Lavoro Opportunità

Intervista esclusiva a Matilde Marandola

Curiosa, attenta e appassionata delle persone e delle loro storie. Conosciamo meglio Matilde Marandola, Presidente AIDP.

Matilde Marandola, una professionista che unisce logica e creatività, empatia e metodo, alla costante ricerca di nuove sfide e “imprese impossibili”. È Presidente di AIDP, Associazione Italiana per la Direzione del Personale.

A chi ancora non la conosce, come si descriverebbe Matilde Marandola?
È sempre difficile descrivere sé stessi. Forse sceglierei di descrivermi come una persona curiosa che ama osservare e ascoltare, con uno spiccato interesse professionale per le persone, per i loro percorsi, per i loro talenti e per le loro potenzialità inespresse. Aggiungerei anche che, nel lavoro e nella vita, sono tendente al perfezionismo condito con empatia e creatività. Amo la logica, la filosofia, il metodo e mi piacciono le imprese impossibili.

Come si diventa Matilde Marandola?
Il mio percorso formativo è iniziato con la laurea in Legge presso l’Università Federico II di Napoli. Dopo l’abilitazione come avvocato, mi sono trovata di fronte a un bivio: proseguire nella carriera forense o seguire una forte ispirazione, ovvero quella di lavorare al servizio delle persone. Ho scelto la seconda strada, iscrivendomi a un master in HR, un’esperienza che mi ha permesso di avvicinarmi concretamente al mondo delle Risorse Umane. In quel contesto ho avuto subito la sensazione di aver trovato il luogo dove avrei voluto essere. Credo che “diventare” non significhi costruirsi un’immagine fissa che non cambierà mai, ma restare aperti all’apprendimento e alla possibilità di crescere, soprattutto nel confronto con gli altri.

Matilde Marandola, obiettivi e mission della sua presidenza di AIDP
Lo sviluppo e il consolidamento dei rapporti con le istituzioni sono alcuni degli obiettivi centrali del mio secondo mandato. Abbiamo compiuto passi avanti significativi in questa direzione, rafforzando il posizionamento di AIDP e la sua capacità di incidere nel dibattito pubblico. È fondamentale che l’associazione continui a far sentire con forza la propria voce e a esprimere posizioni chiare e qualificate su tutti gli aspetti normativi che riguardano il lavoro e le persone nelle organizzazioni, contribuendo così in modo concreto all’evoluzione delle politiche del lavoro nel Paese.

Matilde Marandola, qual è il punto di incontro ottimale tra recruiter e candidati/e in un’azienda?
Il punto d’incontro ottimale tra recruiter e candidati si crea quando smettiamo di pensare alla selezione come a un processo a senso unico. Non è solo l’organizzazione che sceglie e non è nemmeno solo il candidato che si candida: credo si tratti di un vero e proprio incontro tra due realtà che devono riconoscersi e fidarsi. La vera chiave è la trasparenza reciproca: sono convinta che le organizzazioni debbano raccontarsi in modo autentico, esplicitando valori, cultura e prospettive, quindi senza mascherarsi dietro slogan; e, allo stesso tempo, il candidato deve portare non solo competenze, ma anche aspettative e motivazioni vere.
Quando le persone vengono riconosciute per ciò che possono diventare, e non solo per ciò che sono oggi, allora il processo di selezione può raggiungere la massima efficacia.

Matilde Marandola e il lavoro nell’era post-pandemica
Alcuni dati dimostrano che i giovani che scelgono il lavoro oggi mettono al centro l’equilibrio tra vita professionale e privata, la crescita personale e il senso di realizzazione, oltre a un compenso adeguato. Ricercano sostenibilità e impegno nel sociale da parte delle aziende. È la realtà dei fatti?
Credo che la pandemia abbia cambiato molto il concetto di lavoro. Oggi le persone non si aspettano solo un contratto o una scrivania, bensì chiedono fiducia, autonomia, flessibilità, e questo ha trasformato anche il ruolo di chi si occupa di People & Culture. Non basta più gestire processi, ma serve costruire cultura, creare relazioni vere e ambienti in cui le persone stiano bene. Questo si vede chiaramente nei giovani, che nelle loro scelte mettono al centro l’equilibrio tra vita e lavoro, la possibilità di crescere e, soprattutto, di trovare coerenza tra i propri valori e quelli dell’azienda.
Non cercano solo un posto dove lavorare, ma un luogo dove riconoscersi e sentirsi ascoltati. Chiedono attenzione, empatia, rispetto delle regole e un impegno concreto per la sostenibilità. Vogliono contesti chiari e coerenti, dove ci sia fiducia reciproca. Ed è proprio qui che si gioca gran parte della capacità di attrarre e trattenere talenti oggi.

Matilde Marandola, esiste un modo diverso di gestire le risorse umane con una leader donna?
Non credo che esista un “modo femminile” o “maschile” di gestire le risorse umane. Le competenze non hanno genere, non hanno età, non hanno ideologie politiche. Sono però convinta che a fare davvero la differenza sia la persona, la sua visione, la sensibilità e la capacità di costruire relazioni autentiche.
Quindi, più che parlare di “stile femminile”, parlerei di diversità di approcci: ogni leader, donna o uomo che sia, detiene un punto di vista unico. Ed è proprio questa diversità che arricchisce davvero un’organizzazione. È importante valorizzare ogni talento senza pregiudizi o stereotipi: leadership e sensibilità sono qualità individuali, non legate al genere.

Matilde Marandola, equilibrio tra vita privata, famiglia e lavoro. È ancora oggi una questione di genere?
Più che una questione di genere, l’equilibrio tra vita privata, famiglia e lavoro dipende spesso dall’organizzazione all’interno delle famiglie. Ancora oggi, in alcune realtà, molte responsabilità familiari sono distribuite in modo disomogeneo, ma si tratta di un tema che riguarda uomini e donne. Per questo è importante promuovere una cultura che favorisca una migliore organizzazione familiare e che spinga le aziende a offrire strumenti concreti di flessibilità e supporto, aperti a tutti, senza distinzioni di genere. Solo così si può davvero liberare il potenziale di ciascuno, migliorando il benessere personale e la performance professionale. Anche i dibattiti sul congedo parentale dovrebbero andare in questa direzione.

Cosa c’è dietro l’angolo per Matilde Marandola?
Tra due anni terminerà il mio mandato come Presidente di AIDP Nazionale, un momento importante che mi permetterà di fare un bilancio di quanto fatto finora e, allo stesso tempo, di guardare con attenzione a quello che verrà. Ho ancora un cassetto pieno di sogni da realizzare e una grande voglia di continuare a crescere, imparare e contribuire in modi nuovi e significativi, sia nel mondo delle risorse umane che in altri ambiti. Il futuro è ricco di possibilità e sfide stimolanti, e sono pronta ad affrontarlo con entusiasmo, apertura e la determinazione di fare sempre la differenza, mettendo al centro le persone e il loro potenziale.

 

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