, passando al 40%, le imprese sociali con andamento positivo.
Calano anche le assunzioni, diminuendo dell’8% le imprese sociali che prevedono aumenti di personale. Infine, a sorpresa, la mancata cognizione dell’importanze della rivoluzione 4.0, di cui non è consapevole il 37% degli intervistati.

L’incertezza economica blocca le imprese sociali che conservano però fiducia nel proprio core business sociale, trattandosi di imprese ad alta intensità relazionale: il 78% delle organizzazioni infatti non ha intenzione di licenziare, anche se sono meno dello scorso anno quelle che assumeranno.
Il grande punto oscuro è però la mancanza del raggiungimento degli obiettivi di innovazione, nonostante il desiderio di investire in questo ambito. Sono infatti aumentate del 13,7% le imprese sociali che hanno sviluppato nuovi prodotti e servizi e dell’8,3% quelle che hanno identificato nuove aree geografiche in cui operare. Ciononostante, il 94% degli intervistati dichiara che gli obiettivi di innovazione non sono stati completamente raggiunti, e che “si sarebbe potuto fare di più”. I principali ostacoli riguardano una scarsa risposta del mercato, sia pubblico che privato (43,6%, + 10% rispetto lo scorso anno), e la presenza di resistenze interne al cambiamento (34%, + 12,6% rispetto al 2017). Un trend che rivela un certo dinamismo dell’impresa sociale, che tuttavia, non sempre si accompagna ad una piena capacità di cogliere le opportunità.

I dati sono emersi dall’indagine dell’Osservatorio Isnet, associazione che dialoga con una rete di 1.283 imprese sociali italiane con l’obiettivo di favorire lo sviluppo dell’economia sociale in Italia, che ha coinvolto 500 imprese sociali, un panel rappresentativo delle imprese sociali in Italia (cooperative sociali di tipo A e B, loro Consorzi e imprese sociali ex Lege, società benefit b-corp e SIAVS, le start up innovative a vocazione sociale).

Il focus sull’impresa sociale 4.0

L’Osservatorio Isnet ha realizzato, in partnership con Banca Etica, per il secondo anno consecutivo, anche l’approfondimento “Strumenti per lo sviluppo delle imprese sociali” con un focus su impresa sociale 4.0, per conoscere l’impatto delle nuove tecnologie sulle imprese sociali.
I temi su cui le imprese sociali sono state interpellate sono stati 10:
1) robotica avanzata,
2) nuovi materiali,
3) sensoristica,
4) intelligenza artificiale,
5) stampa 3D,
6) blockchain e moneta virtuale,
7) veicoli che si guidano da soli,
8) genetica e bioprinting,
9) sharing economy,
10) digitalizzazione dei processi.

I dati emersi evidenziano la necessità di accompagnare le imprese sociali su questi temi in quanto, considerando solo le imprese sociali che hanno indicato «non so rispondere» o «impatto né positivo né negativo», sono complessivamente ben il 37% gli intervistati con scarsa consapevolezza.
I valori di conoscenza e impatto positivo aumentano nel caso di organizzazioni con maggior propensione all’innovazione o per i settori di attività con ricadute elevate (ad esempio l’assistenza sociale per la robotica).

I commenti durante la presentazione dei dati

Laura Bongiovanni, presidente di Associazione Isnet e responsabile dell’Osservatorio, ha affermato: “L’esigenza di cambiamento per l’impresa sociale suona oggi come una sorta di ‘mantra’: da più parti si invoca la necessità di diversificare sul versante profit, fare rete, innovare, cogliere le opportunità della rivoluzione 4.0, ecc. ma per cambiare non ci sono ricette preconfezionate e tantomeno calate dall’alto. Occorre partire dai ‘dati di realtà’, capire a che punto sono le imprese, quali siano i tentativi intrapresi e le difficoltà incontrate. È partendo da questa consapevolezza che vanno avviati percorsi di accompagnamento e orientamento per ciascuno dei 10 aspetti considerati, affinché l’impresa sociale governi fin da subito le novità e le trasformazioni che verranno introdotte. Non per stravolgere ma per rimodulare il modello dell’impresa sociale in Italia, che tanti risultati positivi ha prodotto in questo trentennio, con una capacità di risposta e aderenza alle comunità e ai loro bisogni di assoluta attualità.”

Il direttore della Fondazione Finanza Etica, Simone Siliani, ha evidenziato come un segnale da osservare con forte attenzione, che il 67% degli intervistati abbia dichiarato di non avere interesse nei confronti delle nuove forme di capitalizzazione delle imprese sociali previste dalla recente riforma del terzo settore (crowdfunding, social lending ecc.). “Come rete di Banca Etica pensiamo ci sia da fare un importante lavoro di formazione e accompagnamento alle imprese sociali che possono oggi cogliere nuove importanti opportunità”.

Giuseppe Guerini, presidente Cecop-Cicopa Europa, nel sottolineare l’importanza della rivoluzione 4.0 ha posto una questione cruciale per questo particolare settore imprenditoriale: “la sharing economy è stata sviluppata nella Silicon Valley; e dov’è ora il sistema mutualistico che sta alla base di questa filosofia? Perchè il terzo settore adesso sembra esserne così lontano? Ci vuole maggiore attenzione da parte del terzo settore e più slancio per agire in funzione dell’innovazione, Dobbiamo superare l’atteggiamento diffuso del ‘ma noi abbiamo sempre fatto cosi’. Si può anche fare in altro modo”.

Segnali di resistenza sono anche stati evidenziati da Francesco Rea, ricercatore dell’Istituto italiano di tecnologia, il quale ha affermato: “la voglia di innovare esiste ma manca la capacità di concretizzare, mancano le conoscenze e a volte sono proprio i nomi (robotica, intelligenza artificiale, ecc.) a bloccare. Ci sono anche preconcetti forti nei confronti della tecnologia, che è invece sempre attuata per aiutare l’uomo”.