Eventi socio-culturali

Contro la violenza sulle donne: Telefono Rosa incontra Shirin Ebadi

Shirin Ebadi, Telefono Rosa

Contro la violenza sulle donne: Telefono Rosa incontra Shirin Ebadi

Si è celebrata il 25 novembre la XII Giornata Modiale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne: uno spazio per riflettere, per incontrare le testimoni, per inventare soluzioni

L’iniziativa è promossa da Telefono Rosa, la Onlus per i Diritti della Donna che ha sede a Roma, Torino, Mantova, Vicenza e Verona, nata informalmente nel febbraio del 1988. L’obiettivo della giornata, e degli eventi ad essa collegati, è focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su un problema ancora forte nella nostra società, quello della violenza sulle donne, esplicita in alcuni paesi del mondo, ma ancora troppe volte “sommersa” a due passi di casa nostra, dove spesso si consuma quotidianamente nel silenzio, senza lasciare “traccia nei verbali degli operatori sanitari o delle forze dell’ordine”.
Ospite e madrina dell’iniziativa è quest’anno Shirin Ebadi, premio Nobel per la pace nel 2003, prima iraniana e prima donna musulmana ad ottenere il riconoscimento.

 

Shirin Ebadi: da magistrato a difensore dei diritti delle donne

Nata ad Hamadan, nel nord-ovest dell’Iran, nel 1947, da un docente di Diritto Commerciale trasferitosi presto con la famiglia nella capitale Teheran, ha una laurea in Giurisprudenza e un Dottorato di Ricerca in Diritto Privato. A ventidue anni vinse il concorso in magistratura, e fu tra le pochissime donne ad esercitare la professione di giudice nel suo paese, ricoprendo anche la carica di Presidente del Tribunale di Teheran. La rivoluzione islamica di Khomeini del 1979 interruppe brutalmente la sua carriera già decennale, costringendo tutte le donne magistrato ad abbandonare il lavoro. Non volendo accettare di limitarsi a collaborare con il tribunale in qualità di esperta di legge, da allora Shirin si dedicò esclusivamente a pubblicare libri ed articoli, finchè nel 1992 le fu accordato di aprire uno studio come avvocato; il permesso le fu poi revocato per qualche anno, in seguito ad una condanna per aver diffuso un video-denuncia. Tra i fondatori della Associazione Non Governativa Society for Protecting the Child’s Rights, come legale ha difeso liberali, dissidenti e pensatori iraniani, tra i quali Parinoush Saniee, psicologa e scrittrice, ex dirigente governativo, autrice del romanzo Quello che mi spetta, incentrato sulla condizione della donna nel suo paese a partire dagli anni ’40.

Un libro per descrivere la lotta delle donne musulmane, tra Iran, Sudan e Afghanistan

Presente a Roma il 24 e 25 novembre, e attesa a Lucca a partire da questa sera per la prosecuzione dell’iniziativa, la Ebadi tiene a battesimo il nuovo libro di Marisa Paolucci, in commercio da Gennaio 2011. Tre donne, una sfida: da Kabul a Khartoum, la rivoluzione rosa di Shirin Ebadì, Fatima Ahmed, Malalai Joya è patrocinato da Telefono Rosa, con prefazione di Silvia Costa, cofondatrice del Telefono Azzurro e presente agli eventi romani. La sfida di rendere la religione islamica “una religione per donne” accomuna nella loro diversità la Ebadi, iraniana, Fatima Ahmed Ibrahim, sudanese di Khartoum, classe 1933, prima donna eletta in un parlamento africano e presidente della Women’s Union del suo paese, e la Joya, trentatreenne afghana, parlamentare tra il 2003 e il 2007, che ha definito apertamente i suoi colleghi “criminali di guerra”. Determinazione, energie, speranze tutte al femminile per un Islam e un mondo diversi, in cui la parità sia reale e il rispetto per le donne non debba essere una conquista.

La Ebadi si racconta: dopo il Nobel, le sofferenze, la speranza e le idee

Incontrando la stampa e gli studenti delle scuole superiori di Roma, la Ebadi ha parlato di politica, di giustizia, di fede, convinta come è che “prima di tutto è importante come pensano le persone, non se sono donne o uomini”. “Amo la mia famiglia, ma la giustizia amo di più”, ha dichiarato, raccontando le vessazioni che non soltanto lei, ma anche il marito e la sorella hanno dovuto subire dopo l’assegnazione del premio Nobel: per loro c’è stata la sottrazione dei passaporti, l’arresto e poi il rilascio in attesa di giudizio, per lei di fatto l’esilio forzato, oltre al sequestro e alla vendita all’asta di tutti i suoi beni, con l’accusa di evasione fiscale in relazione ai proventi del Nobel. In Iran il premio non la ha certo aiutata nè protetta, ricorda, nonostante lei non sia un leader politico e non abbia tali ambizioni, ma voglia solo difendere i diritti umani; le ha consentito, però, di far arrivare lontano la sua voce, e di raccontare la realtà del suo paese dappertutto nel mondo. A chi le chiede se ha paura, risponde che “la paura è un istinto, come la fame; non ho paura della morte perchè arriva per tutti, e non ha senso temere un momento inevitabile ma di cui non si conoscono i tempi; in ogni situazione di pericolo si ha paura, ma l’esperienza mi ha insegnato a superarla”, insieme alla religione: “non dimenticate che io sono una musulmana credente, e credere in Dio mi rafforza, la mia fede mi da più forza”. E, commossa, mostra un fiore di carta: lo stesso che un bambino africano gli aveva consigliato di costruire e di lanciare nell’acqua, dopo avervi scritto sopra i nomi dei suoi cari lontani, per sentirsi meno triste quando pensava a loro.

Telefono Rosa: 23 anni contro la violenza sulle donne e sui più deboli

Intervenendo a conclusione dell’incontro, la parlamentare europea Silvia Costa ha sottolineato la responsabilità che deriva ai paesi occidentali dall’assegnazione del Nobel: si tratta spesso di un messaggio a regimi liberticidi, ma è necessario che venga sostenuto a livello governativo, perchè le persone insignite non restino sole contro i loro paesi. In questo l’Italia potrebbe fare molto in relazione all’Iran, dal momento che ne è uno dei maggiori partner commerciali. La Costa ha anche sottolineato l’importanza di Telefono Rosa, che si avvale oggi della collaborazione di 60 volontarie, 12 avvocate penaliste e civiliste, iscritte al patrocinio a spese dello Stato, 10 psicologhe, 12 mediatrici culturali di diversa nazionalità, 2 funzionarie di banca. Tutte le consulenze offerte dalle professioniste sono gratuite, e si rivolgono a donne, anziani, adolescenti che abbiano subito violenza, fisica, psicologica, economica, sessuale, o anche atttraverso mobbing e stalking, che si calcola sia il prologo di circa il 10% degli omicidi avvenuti in Italia dal 2002 al 2008. In particolare per quanto riguarda la violenza di genere, è stato stimato che, solo in Italia, una donna subisce violenza ogni 8 minuti, e un terzo delle donne tra i 16 e i 70 anni è stato vittima dell’aggressività di un uomo almeno una volta nella vita. Spesso ciò avviene in famiglia, e le donne non denunciano volentieri, se non quando sono coinvolti i figli.
Contro la Gender Based Violence l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha pertanto istituito, il 17 dicembre 1999, la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, in memoria dell’assassinio, nel 1960, delle tre sorelle Mirabal, colpevoli di essersi opposte al regime del dittatore dominicano Rafael Leo’nida Trujillo.

Laura Carmen Paladino

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